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Storie di donne, letteratura di genere/ 146 – Di Luciana Grillo

Elena Sacco, «Siamo liberi» – Ovvero, come lasciare Milano e fare il giro del mondo con una barca a vela e vivere...

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Titolo: Siamo liberi
Autrice: Elena Sacco
 
Editore: Chiarelettere 2015
Collana: Reverse
 
Pagine: 294, Brossura
Prezzo di copertina: € 16
 
Brillante pubblicitaria, esperta di comunicazione efficace, Elena Sacco racconta con disarmante semplicità il suo viaggio intorno al mondo con il compagno Claus, la figlia Nicole e il neonato Jonathan, iniziato dopo aver venduto l’Agenzia, comprato una barca di 12 metri e preparato il preparabile.
Portando inseparabilmente con sé il ricordo di un incidente e di una morte.
 
Elena non nasconde i suoi dubbi, le incertezze, le paure.
«Non saprei definirmi. Sono un’angosciata incosciente. Un paradosso. Ma non potrei essere più vera di così». Vede crescere Jonathan libero e sorridente, «un perfetto piccolo migrante»; comprende le malinconie di Nicole che si sente sola e vorrebbe incontrare coetanei con cui giocare.
Assolutamente a suo agio è Claus, laborioso, instancabile, un norvegese che navigando vive nel suo elemento naturale. Talvolta duro con Nicole, se lascia in disordine le sue bambole.
 
Di sosta in sosta, Elena allaccia nuove amicizie, fa da maestra alla sua Nicole, ama certi porti e ne odia altri.
«Forse è la Polinesia che è magica... o forse è anche questo navigare. Perché in un certo senso la barca è un luogo non luogo. È una terra di mezzo in cui assieme agli ormeggi molli luoghi comuni e cliché sentimentali, ti puoi permettere di far venire a galla le cose vere… Tutte le relazioni ne escono rafforzate… il bello del navigare è abbandonare certe sovrastrutture, riesci a vedere meglio la pochezza delle persone… ma anche a osservarne la meravigliosa unicità.»
 
Dopo sette anni di mare e di porti, Elena sente l’esigenza di tornare a Milano, per consentire ai figli di andare a scuola con regolarità, ma Claus non cede.
«Possibile che non pensi ai tuoi figli?», gli urla. E lui: «Io penso così tanto ai miei figli che non voglio riportarli nel catrame di Milano…!»
Con il ritorno in terraferma di Elena, Nicole e Jonathan, l’incantesimo si spezza, «…dal mio addio al paradiso sono passati tre mesi in cui la comunicazione con Claus è stata un gioco al massacro.
«Mail di fuoco, accuse di abbandono e tradimento, minacce irripetibili, frasi lapidarie, giuramenti di guerra senza esclusione di colpi» e anche l’arrivo di Claus non risolve la situazione.
 
Troppo diversi, Elena e Claus: «Il viaggio di ritorno, ora lo so, aveva una meta. Capire che le avventure hanno mille orizzonti – non certo tutti tropicali – e che il meglio non è altrove, il meglio è uno stato d’animo.
«Un coraggio consapevole di ciò che posso vivere qui e ora con quello che ho, immaginando il futuro come qualcosa di plasmabile nelle mie mani. Non lo avrei sperimentato se non fossi partita, non lo avrei capito se non fossi tornata.»
 
Leggendo questo bel libro, ho ripensato al mio giro del mondo, compiuto da adulta su una confortevole nave da crociera.
Dunque, per me, niente rifornimento della cambusa, niente «scuola» con la piccola Nicole, niente amicizie con i proprietari di altre barche né aperitivi con nuovi conoscenti in piccoli bar, ma uguale l’emozione nello scendere a terra, nel trovarmi circondata da ballerini e belle fanciulle con un fiore tra i capelli, nel vedere visi diversi, nell’ascoltare altre lingue, nell’assaggiare cibi locali, nel contemplare incantata i tramonti che infuocano la barriera corallina.
 
Luciana Grillo
(Recensioni precedenti)

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