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Storie di donne, letteratura di genere/ 152 – Di Luciana Grillo

Patrizia Consolo, Magnificat per solisti e coro (1950 - 1980, Diario critico di noi e di loro). Un saggio utile per capire gli anni che abbiamo attraversato

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Titolo: Magnificat per solisti e coro. 1950-1980.
            Diario critico di noi e di loro
 
Autrice: Patrizia Consolo
Editore: Edizioni Clichy 2016
 
Pagine: 144, brossura
Prezzo di copertina: € 12
 
Veramente illuminante questo breve saggio sugli anni che abbiamo attraversato: 1950-1980.
Visto dall’interno, cioè da chi ha conosciuto e frequentato i giovani della generazione che «pur formata alla scuola fascista, aveva ora l’età giusta per aprirsi alle novità», questo è davvero un periodo lungo e complesso in cui si sommano agli interessi politici quello per la poesia raffinata di Eliot, Auden e Ungaretti, quello per lo sperimentalismo, la musica, la letteratura.
«Stemperavamo i nostri ardori con gli interessi che ci erano più congeniali, come l’amore, naturalmente…».
Né mancano i riferimenti ai percorsi giudiziari che consentirono la scarcerazione di parecchi ras del fascismo e ai contrasti all’interno del PCI, dove tutto doveva muoversi «in linea con la strategia togliattiana».
 
La Consolo non dimentica né «la strategia dell’alternativa in risposta al berlingueriano compromesso storico», né «l’opposizione al fronte della fermezza con la trattativa umanitaria, in occasione del rapimento Moro», e neanche l’affaire Sigonella e la politica craxiana.
E ricorda anche l’impegno sociale, gli incontri con gli operai delle fabbriche Pirelli e Falck per organizzare insieme assemblee o scioperi, la strage di piazza Fontana e la difesa dell’anarchico Pinelli.
Alcune pagine sono dedicate naturalmente al femminismo, quando «le donne scoprivano il valore della condivisione di un privato… ma anche il piacere di un inconsueto protagonismo ingentilito dalla generosa attenzione delle altre… Imparano a dire di no e anche a prendere le distanze da una certa maschile tracotanza, anche dei loro compagni, che non le incoraggiava  a superare timidezze e insicurezze».
 
Quindi la Consolo ci parla di diversità di genere, degli anni Sessanta, «favolosi per definizione», di una Milano che «non era ancora da bere ma cominciava a diventare la capitale del benessere e della società consumista», del caso Zanzara scoppiato al Liceo Parini, delle BR, delle femministe «con i gonnoni d’ordinanza, i sabot di legno…», di Potere Operaio e di Lotta Continua, della scomparsa drammatica di Feltrinelli, delle grandi riforme sociali e civili, del nuovo diritto di famiglia, della legge Basaglia, dei referendum su divorzio e aborto.
Anche per quei giovani, però, il tempo passa: «Eravamo usciti dal privilegio della giovinezza carica di stimoli e suggestioni…che se ne abbia consapevolezza o no, la nostra vita non è stata più la stessa dopo questi anni».
 
In sole 137 pagine, Patrizia Consolo ha racchiuso, a mio avviso, l’essenza del secondo novecento e lo ha raccontato dando nuovamente vita a Movimenti, ideologie, contrasti, rapporti interpersonali destinati a durare nel tempo.
E facendo capire, a chi è arrivato dopo, come tutto ciò che accade oggi (Movimenti, ideologie, contrasti ecc. ecc.) non sia altro che conseguenza ripetitiva di ciò che accadde allora.
Come dire, ancora una volta, che «historia non est magistra vitae».
 
Luciana Grillo – l.grillo@ladigetto.it
(Precedneti recensioni)

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