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Storie di donne, letteratura di genere/ 154 – Di Luciana Grillo

A.M.Isastia e Rosa Oliva, Cinquant’anni non sono bastati - Le carriere delle donne dopo la sentenza n.33/1960 della Corte Costituzionale, prefazione di Emma Bonino

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Titolo: Cinquant’anni non sono bastati
Sottotitolo: Le carriere delle donne a partire dalla sentenza n. 33/1960 della Corte costituzionale
 
Autrici: A.M.Isastia e Rosa Oliva
 
Editore: Scienza Express, 2016
Prezzo di copertina: € 29

Questo saggio ci porta indietro nel tempo, quando erano ancora lontane le contestazioni e le richieste delle donne che volevano essere considerate per ciò che valevano e sapevano e non in base a considerazioni legate – come si diceva allora – al sesso.
Quindi percorriamo la storia della Repubblica Italiana attraverso i momenti che hanno caratterizzato la conquista dei diritti civili, dalla cancellazione di parte della legge del 1919 «che aveva impedito alle donne di entrare in magistratura e in altre carriere pubbliche» prodotta dalla sentenza n.33 del 1960 emanata grazie al coraggio di una giovane donna appena laureata – Rosa Oliva – che, facendo riferimento all’articolo 3 della Costituzione, secondo cui «tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali», riuscì «a far aprire alle donne le principali carriere pubbliche» appellandosi alla Corte Costituzionale.
 
Proprio Rosa Oliva, insieme ad A. Maria Isastia, professoressa di Storia Contemporanea presso l’Università «La Sapienza» di Roma, costruisce questo saggio che ci racconta, mediante testimonianze sempre di grande spessore, «Come eravamo», «Come siamo» e «Come saremo?».
Nella prima parte, parlano due docenti universitarie, M. Antonella Cocchiara, Ordinaria di Storia delle Istituzioni Politiche presso l’Università di Messina e Lorenza Carlassare, professoressa emerita di Diritto Costituzionale all’Università di Padova, la diplomatica Laura Mirachian, la prefetta Giovanna Menghini, la magistrata Antonietta Carestia e il generale Domenico Rossi, membro del Comitato NATO per l’ingresso delle donne nelle Forze Armate e del Comitato consultivo per l’ingresso delle donne nelle Forze Armate Italiane.
 
Per «Come siamo», gli interventi sono più numerosi, non si possono citare tutte le donne che hanno raccontato la loro esperienza, si va da Linda Laura Sabbadini a Carla Mazzuca, da Vittoria Doretti a Maria Pia Ercolini, e si parla di parità, di pari opportunità, di soffitto di cristallo, di sanità e toponomastica.
 
La terza parte, «Come saremo?» apre le porte alla speranza: Giuliana Giusti propone «alcune riflessioni sulla intricata relazione tra lingua e cultura» e sottolinea «che termini come sindaca e ministra, perfettamente regolari al pari di monaca e maestra sono sentiti come estranei alla lingua, mentre sono solo estranei a un uso regolare della stessa»; Susanna Schivo pone il problema del doppio cognome per figli e figlie: «…oggi, le madri sono ancora invisibili nel nostro ordinamento, a meno che non siano sole al momento della nascita della propria figlia o del proprio figlio (ovvero non ci sia alcun padre identificabile)»; Agnese Canevari auspica «una risposta in tempi stretti all’esigenza ormai improcrastinabile di garantire una tutela effettiva alle persone, realizzando un’Autorithy davvero indipendente»; Flavia Marzano considera che «abbiamo nuove opportunità offerte dalla rete e dalle nuove tecnologie, nuove modalità di comunicare e interagire, nuove possibilità di lavoro» e che «dobbiamo evitare nuove esclusioni, questo il principale obiettivo!»; Teresa Gualtieri, da architetta, pensa a «una nuova urbanistica attenta alle donne… La città deve rendere i luoghi fisici e sociali idonei al recepimento ed espressione dei sentimenti delle donne».
 
L’augurio per il futuro arriva alle donne da un grande uomo che qualche settimana fa ci ha lasciato: è l’avvocato Gerardo Marotta, fondatore a Napoli dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, destinatario di lauree ad honorem da parte di prestigiose Università (Rotterdam, Parigi, Napoli, Urbino) e di altri importanti riconoscimenti.
Egli ci ricorda che i diritti si conquistano con difficoltà e si possono perdere facilmente.
È dunque necessario l’impegno di tutti – uomini e donne – a favore dell’uguaglianza nella libertà.
 
P.S. Il prossimo 21 febbraio le autrici di questo libro – prof. Isastia e dott. Oliva – saranno a Trento, ospiti della Commissione Provinciale Pari Opportunità di Trento che, in collaborazione con la Commissione Provinciale Pari Opportunità di Bolzano e con il Soroptimist International club di Trento, ha organizzato un incontro pubblico nella Sala Aurora di Palazzo Trentini, alle ore 17.30, per stimolare una riflessione collettiva su come eravamo, come siamo e come saremo, a partire dalla sentenza n.33/1960 della Corte Costituzionale. Siamo tutte invitate!
 
Luciana Grillo
(Recensioni precedenti)

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