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Storie di donne, letteratura di genere/ 155 – Di Luciana Grillo

Giovanna Zucca, Turno di notte. Lo strano caso del Fatebenesorelle – «Avevo mille scelte. Ma… per un istante mi sono innamorato della morte. E lei di me»

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Titolo: Turno di notte. Lo strano caso del Fatebenesorelle
Autrice: Giovanna Zucca
 
Editore: Fazi
Pagine: 190, brossura
 
Nota: Disponibile eBook
Prezzo di copertina: € 16
 
Giovanna Zucca vive a Treviso e lavora in un ospedale. Proprio in un ospedale, il «Fatebenesorelle», è ambientato questo romanzo, (il quarto dell’autrice) «che prende in giro gli altri gialli e… tiene il ritmo sino alla fine»: un’infermiera scomparsa, una storia d’amore fra le mura della questura, l’inquietudine in ospedale, le rivendicazioni di chi dice di aver predetto l’accaduto «…con tutti gli stranieri che bivaccano intorno all’ospedale…» sono solo i primi passi della storia.
Poi compaiono il marito ansioso della scomparsa, l’auto lasciata nel parcheggio dell’ospedale, le chiacchiere, le invidie, le amicizie, le relazioni sentimentali, i problemi di carriera, le mezze verità, eccetera eccetera…
 
Davanti ai nostri occhi si squaderna un mondo affollato di personaggi che compongono un colorato mosaico: c’è il gruppo «questura» guidato dal questore Ruggiu che dice di sé: «sono troppo buono, ecco cosa sono. Sono troppo buono e tutti ve ne approfittate…», con il commissario capo Loperfido,«l’unico che ci riesce» (a domare il questore), il sovrintendente Scornamiglio, l’ispettore Luana Esposito, che «era convinta che fare l’investigatore fosse un lavoro da solista, ma quelli ragionavano tutti in gruppo… Maigret risolveva i casi da solo, Poirot pure, Jane Marple lo stesso…», e il cane parlante Diablo.
 
C’è poi il gruppo «ospedale», costituito da medici, dirigenti, infermieri: Malvestio, Meneghel, Massobel, Natascia e Carolina, Filippo il bello, ultimo amante della scomparsa Stefania Cantalamessa, già legata in precedenza a Paolo, ma regolarmente sposata con Fausto Mazzafrusti, commerciante di caffè.
Né può mancare l’amica intima della Cantalamessa, Moira Alessandrini, che conosce i segreti più… segreti.
In una situazione così confusa, si spargono velocemente notizie allarmanti, si fanno sottovoce i primi nomi dei sospettati: la Meneghel, collega che per ultima aveva incrociato la Cantalamessa, si assenta per malattia.
«Le chiacchiere, diramandosi da una sala all’altra, si ingigantivano sempre di più. Si diceva che la donna in realtà non fosse affatto a casa malata, ma in carcere, e che gli inquirenti fossero sicuri che l’infermiera l’avesse fatta sparire lei».
 
Di pagina in pagina, aumentano i sospettati, mentre le due amiche, la scrittrice e professoressa Erminia e Anna Laura, si trovano al Fatebenesorelle dove Anna Laura è ricoverata per un intervento che all’inizio sembra banale.
Invece, quando Erminia pensa che l’amica possa essere dimessa, si sente dire: «Ho il cancro. Forse già diffuso… Quindi adesso asciugati gli occhi, pulisciti il naso e risparmia le lacrime per quando mi dovrai seppellire».
La Zucca sa dosare gli ingredienti del suo racconto: ora un po’ di ironia, ora un po’ di sentimento, ora un sorriso anche amaro, come quando fa dire ad Anna Laura: «Sta arrivando Achille, e se ti vede in queste condizioni è capace di ordinarsi il vestito da vedovo».
 
E invece, il generale «fu all’altezza del suo grado… non vacillò… disse solo: Bene, noi ce la faremo, e dal giorno in cui Anna Laura gli comunicò la notizia, decise che avrebbe indossato la divisa come quando era in servizio».
L’indagine avanza, i giornalisti stanno in agguato, il Mazzafrusti lamenta scarsa capacità degli inquirenti, Filippo il bello programma interventi delicati per ridare un volto ad una ragazza sfregiata dall’acido.
E il giallo si conclude, con l’assassino che dice: «Avevo mille scelte. Mille possibilità. Ma… per un istante mi sono innamorato della morte. E lei di me».
 
Luciana Grillo – l.grillo@ladigetto.it
(Recensioni precedenti)

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