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Storie di donne, letteratura di genere/ 249 – Di Luciana Grillo

Luisa Gretter Adamoli, «Qualcosa da raccontare…» – L’autrice percorre un lungo periodo storico, parte dalla Trento asburgica per arrivare quasi ai nostri giorni

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Titolo: Qualcosa da raccontare. Stella Rossa, 
            Angelo Bianco. Una grande famiglia trentina 
            nelle vicende del secolo breve

 
Autrice: Luisa Gretter Adamoli
Editore: Curcu & Genovese Ass. 2018
Pagine: 168, Brossura
Prezzo di copertina: € 15
 
Luisa Gretter Adamoli è una scrittrice trentina più volte recensita in questa rubrica. I suoi romanzi, sempre scritti con accuratezza e rigore, indagano il mondo trentino, scoprono figure che hanno caratterizzato un’epoca, raccontano vicende reali ammantandole di fascino.
L’ultima fatica letteraria percorre un lungo periodo storico, parte dalla Trento asburgica per arrivare quasi ai nostri giorni, attraversando momenti difficili e dolorosi come la prima guerra mondiale, l’irredentismo, la nascita e lo sviluppo del fascismo, il confino, la seconda guerra mondiale e la resistenza.
 
I protagonisti sono i membri della famiglia Parolari, una grande e sana famiglia di Chiarano d’Arco: i giovani Parolari sono educati al rispetto e alla libertà di pensiero, perciò, allo scoppio della grande guerra, ci sono quelli che combattono per l’Impero austro-ungarico, Francesco Giuseppe ed Edoardo, e c’è Emilio che si batte «in politica seguendo idee socialiste innovative e democratiche a favore della classe lavoratrice» e che, il 1° agosto 1914, «proprio il giorno in cui ha inizio la Grande Guerra… inforca la sua fedele bicicletta» e parte per l’Italia. Si arruola insieme ad altri trentini, ma «c’è sempre il sospetto della presenza tra i trentini di qualche spia al servizio dell’Austria… Troppo italiani per essere considerati austriaci e troppo austriaci per essere giudicati del tutto italiani!»
 
L’autrice accompagna le vicende storiche – che narra con precisione e chiarezza – citando sia i tanti poeti che hanno percorso queste terre o hanno vissuto esperienze di guerra come Goethe e Rilke, Ungaretti, Montale e Quasimodo, sia Carlo Levi a proposito del confino in Lucania a cui fu condannato Giovanni Parolari, il fratello minore di Emilio.
Anche per Giovanni, come per Carlo Levi, la Lucania appare «una terra senza conforto e dolcezza», eppure come il torinese si legò indissolubilmente a quel mondo soffocato dalla malaria e dall’abbandono, così anche il giovane trentino in quei luoghi poveri e aspri trovò la donna della sua vita, la giovane Annunziata, che lo sposerà e lo seguirà in Trentino.
 
Anche la Seconda guerra mondiale tocca da vicino la città di Trento; il bombardamento del 2 settembre fa vittime e danni; la città è ferita nella sua parte più intima, per fortuna nessuno dei Parolari è coinvolto.
Emilio fortunosamente riesce a tornare a casa, «a evitare la cattura e a trovare aiuti e abiti civili per sfuggire al rigoroso controllo tedesco», mentre l’intero Trentino diventa una provincia del Reich.
E inizia un nuovo periodo buio, i trentini sono «reclutati con cartolina-precetto della Todt… sorvegliati da minacciosi ragazzi della Hitlerjugend che tengono puntato loro addosso il mitra», mentre altri cominciano a organizzarsi in gruppi d’azione, in contatto con il «Comitato di Liberazione Alta Italia».
 
Anche Giovanni Parolari, ricercato dalla Gestapo, si unisce ai partigiani, sostenuto da Annunziata che «diventa elemento attivo dell’organizzazione col nome di Tina».
Le loro mamme, pur così diverse per origine e formazione, si sentono unite dall’affetto che nutrono per i figli e per la nipotina Lidia, oltre che dalla fede e «nella vecchia casa di Chiarano si potrà apprezzare un amalgama di condimenti, di profumi e aromi… crauti cotti con la pancetta… aglio, cipolle, peperoncino, origano portati dal sud e appesi ad essiccare in lunghe trecce…».
 
Le vicende drammatiche si susseguono, anche Nunzia e Lidia vengono catturate come ostaggi e «tutti pregano… Nonna Teresa, appena i due ostaggi erano stati portati via, si era fiondata nella chiesetta di S. Antonio…», fin quando il 4 maggio 1945 Emilio Parolari consegna la città e i prigionieri nazifascisti agli Alleati.
E inizia una vita nuova, che porta il segno delle ferite, ma si colora di serenità con la piccola Lidia che, vestita da angioletto, partecipa alla processione del Corpus Domini.
 
Luciana Grillo – l.grillo@ladigetto.it
(Recensioni precedenti)

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