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Storie di donne, letteratura di genere/ 272 – Di Luciana Grillo

Eleonora Lombardo, «La disobbedienza sentimentale» – Una sfida d’amore che si trasforma in vendetta, vendetta (non solo) sentimentale

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Titolo: La disobbedienza sentimentale
Autrice: Eleonora Lombardo
 
Editore: Cairo 2019
Genere: Narrativa moderna e contemporanea
 
Pagine: 237, Brossura
Prezzo di copertina: € 15
 
Due bambini, un maschietto e una femminuccia, le cui mamme erano amiche, due ragazzi «che si erano visti e ignorati durante tutte le fasi critiche dell’infanzia e dell’adolescenza», si ritrovano adulti e iniziano una strana relazione che ha il sapore del ricordo e della nostalgia e insieme la voglia di respirare libertà e trasgressione in «una città che quando dorme è più sicura e avvolgente, senza il rumore e la presenza umana che la condisce di giorno».
La città in cui vivono è Palermo, che «per Lucia era sempre stata una bellissima donna trascurata, con i capelli unti e le unghie sporche».
 
Eppure per la sua città nutre un sentimento misto, «desiderio e repulsione», che la spinge ad accettare la proposta di recarsi in Svezia dopo la laurea in Architettura, probabilmente anche per allontanarsi dal suo Dottorpadre che l’avrebbe voluta medica piuttosto che architetta e che un giorno le aveva detto: «Non avete il coraggio di rompere con la famiglia perché non ne avete reali motivi, vi inventate paranoie da depressi cronici, accusate assenze e additate colpevoli. Siete una generazione di innocenti perché totalmente incapaci di agire».
Salvatore «non avrebbe voluto che Lucia partisse… si sentiva un impedimento illegittimo», ma non voleva prendere impegni, e anche Lucia pensava: «Se non parto per lui, vuol dire rendermi sottoposta alla sua vita. Mai. Si davano colpi di scherma travestiti da baci».
 
Lucia dunque parte, superato il dilemma: restare o partire. «Si resta per sfida, si parte per sfida. Si resta per non sentire la mancanza, si parte per morire di nostalgia».
Arrivata in Svezia, in quel profondo nord, Lucia sistema la sua casa svedese, sperando che Salvatore la raggiunga, e che anche le sue amiche “storiche” salgano lassù.
«Attimi di palermitudine si rivelano all’improvviso…» e nostalgia del suo mondo, e desiderio di ritrovare la nonna che «era l’opposto di sua madre. Bruttina, intelligente, spiritosa e irresistibile».
La mamma Lucia l’aveva perduta in un drammatico incidente, «imbottita di alcol e tranquillanti» e certamente «le era mancato il calore di una mamma… bellissima e imprevedibile» che «non avendo una vita propria… trovava cantucci nella vita dei suoi familiari».
 
Finita l’esperienza svedese, Lucia, tornata a Palermo, organizza il suo studio, incontra un fiorentino, gli presenta la sua città su cui «è colata una resina, è come se fosse un fossile dentro l’ambra. Guardo le cose intrappolate nell’ambra, le farfalle perfette, spacco l’ambra nella speranza che la farfalla torni a volare, ma non è così. Dentro c’è solo un cadavere ben conservato», capisce di aver perduto Salvatore e anche la sua cara amica… e precipita nel vortice della violenza che non le lascerà scampo.
 
In conclusione, Lucia – ragazza della buona borghesia, libera e disinibita, viziata ma forse troppo sola – si vendica come una protagonista della tragedia greca che sembra aver lasciato una traccia drammatica e imprescindibile nella Magna Graecia.
 
Luciana Grillo – l.grillo@ladigetto.it
(Precedenti recensioni)

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