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Storie di donne, letteratura di genere/ 286 – Di Luciana Grillo

Loredana Licasale, «L’altra faccia» – Un romanzo che coinvolge il lettore irrompendo improvvisamente con tutta la sua drammaticità

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Titolo: L'altra faccia
Autrice: Loredana Licasale
 
Editore: Controcorrente 2019
Genere: narrativa contemporanea
 
Pagine: 160 p., Brossura
Prezzo di copertina: € 14
 
Questa giovane scrittrice, già recensita nella rubrica, giunta al terzo romanzo, rivela una compiuta maturità espressiva e una notevole abilità costruttiva nel tessere una tela che si dipana prima velocemente, evento dopo evento, e poi in modo più meditato, con riflessioni profonde che per ben due volte fanno dire ai protagonisti della storia «mi chiedo se davvero serva conoscere la verità… chissà che non ci faccia più male sapere piuttosto che ignorare…».
Fin dall’inizio del romanzo, serpeggia la ricerca della verità, sia quella del maturo professore, che impariamo a conoscere di pagina in pagina, sia quella che riguarda la vita di Maura – protagonista suo malgrado – scandagliata da investigatori, giornalisti alla ricerca di uno scoop, vicini di casa, vecchie amiche.
 
Naturalmente, anche Alberta cerca la propria verità… quindi da riflessioni e commenti sulle vite degli altri, è facile passare a riflessioni sulla propria vita, sulla quale talvolta non ci si ferma, per superficialità, o per non voler approfondire, o decisamente per non sapere, quasi fosse meglio «tirare a campare».
Intorno a Maura, ruota un mondo iperconnesso eppure mai così lontano: si accusano «i vicini di essere poco attenti gli uni con gli altri», si sottolinea che «questo vivere ciascuno chinato sui propri patimenti non giovava a nessuno…».
 
Ma non finisce qui: subdolamente fra le righe si affaccia la violenza contro le donne, quella violenza di «uno dei tanti figli venuti su male, con il male nelle mani, male di cui macchiarsi, rabbia di cui accecarsi, odio di cui armarsi fino ad agire, corrispondendo…a una sollecitazione univoca, mia e di nessun altro».
Alberta, Delia, il marito di Alberta, il professore – ciascuno a suo modo – cercano di sbrogliare la matassa, di trovare il filo che riporti a casa la donna scomparsa, mentre le interviste televisive richiedono parole incisive, visi truccati quanto basta, fino a diventare poi richieste ossessive e stressanti.
 
Alberta e il professore finalmente si parlano, via via sempre più apertamente, ed entrambi crescono, metabolizzano i loro ricordi, le loro colpe, i loro sentimenti, riacquistano forza e dignità, recuperano il passato e, in particolare Alberta, costruisce un futuro diverso per sé e per suo marito che ha bisogno di sostegno e comprensione.
Perciò Alberta, da donnetta chiacchierona e forse apparentemente superficiale, alla fine della vicenda si rivela forte e volitiva, intelligente e razionale.
 
Quanto a Maura, bella e scontenta, afflitta dal pensiero del figlio difficile e dalla consapevolezza di aver sposato – nonostante tutte le buone premesse – un uomo debole e incapace di scelte sagge, i giudizi di amiche, conoscenti, vicini di casa variano di momento in momento; si insinuano verità scomode e comportamenti non corretti: «Nelle trasmissioni che seguivano il caso della scomparsa, ogni elemento, anche il più insignificante, veniva preso in considerazione e scandagliato per bene… Una vita comune e data in pasto a tutti…s’indagava in modo così impreciso e a singhiozzi da creare solo confusione».
 
L’autrice si muove con disinvoltura, racconta agilmente pensieri e fatti, conclude il suo romanzo con due brevi capitoli che finalmente spazzano via ogni incertezza, «Il giorno prima della scomparsa» e «Il giorno della scomparsa».
E solo dopo averli letti, si squarcia il velo e la verità dolorosa emerge in tutta la sua drammaticità, coinvolgendo chi forse nessun lettore e nessuna lettrice avrebbe sospettato.
 
Luciana Grillo – l.grillo@ladigetto.it
(Recensioni precedenti)

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