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Storie di donne, letteratura di genere/ 287 – Di Luciana Grillo

Norma D’Alessio: «Primavera di fango» – L’autrice ha dato voce all’intero paese e a chi non può più piangere i suoi morti perché anche il cimitero è stato devastato»

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Titolo: Primavera di fango. Voci dell'alluvione di Sarno
Autrice: Norma D'Alessio
 
Editore: Avagliano 1998
Collana: La memoria e l'immagine
 
Pagine: 192, illustrato 
Prezzo di copertina: € 9,30
 
Il 5 maggio 1998 a Sarno, in Campania, un’alluvione devastante distrusse il paese e causò un gran numero di morti.
Le strade furono invase da un fiume di fango che travolse case e automobili. Le televisioni trasmisero in diretta, ricordo ancora la gente che fuggiva inseguita da onde di fango…
Una scrittrice del posto ha voluto testimoniare il suo dolore, lo smarrimento davanti a una tragedia quasi “annunciata”, la comprensione per chi ha perduto persone care, il senso di impotenza che imbriglia chi sa di non poter fare nulla, anche la rabbia per quanto si poteva fare e non è stato fatto: è Norma D’Alessio, pediatra e amante della scrittura.
 
Ha scritto 165 racconti brevi che sembrano dettati dai sopravvissuti e da chi non ce l’ha fatta: i più diversi sentimenti si alternano, c’è la disperazione del padre, sepolto sotto «metri e metri di pietre… la montagna è sopra di noi… abbraccio le tue gambe, l’unica cosa di te che sono riuscito a tirare da sotto a quel muro. Di te, figlio mio, bambino mio bello…»; c’è la voce di una mamma che si è salvata perché «mentre casa mia crollava, io ero fuori… ero andata a comprare una candelina per festeggiare i cinque anni di mia figlia»; ci sono le riflessioni di chi non ha più la sua casa, e vive in una scuola elementare: «Che strano trovarci senza tetto… Tavoli e sedie sono minuscoli. Le pareti sono tappezzate di disegni di bambini…»; ci sono i pensieri di «una madre senza più il figlio. Era tornato indietro per prendere il giubbino. È entrato in casa, e la casa è crollata. Ora odio ogni tipo di indumento. Se potessi, me ne andrei in giro nuda»; c’è la resa totale e senza condizioni di chi ha «aperto la finestra per chiamare aiuto, e ho visto la lava che invadeva la strada, spazzando via ogni cosa... Ho capito che avrebbe preso anche me. E allora ho chiuso gli occhi, e giù»; ci sono i ricordi terribili di una donna: «Mi trovavo sola in casa, con i miei tre bambini. Sono stata presa dal panico… li ho raccolti, abbracciandoli. Ma la trave si trovava vicino alla porta, e la porta è scoppiata. Siamo stati travolti dal fango, che ci ha sbattuto contro le pareti e poi risucchiati fuori. La cosa per me più atroce: morire separati».
 
Un’altra mamma pensa alla sua bimba «così piccina e tenera. Dovevi nascere a luglio, non a maggio, a luglio. Ma la bufera di fango ha colpito anche te… hai un tubicino in gola che ti porta l’aria…Ho chiesto a un raggio di sole di venire a scaldarti per me, che non posso abbracciarti, ma solo aspettare…»
Tra le tante voci, anche quella amorevole di un cane: «Ho annusato tutte le casse, in quella lì ho sentito il suo odore.
Non posso sbagliarmi, è l’odore della mano che tante volte mi ha accarezzato, è l’odore delle labbra che fischiavano quando era pronto l’osso.
Non mi fanno entrare, ma io non mi muovo. Se mi danno qualcosa da mangiare, bene. Se no, pazienza. Da qui non mi muovo».
Ma ci sono anche brevi racconti meno drammatici, che fanno sorridere, come quello del bambino che si chiede: «Perché tutti hanno paura delle sirene? Ieri hanno suonato ed è stato così divertente!... Spero che la sirena suoni anche domani, così facciamo un’altra bella gita».
 
Insomma, l’autrice ha dato voce all’intero paese, a chi non può più piangere i suoi morti perché anche il cimitero è stato devastato e al piccolo figlio di un costruttore che implora suo padre: «Papà, ti prego, tu le case le sai costruire… Fanne una fortissima, tutta di ferro, così i miei cuginetti dal cielo vedono che è sicura e tornano per abitarci. Noi li andiamo a trovare, e tutto diventa come prima!».
In fondo, però, spunta una speranza: «Ciò che seminammo ieri, mai raccoglieremo. Il mare di fango ha sepolto i teneri germogli… Ma il sole, anche se stanco, non si rifiuta al giorno.
Così anche noi domani, daccapo, daccapo, daccapo, braccia in spalle, ricominceremo!».
 
Luciana Grillo – l.grillo@ladigetto.it
(Recensioni precedenti)

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