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Storie di donne, letteratura di genere/ 297 – Di Luciana Grillo

Maria Teresa Messina, «La città del ritorno. Salerno» – Sullo sfondo della sua amata città l'autrice ricostruisce la sua intensa vita culturale, professionale e politica

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Titolo: La città del ritorno. Salerno
Autrice: Maria Teresa Messina
 
Curatrice: Vilma De Sario Tabano
Editore: Oedipus 2019
 
Pagine: 176, Brossura
Prezzo di copertina: € 14
 
Salerno è la città in cui ho trascorso i miei primi 23 anni e, anche se sono nata altrove, mi sento a buon diritto salernitana.
Leggere i ricordi nitidi e acuti di Maria Teresa Messina è stato interessante ed emozionante: ho conosciuto la città negli anni precedenti la seconda guerra mondiale, la storia della famiglia Messina paradigmatica di un tempo e di un luogo precisi, ho rivisto il liceo classico che anche io ho frequentato, le strade che ho percorso, persino qualche persona di cui - nonostante una certa differenza di età - sono stata amica.
«Ero una monella curiosa, piena di energie e di idee. Un po’ tutta la creatività mi seduceva: amavo molto anche il cinema e trascinavo il mio fratellino nelle avventure più ardite», dice di sé Maria Teresa.
 
Altra compagna di viaggio e di crescita è stata «la lettura, un’amica da amare, un’amica che sa raccontare il mondo», a cui è stata avviata dalla nonna Maria che «aveva voluto che mi abituassi a farlo da sola, finanche con il quotidiano».
Maria Teresa condivide il pensiero di Umberto Eco, secondo cui «il lettore modello di una storia non è quello empirico, che si accontenta di conoscere il fatto narrato. Il lettore modello è quello che sa stare al gioco, va oltre il libro, legge all’infinito per ascoltare e ascoltarsi».
I ricordi sfilano davanti ai nostri occhi, mentre «io e Alberto crescevamo all’unisono», in una bella famiglia, con i nonni, i cugini, gli zii a fare da corona, mentre «con mio fratello, continuavo ad ascoltare discorsi che secondo la mentalità degli adulti ci erano proibiti o che comunque non potevamo capire».
 
I due ragazzini comprendono in fretta che gli adulti comunicano con un linguaggio in codice, e si sentono esclusi.
Il nonno farmacista, il papà medico che «non giocava con noi, era molto parco nella comunicazione affettiva, ma il suo stile di vita, la sua intensa partecipazione alla vita politica… ci davano la certezza che avremmo scelto lui come padre», la madre «Esterina Guariglia, figlia unica di farmacista, parente dell’ambasciatore», la buona società salernitana, gli anni del fascismo, quella ideologia «che non poteva certo favorire le attitudini e i talenti di quelle donne che aspiravano a un futuro diverso da quello tradizionale» sono lo sfondo di questa lunga storia che dagli anni trenta/quaranta arriva fino ai nostri giorni.
 
Messina ricorda eventi e persone, l’incontro col mondo cattolico, gli studi universitari troncati per motivi economici, la borsa di studio che le consentì di frequentare a Roma la Scuola ENSISS, il tirocinio in Sicilia e i viaggi in Toscana e a Ischia per incontrare il professore che sceglieva luoghi insoliti (un bar, un traghetto, ecc.) per dialogare con i suoi studenti, il lavoro ad Avellino, i primi contatti con il mondo della politica, Milano come altra sede di lavoro.
«Quando mi allontanai da Salerno mi sentii un’emigrante. Mi accorsi invece che era una buona occasione per conoscere altre realtà, storie umane diverse radicate nella tradizione culturale del Nord».
 
A Salerno ritorna nel 1957, assunta dall’Ente nazionale per la protezione morale del fanciullo: «Iniziava un nuovo ciclo della mia vita ma io mi sentivo ancora un’indomabile e inguaribile vagabonda», capace di impegnarsi tanto nel lavoro come nella politica e di partire da sola per luoghi insoliti per quei tempi…Mosca, «in pieno regime comunista, senza conoscere le lingue e noncurante del freddo rigido, ma sorretta dal bisogno di capire qualcosa in più di un sistema politico diverso dal nostro e che mi sembrava più giusto».
Negli anni ottanta, Messina si impegna a sostenere la chiusura degli Ospedali psichiatrici, collabora con membri di Psichiatria democratica, mentre Salerno accoglie «prestigiosi psicoanalisti come Fornari, Corrao, Perrotti, Pagliarani ecc…furono anni culturalmente arricchenti, pieni di fermenti e animati da scambi interdisciplinari».
 
È lungo e vario l’elenco delle attività svolte da Messina, Azione Cattolica e P.C.I., Tribunale per i minorenni e Tribunale per i diritti del malato, UDI e Spaziodonna, Università, candidatura al Parlamento e Consigliera provinciale – carica da cui si dimette perché il suo lavoro richiede «una dedizione quasi assoluta… l’osservanza di regole specifiche: una serena condizione psicologica, la disponibilità all’ascolto, la capacità di stabilire un setting analitico positivo ma anche una puntualità rigorosa.
 
Maria Teresa Messina, psicoanalista freudiana, si autodefinisce «disforica, anarcoide, indipendente e vagabonda… fedele a una sola dimensione: l’infedeltà, intesa come perenne curiosità per il nuovo, per l’inedito», è pronta a partire da Salerno e a ritornarvi, ad assistere i terremotati dell’Irpinia, a considerare la «questione meridionale» affiorata ancora una volta proprio nell’immediato post-terremoto, a descrivere le tante case in cui ha abitato, «i loro profumi e le atmosfere diverse… i soggiorni nelle case dei parenti… Ogni casa ha lasciato in me un ricordo indelebile… Ora dal terrazzo famoso di Palazzo Edilizia il mio sguardo spazia sul panorama, dalle colline al mare. Rivedo i vicoli e le spiagge, gli anfratti e i palazzoni, le viuzze e le piazze, Salerno e la costiera amalfitana… Il mio sguardo vola dal Lungomare in alto sul tratto dell’autostrada Salerno - Napoli e su via Canalone.
«Ho indugiato intensamente sulla bellissima Villa Iannone, dove un’estate abbiamo abitato per qualche mese… Mi sono resa conto che tentavo di rintracciare i momenti più belli della mia vita…».
Anche io.

Luciana Grillo – l.grillo@ladigetto.it
(Recensioni precedenti)

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