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Storie di donne, letteratura di genere/ 317 – Di Luciana Grillo

Saveria Chemotti: «Quella voce poco fa» – Un libro suggestivo, commovente e magico scritto da un'autrice nata in provincia di Trento che vive a Padova

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Titolo: Quella voce poco fa
Autrice: Saveria Chemotti
 
Editore: Iacobellieditore 2019
Collana: Frammenti di memoria
 
Pagine: 205, Brossura
Prezzo di copertina: € 15
 
Un povero tugurio isolato su un monte, una donna - Valburga - evitata dai compaesani e definita sprezzantemente fattucchiera, un parto doloroso e la nascita di una «creatura esiliata in un corpo assurdo»: così chi legge entra in questa storia fatta di dolore e solitudine e incontra, insieme a Valburga e alla piccola Tilde, un uomo semplice e buono, Bastiano, che - morta la maga - si occupa della bimba, una «creatura strampalata su cui la vita aveva incarnato tutte le sue stranezze… non poteva chiudere l’uscio e girare la schiena, regalandola alle mascelle dei lupi… Lui no. Non poteva fregarsene».
Insieme a Mirna, una donna del paese, Bastiano la fa crescere, mentre tutti, in paese, pensano che quel mostriciattolo morirà presto, «cancellando lo scandalo e il terrore che una maledizione gravasse sulla comunità».
 
Tilde dunque cresce, e solo accanto a Bastiano si sente sicura.
Fatica a parlare, perché «la lingua si arrotolava su se stessa e non riusciva a sbrogliarla», ma quando canta «nel bosco, animali, alberi, fiori, si fermavano al sorgere delle note… La voce di Tilde era nuvola, vento, brezza, luce, seta, erba, fuoco. Soffice e ardente…».
Tilde non accetta soluzioni che la allontanino dal suo nido, così una ragazza ogni settimana si inerpica fino alla baita per aiutarla a diventare grande, a parlare, a giocare, a leggere e a scrivere.
Si chiama Edvige e Tilde, dopo infiniti tentativi, riesce a chiamarla Gige, e questa «fu la sua prima vittoria sulle lettere dell’alfabeto ostile».
 
Gli anni in cui Tilde è seguita amorevolmente da Gige sono anni complessi, ma producono ottimi risultati.
Quando Gige deve lasciarla perché ha trovato un lavoro vero, subentra Basilia, la maestra di musica che «le avrebbe insegnato con pazienza molte altre canzoni, altre melodie, lunghi brani dialogati, storie affascinanti di amore e di morte. La musica sarebbe diventata la compagna assidua della sua vita solitaria».
Sostanzialmente, pur frequentando un po’ il paese, Bastiano, la perpetua Beppina, la maestra Basilia, pur cantando in Chiesa, Tilde combatte «con i denti per guadagnarsi il diritto di essere indipendente e libera».
 
Scopre le gioie della lettura quando un baule di Bastiano si rivela uno scrigno di tesori, libri su libri tutti per lei, «rilegati con cura, ben conservati e catalogati… Classici dell’Ottocento… Dumas, Zola, Verga, Tolstoj…» e, inaspettatamente, scopre l’amore per il brigante gentile, un uomo affascinante e misterioso incantato dalla sua voce, diventa una cantante famosa, si esibisce in teatri importanti, gode dell’amicizia della moglie del gerarca, si impegna a proteggere chi è povero e bisognoso di aiuto, seguendo l’esempio di Bastiano, convinta che «restituire il bene che aveva ricevuto poteva servire anche a sanare la voragine che la torturava» aiuta la piccola Nina e la sua famigliola…
 
Chemotti naturalmente contestualizza la storia, ambientata in una valle al confine tra Veneto e Trentino, intreccia piccoli eventi con il fascismo, la campagna d’Etiopia, la guerra, i bombardamenti, le sirene dell’allarme antiaereo: su questo mondo tormentato si alza la voce cristallina di Tilde.
 
Luciana Grillo – l.grillo@ladigetto.it
(Puntate precedenti)

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