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Storie di donne, letteratura di genere/ 319 – Di Luciana Grillo

Silvia Ricci Lempen: «I sogni di Anna» – Una catena di storie che di pagina in pagina ci porta indietro, attraverso il Secolo breve

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Titolo: I sogni di Anna
Autrice: Silvia Ricci Lempen
 
Editore: Vita Activa 2019
Collana: Trame
 
Pagine: 368, illustrato, Brossura
Prezzo di copertina: € 17
 
Ho già recensito un romanzo della Ricci Lempen (vedi), che ruotava intorno al rapporto difficile fra padre e figlia.
Anche in questo romanzo, pubblicato contemporaneamente in francese e italiano – l’autrice italiana vive in Svizzera e non sa scegliere una lingua madre, perché le sono ugualmente cari sia il francese che l’italiano – al centro delle storie troviamo complicate vicende familiari.
Sembrano semplicemente storie di donne, in realtà ciascuna protagonista è in qualche modo collegata alla protagonista della storia successiva: insomma una sorta di puzzle che parte dal presente e torna indietro, fino al 1911.
E lì si chiude il cerchio.
 
La prima storia racconta, in una sola pagina e senza parole, Roxani, una bimba nata in Grecia un 17 marzo, figlia di Stavros ed Eleni.
Di lei ci parla la protagonista della seconda storia, Federica, che parte per Glasgow e viene assunta come bar staff, «con la faccetta onesta, provvista di un passaporto europeo, e per giunta pronta a cominciare il giorno stesso».
Dietro di sé, Federica lascia un uomo sprezzante, Michele, e tanto dolore, ma anche un’amica preziosa, Sabine, che le dice: «Lasciando Roma non hai lasciato solo quel pallone gonfiato di Michele… la famiglia e… Hai lasciato anche me, e doveva essere così: una perdita collaterale necessaria».
 
Sabine – protagonista della terza storia – è una teologa che ha studiato «l’androcentrismo della Bibbia», si è innamorata di «quell’uomo lì, con il corpo fitto di stelle» e parla confidenzialmente col padre, anche lui pastore: «Tu fai un mestiere che fra un po’ non se lo fila più nessuno, ma per me è un mestiere nuovissimo, tipo astronauta o fabbricante di robot. Pastore è una cosa, pastora è tutto da inventare. Ci voglio provare, e dopo si vedrà».
A Sabine è collegata Gabrielle, moglie di Moritz, che è stata chiamata così «perché per mia madre quella donna era un mito – quell’eleganza, quella libertà, e quella famosa collana di perle…».
 
La donna era Coco Chanel e Gabrielle – protagonista della quarta storia – incontra Sabine per conoscerla e parlarle, ma «a ogni passo aumentava la consapevolezza che le parole rimaste non dette si erano ormai trasformate in rumori, il cinguettio degli uccelli sui tigli, il mormorio dei passanti, rari, a un certo punto anche il fruscio lento di un carro funebre sul viale».
La vita di Gabrielle è stata segnata dal suo rapporto con Lucille: «A mia madre Lucille era simpatica, anche se era di un altro ceto sociale; anzi, secondo me, proprio per quello. Mio padre era un uomo dell’alta borghesia…».
Lucille, orfana di guerra, vive con la madre che si occupa di un modesto albergo «che puzzava di rancido», mentre in gioventù aveva lavorato per l’azienda del padre di Gabrielle.
 
Dopo anni di dolore, dopo la tragica morte di Lucille, Gabrielle si lega alla famiglia di Clara, che è la protagonista della quinta storia: un’altra storia di un’altra donna che ha molto sofferto, che ha trovato sostegno nella zia Manu, sorella di sua madre Eleonora. Andavano a Bellinzona dai nonni a Natale, a Pasqua e a metà luglio… «era importante che Clara comparisse coi vestiti nuovi comprati dalla nonna (senza di lei) in un negozio di Milano… Lo scopo era di far sapere a tutti che, pur avendo l’anima straziata, gli Alberti rimanevano veri cristiani. La bastardina era innocente, non doveva pagare per i gravissimi peccati della madre».
In situazioni drammatiche, Clara conosce Raffaele Trevisani, un italiano originario della Valsugana – in Trentino – che le salva la vita.
 
È sposato con Anna, la protagonista dell’ultima storia, che faceva i sogni che danno il titolo a questo romanzo: «ne faceva moltissimi, non c’era confronto fra la sua vita notturna favolosa e la vita notturna della gente comune. Nessuno faceva tanti sogni come lei; o forse, se aveva ragione la scienza, secondo la quale tutti sognano ogni notte, nessuno aveva la sua capacità di ricordarsi i sogni che faceva».
Anna, che viveva a Carpineto Romano, da bambina viene mandata in collegio a Roma e qui – proprio per chiudere il cerchio – incontra Emanuela che «parlava italiano, ma con un accento mai sentito da nessuna di loro. Veniva dal Canton Ticino…».
La loro amicizia finisce senza un saluto, né Emanuela-Manu, né Anna tornano in collegio, scoppia la grande guerra. Anna diventa grande, sposa Raffaele e insieme emigrano in Svizzera, «Anna sogna di notte e Raffaele di giorno. I sogni di Anna sono strampalati, ma Raffaele li trova bellissimi».
 
Questa è una catena di storie che di pagina in pagina ci porta indietro, ci fa conoscere luoghi diversi, fa riferimento alla grande Storia, all’Italia coloniale come all’attentato di Serajevo.
E tutto attraverso le parole, le tante lacrime e i pochi sorrisi delle protagoniste che, da Carpineto Romano a Glasgow, hanno attraversato il secolo breve.

Luciana Grillo – l.grillo@ladigetto.it
(Recensioni precedenti)

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