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Direttamente dalla città che non dorme mai... New York!

Inaugurato sulla Quinta Strada il megastore dei gusti italiani.

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E chi vuole dormire con tutte le cose stupefacenti che ci sono da vedere e da fare in questa città!
Per poter riuscire a vedere tutto quello che di magico offre questa città, una giornata dovrebbe durare 50 ore, o forse anche più per godersi il Big Apple.
Comunque, senza che stia qui a tediarvi con descrizioni inutili di ciò che ho vissuto, vado subito al dunque. Ma in America, si beve vino? Magari vino Trentino?
 
Una premessa va fatta: qui la vita è frenetica, ovviamente, tutto è fast and furious, milioni di persone che si muovono continuamente, mangiano fuori casa a pranzo ed anche a cena; il concetto tutto italiano di fare la spesa ogni giorno e prepararsela a casa è lontano da qui, giusto o sbagliato che sia.
Pensate che l'offerta di ristoranti e fast food con ogni tipo di cucina è veramente sterminata. In una settimana ho mangiato giapponese, coreano, malese, vietnamita, americano ed assaggiato cose impossibili da pronunciare per come sono scritte e di indecifrabile provenienza.

Detto questo, entrati nel mood dello stile di vita Newyorchese, sembra veramente difficile rimanere concentrati sui profumi e sui sapori, immerso in mezzo a locali affollati come la stazione centrale di Milano nell’ora di punta. Degustare e godersi con rilassata concentrazione cibo e vino è un piacere che sembra non interessare molto gli avventori di bar e ristoranti. La cosa più importante per i clienti è la velocità del servizio e la porzione xxl. Fa sorridere vedere un povero marziano come me che si mette a guardare in controluce la trama cromatica di un vino o che infila il naso dieci volte nel calice per trovare un profumo seducente. Giustamente ti guardano con sospetto, pensando che non ti fidi del barista che ti ha rifilato detersivo per piatti anziché sauvignon!
 
Ma allora, cosa bevono gli Americani? A parte i cocktail, qui la gente beve ettolitri di birra! Ce n’è per tutti i gusti, aromatizzate, senza alcool, light, e chi più ne ha, più ne metta. Oltretutto nello stato di New York ci sono diversi produttori di birra e devo dire che assaggiandone alcune, ne ho trovate di veramente interessanti.
A Manhattan c’è un italiano che sembra aver capito molto bene come sfruttare al meglio questo mercato ed è il piemontese Teo Musso, patron della birrificio Baladin. In collaborazione con altri mastri birrai americani, ha creato appositamente tre tipi di birre dal taglio artigianale e pare che questa corrente di birre crude, personali, non industriali nel gusto, funzionino molto bene. Se passate da Flatiron Square, all’ultimo piano di Eataly, un ‘megastore’ gastronomico con tante eccellenze della nostra eno-gastronomia, c’è un attico chiamato Birreria, più esplicito di così…

Proprio all’interno di Eataly mi sono mosso come un cercatore di pepite d’oro per trovare la presenza di vini trentini, in mezzo a sterminati scaffali ripieni di ogni ben di Dio.
Finalmente, dopo aver setacciato l’intero megastore, trovo l’unico prodotto presente del nostro territorio, il Trentodoc delle cantine Ferrari. In realtà relegato su una tabella che parla di Metodo Classico Italiano, dominata quasi esclusivamente da prodotti provenienti dai nostri ‘cugini’ della Franciacorta. Si sa, quando si parla di marketing e di business, chi meglio di loro si sa vendere alla grande…

Esco da Eataly un po' scalfito nell’orgoglio, nell’aver constatato per l’ennesima volta il dominio della Franciacorta in termini di popolarità ai danni del nostro Trentodoc, ed inizio a riflettere un po’ sulla nostra identità vinicola, sulla nostra capacità di proporci al di fuori della nostra regione con personalità ed autenticità, e mi pongo diverse domande. Chi siamo, cosa facciamo, cosa rappresentiamo con il nostro vino, stiamo cercando di dare realmente il massimo, collaboriamo e facciamo gruppo per produrre il meglio e proporci con potenza?
Per carità, non credo sia necessario che si arrivi ad essere presenti con i nostri vini in tutti i mercati del mondo, o protagonisti delle bevande più cool di Sex and the city, ma se penso anche alla nostra realtà Italiana, il Trentino vinicolo ancora stenta a decollare, in confronto ai nostri amici Alto Atesini, che di anno in anno escono con vini sempre più osannati dal pubblico e dalla critica di settore.

Tempo di rientrare purtoppo, immerso nei i miei pensieri, e quasi all'imbarco sull'aereo mi casca l'occhio su uno scaffale di un Duty Free Shop al JFK e vedendo troneggiare il top wine per eccellenza in Trentino, il San Leonardo, a fianco di un Sassicaia. Evvai! Posso tornare a casa felice e soddisfatto! Eccomi di ritorno, Trento.
Ultimo istanti sul suolo americano ed un brivido mi corre sulla schiena posando lo sguardo nell'ultimo megastore, bottiglie mignon di Pinot Grigio Cavit. Due modi opposti di produrre vino, produzioni massicce per i supermercati da parte di Cavit ed alta qualità produttiva da parte dei Guerrieri Gonzaga. Sembra che l'America mi voglia far sentire già a casa. Ma non preoccuparti America, nel mio cuore, un piccolo pezzo lo occuperai sempre tu, magica New York.
 
Nel prossimo articolo daremo un po' di numeri, faremo una classifica semi-seria dei vini Trentini.

Gianni Pasolini 
g.pasolini@ladigetto.it

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