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Cambiamento epocale nello sport trentino – Di Nadia Clementi

Ne parliamo con Paola Mora, la prima donna eletta alla guida del Comitato Olimpico Regionale nel 2017

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Radicamento sul territorio, volontariato, promozione turistica dedicata; sono tanti gli elementi che fanno del Trentino una delle regioni più sportive d’Italia.
Ogni paese, anche il più piccolo e sperduto, ha un impianto sportivo - spesso nuovo di zecca - e diverse associazioni che praticano le attività più varie: dal calcio, grande classico italiano, a tutti gli sport di squadra, fino a quelli più particolari.
Un esempio su tutti è quello del curling: curioso sport invernale che in Val di Cembra ha dato vita a una squadra che da anni gareggia alle Olimpiadi sfidando i più forti al mondo. E proprio ieri la notizia che si è piazzata terza sul podio degli Europei di Tallinn (vedi).
Non bisogna inoltre dimenticare che anche il turismo sportivo è da tempo in forte ascesa nella nostra provincia. Il paesaggio fa ovviamente da cornice naturale a tante attività sia invernali che estive (dallo sci al ciclo-turismo, dalla vela sui nostri laghi fino al più classico trekking domenicale).
Proprio per questo motivo tante strutture ricettive si sono mosse di conseguenza, pensando a pacchetti vacanza e promozioni per gli sportivi.
 
Un circolo virtuoso che negli anni ha radicato la cultura dello sport su più livelli, passando anche per le scuole e arrivando fino alla terza età, ed è grazie a questa sportività dei trentini che proprio nella città di Trento si è svolto poche settimane fa il primo «Festival dello Sport».
Targata Trentino, RCS Gazzetta dello Sport, la kermesse ha visto le vie del centro colorarsi di rosa, il tradizionale colore delle pagine del famoso quotidiano sportivo, portando oltre 200 ospiti tra i grandi protagonisti dello sport italiano, 130 appuntamenti, tutti gratuiti, con oltre 500 giornalisti accreditati.
Buona la prima edizione dunque. E c’è da scommettere che la Provincia e il gruppo editoriale, insieme a tante aziende locali e nazionali, torneranno a investire anche il prossimo anno vista l’impressionante sfilata di campioni di tutte le specialità arrivati dal mondo intero e le oltre 50mila presenze in città.
 
Come dicevamo il Festival dello Sport è stato organizzato da La Gazzetta dello Sport e da tante realtà locali: oltre alla Provincia Autonoma di Trento, il Comune, Trentino Marketing, l’Apt Trento Monte Bondone Valle dei Laghi con il patrocinio del CONI e del Comitato Paralimpico.
Ed è proprio del CONI che oggi vi andremo a parlare, o meglio della Presidente del Comitato Provinciale di Trento: Paola Mora.
Eletta nel 2017, è la prima donna a ricoprire un ruolo di governo nella storia del Comitato Olimpico Nazionale.
Già presidente dell’Associazione Vela Lago di Ledro, vicepresidente del Comitato Federale di Vela e vicepresidente del Comitato Provinciale del CONI, Paola ha ricevuto il testimone da Giorgio Torgler.
 
Comune la visione d’intenti: proseguire nel solco della tradizione che vede il Trentino essere uno dei territori più sportivi d’Italia oltre a promuovere e diffondere lo sport nelle scuole.
L’unico neo infatti sottolineato subito dalla presidente Mora è quello dell’abbandono sportivo: l’età più delicata è quella tra i 15 e 20 anni, quando i ragazzi cominciano ad avere impegni scolastici sempre più importanti.
L’attività sportiva porta i ragazzi di fronte ad un bivio: o si prosegue in modo totalizzante per tentare di farne una carriera oppure non vale la pena proseguire. Per questo è necessario maggiore impegno da parte della scuola e delle associazioni per permettere ai giovani di conciliare meglio impegni scolastici e sportivi. Vale la pena in questa sede ricordare che negli Stati Uniti le scuole incentivano i ragazzi più dotati per le attività sportive facilitando loro il percorso didattico.
Altro punto cardine: il ruolo fondamentale dello sport nella prevenzione di malattie e nel mantenimento di un corpo in salute; un fattore non da poco considerando che la maggior parte degli adulti, anche coloro che in gioventù sono stati sportivi, vive una vita sedentaria.
 

 
Dottoressa Paola Mora, lo sport in Trentino gode di ottima salute, sia a livello amatoriale che professionistico: quali sono secondo lei le regioni di questo successo?
«Come ha ben detto lei, la buona salute dello sport in Trentino dipende da una serie di fattori: un ambiente favorevole, un patrimonio impiantistico di buon livello, una buona programmazione istituzionale, ma soprattutto passione e dedizione di molte persone che si impegnano per far crescere lo sport e la relativa cultura sul territorio.»
 
Il Trentino è da sempre culla di grandi atleti, basti pensare a Francesca Dallapè o al giovanissimo Yemaneberhan Crippa. Quali sono in questo senso le sfide di domani?
«Le Associazione Sportive, le Federazione e il CONI costantemente monitorano e mettono in atto politiche volte alla crescita del talento sportivo. Il Trentino è anche organizzatore e sede del progetto nazionale CONI Talenti 2020. All’interno di questa iniziativa riservata alle Federazioni Sportive Nazionali troviamo il progetto Talenti Trentini, riservato a giovani atleti ritenuti meritevoli dai rispettivi Comitati provinciali.
«L’obiettivo è quello di accompagnare, educare e far crescere il giovane talento sportivo a 360˚: abbiamo istituito in accordo con la Preparazione Olimpica un percorso educativo-psicologico, di educazione alimentare e di test di valutazione funzionale svolti al CeRiSM di Rovereto.
«I frutti di questo lavoro si raccolgono nel medio-lungo periodo: ben sette delle 14 atlete della Nazionale femminile di pallavolo, medaglia d’argento ai recenti Mondiali in Giappone, hanno vissuto l’esperienza del progetto Talenti 2020.
«Le premesse per un buon futuro sportivo ci sono. Non si tratta solo di talento e risultati: basti pensare al numero di giovanissimi che ogni settimana si mette in gioco anteponendo a tutto il divertimento e la gioia come successo al Trofeo CONI che ha visto comunque la vittoria del Trentino nel Contest TEM, speciale classifica riservata ai test di efficienza motoria.»
 

 
Il segreto del «Trentino sportivo» sta nella capillarità e nella professionalità del volontariato sportivo. In che modo è possibile incrementare questo trend positivo?
«Al volontariato oggi viene richiesto moltissimo. Non basta più la volontà e la dedizione. La professionalizzazione del servizio risulta fondamentale per la qualità del lavoro di tutti. Solo così è possibile conseguire risultati importanti a livello organizzativo e all’interno delle associazioni sportive nell’ambito dell’educazione sportiva e culturale dei giovani.
«Il volontariato è patrimonio del nostro territorio che deve essere coltivato. Non esiste una ricetta perfetta, ma di sicuro creare ponti tra giovani, associazioni e scuole permette alla società di godere a pieno dei valori positivi di cui lo sport si fa portatore. Dobbiamo riuscire a fidelizzare i giovani allo sport ed alle associazioni di riferimento.»
 
Sport e disabilità: cosa è stato fatto e cosa si può ancora fare per gli atleti paralimpici?
«Sport e disabilità sono un binomio imprescindibile. In questo ambito sono stati fatti numerosi progressi in termini di inclusione e di pratica agonistica. Per troppo tempo ci siamo affidati solo alla buona volontà dei genitori e di amici sportivi.
«Proprio in questo momento stiamo cercando di partire con il progetto Talenti Trentini con un settore dedicato proprio alla disabilità. Ci sono alcune difficoltà anche organizzative da superare, in quanto dobbiamo predisporre percorsi individualizzati, ma sono certa che ci riusciremo. È un privilegio ed un dovere poter lavorare con queste persone.»
 
Il momento più delicato per gli atleti in erba è tra i 15 e i 20 anni quando si abbandona lo sport per seguire al meglio gli studi: quali i progetti per evitare questa dispersione?
«L’abbandono sportivo in età adolescenziale è un problema, ma non è dovuto principalmente allo studio. Ricerche dimostrano che è un falso motivo. Direi piuttosto che dobbiamo fare autocritica e dire che dai 14 anni quando, per vari motivi anche condivisibili, la selezione sportiva diventa più stretta, lo sport non riesce a proporre stimoli e trovare vie per essere ancora attraente per i nostri giovani. È in questo senso che dobbiamo operare cercando di predisporre percorsi alternativi e complementari all’agonismo che possano intercettare l’interesse dei giovani trentini.
«Purtroppo nell’età dove i giovani sono più fragili nella costruzione della loro personalità - cioè nell’adolescenza - e dove avrebbero più necessità dei valori e dell’educazione che lo sport può e deve dare loro, li perdiamo o non riusciamo a trattenerli nelle nostre associazioni a nessun titolo.
«Qui si deve fare un grosso lavoro condiviso con le altre agenzie educative. L’Università e la scuola hanno al loro interno progetti per favorire la dual career degli atleti o delle promesse dello sport e questo è un nodo di fondamentale importanza, ma il lavoro che dobbiamo fare è sul diritto alla pratica sportiva di tutti i ragazzi.
«Non tutti possono e devono diventare atleti olimpici, ma tutti devono poter crescere nello sport per diventare cittadini preparati e consapevoli.»
 

 
Giappone 2020. Le Olimpiadi sono sempre più vicine. Gli atleti della nostra regione si difenderanno bene come sempre. Quali saranno le discipline più rappresentate?
«Credo che i nostri atleti stiano lavorando bene in vari ambiti, dall’atletica al ciclismo, poi arrampicata, nuoto, vela, tennis, sport di precisione, solo per citarne alcuni, senza voler sminuire le altre discipline dove ci sono atleti con grandi potenzialità e risultati importanti che certamente avranno la possibilità di giocarsi la partecipazione alle Olimpiadi di Tokyo 2020.
«Saranno il nostro orgoglio e lo stimolo per i nostri giovani: a loro tutta la vicinanza del CONI provinciale.»
 
Ovviamente «non tutto è oro quel che luccica»: quali sono a suo parere gli aspetti sui quali dobbiamo ancora migliorare?
«Certamente dobbiamo lavorare sullo sport d’inclusione. In seconda battuta la prevenzione, sia in ambito sanitario che rivolto alle fragilità e, come detto prima, specialmente quello rivolto ai giovani. Dobbiamo lavorare in sinergia con varie agenzie educative.
«La Provincia Autonoma di Trento con il Dipartimento della Conoscenza condivide con il CONI progetti rivolti alle classi prime e seconde della scuola primaria che sono all’avanguardia in Italia.
«Per le classi quinte, unico caso in Italia, è stato introdotto l’insegnante di scienze motorie per le due ore curriculari. Grazie a queste iniziative stiamo cercando di dare all’educazione motoria e fisica in ambito scolastico la stessa dignità che hanno le altre materie. È un cambio di prospettiva a livello sociale che porterebbe senz’altro vantaggi anche in ambito sanitario.
«Federazioni, Disciplina Sportive Associate, Enti di Promozione Sportiva e lo stesso CONI devono impegnarsi per proporre a tutta la popolazione uno sport che sia esperienza appagante e soddisfacente, ingrediente parte della vita quotidiana per tutta la vita.
«Possiamo migliorare in seconda battuta nell’assistenza ai nostri atleti di punta garantendo loro sostegno ed impianti sportivi adeguati senza dimenticare percorsi di inserimento lavorativo al termine della carriera sportiva.»
 
Nadia Clementi - n.clementi@ladigetto.it
Dott.ssa Paola Mora – Presidente del CONI www.trento.coni.it

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