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«Onorare i morti aiutando i vivi» – Di Nadia Clementi

Intervista al presidente dell’Associazione Nazionale Alpini di Trento Maurizio Pinamonti

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Essere alpini in Trentino ha un significato particolare e anche coloro che non hanno mai svolto il servizio militare sotto il cappello dalla penna nera, nutrono un particolare affetto e gratitudine per un’associazione che nel nostro territorio si spende moltissimo per il sociale e non solo.
Molti hanno ancora negli occhi le immagini dell’adunata alpina a Trento, quando nel maggio 2018 si sono riversate per le strade del capoluogo oltre 500.000 persone che hanno assistito alla sfilata di oltre 90.000 penne nere provenienti da tutta Italia. 
 
Si è trattato di un momento di forte impatto per la nostra città, che ospita appena 100.000 abitanti, sobborghi compresi, e che, tra una polemica e l’altra, alla fine ha trasformato Trento per pochi giorni in un luogo festante e pieno di colori, anzi pieno di Tricolori.
L’Associazione Nazionale Alpini è stata il motore e il cuore di questo evento straordinario che ha caratterizzato il 2018 trentino, ma l’ANA non è ovviamente riconosciuta solo per l’adunata, i momenti goliardici e le parate, si tratta in realtà di un’associazione dalla storia centenaria: nacque infatti proprio nel 1919 a ridosso della tragedia europea che è stata la Prima Guerra Mondiale. 
 

 
Il primo conflitto è stato segnato e ha segnato la vita di migliaia di alpini, giovani ragazzi che arrampicati sulle montagne hanno dato i migliori anni della propria giovinezza, spesso senza sapere che di lì a breve la morte li avrebbe colti, tra i ghiacci dell’Adamello, alle rive del Piave e in trincee fangosa.
Si è trattato di un evento storico che ha segnato in modo indelebile l’identità dei trentini e ancora di più dei trentini alpini.
Oggi i gruppi ANA hanno scopi ben più pacifici e la loro attività si basa soprattutto su opere di volontariato e di mantenimento dello spirito alpino, fatto di patriottismo, coraggio e lealtà. 
 
In Trentino sono attivi 261 gruppi ANA per un totale di oltre 23.000 soci, le loro attività sono tra le più disparate e la sede degli alpini è spesso un punto di riferimento nei paesini più sparsi della nostra regione, dove gli stessi sono attivi nel volontariato sociale, nell’organizzazione di sagre e nell’ordine pubblico durante le manifestazioni.
Secondo quanto emerso dalla relazione annuale dell’ANA del 2018 si contano 23.534 penne nere nel nostro territorio, di cui circa 18.000 sono i soci effettivi, ovvero alpini in congedo. 
 

 
Lo scorso anno, questi - gli unici che hanno diritto ad indossare il bantam, ovvero il rinomato cappello verde decorato con la penna - erano 273 unità in più.
A creare una certa preoccupazione, si aggiunge anche il fatto che oltre la metà degli associati ha più di 60 anni, mentre quasi un terzo del totale (oltre il 28%) ha già superato la settantina.
Per fronteggiare il problema almeno sul breve periodo, si è parlato di nuove forze tra gli aggregati nonché di un possibile accorpamento dei gruppi meno numerosi, sull’esempio di quanto già avvenuto in Valle di Non con il gruppo Ville d’Anaunia.
 
Sul lungo termine, invece, la proposta di introduzione di una leva breve obbligatoria consentirebbe, a detta dei proponenti, di formare un bacino di nuovi possibili associati in grado di mettersi in gioco a scopo interamente benefico.
A 100 anni dalla fondazione dell’ANA ed a quasi un anno dalla storica adunata, abbiamo intervistato il presidente della sezione ANA di Trento Maurizio Pinamonti, già al suo terzo mandato alla guida delle penne nere della Provincia.
 

 
Presidente Pinamonti, l’adunata degli alpini del 2018 è rimasta nel cuore di molti trentini, e non solo, poi certo non sono mancate le polemiche. Un bilancio a un anno della manifestazione?
«Credo che la nostra Adunata sia rimasta nel cuore non solo agli Alpini trentini, ma più in generale in tutta la comunità trentina, oltre che in molti cuori fuori regione.
«Abbiamo fortemente voluto l’Adunata a Trento lo scorso anno, a cent’anni dalla conclusione del più grande e disastroso conflitto mondiale, a causa del quale la nostra terra e le sue genti, spesso esiliate in terre lontane, tanto hanno sofferto.
«Così abbiamo voluto riaffermare, con questo nostro evento, i valori della pace, della condivisione, della solidarietà e dell’unità tra i popoli.
«Qualche polemica c’è stata nei mesi precedenti e nei giorni dell’Adunata, polemiche sterili che si sono peraltro dissolte nel giorno dell’evento e nei giorni successivi.
«Il bilancio che possiamo tracciare ad un anno da quell’evento è dunque senz’altro positivo, il riscontro lo abbiamo ancora adesso: moltissima gente trentina e non alpina, incontrandoci ci ferma ricordando con gioia i giorni dell’adunata e ringraziandoci per quanto fatto.»
 

 
L’ANA è una delle associazioni di volontariato più stimate e conosciute del Trentino, ma se dovesse spiegare l’attività degli Alpini ad un marziano quali sono le cose che gli racconterebbe?
«Gli alpini sono delle persone semplici, fedeli a valori quali l’attaccamento al proprio territorio, l’amicizia, la solidarietà, l’altruismo, il senso del dovere, elementi mescolati in uno e cementati durante la naja, e nel tempo espressi ripetutamente negli interventi successivi a drammatiche situazioni nazionali ed internazionali, sempre in aiuto alle persone colpite da calamità naturali, o da necessità contingenti.
«Gli Alpini sono sempre presenti e disponibili nelle nostre comunità, per organizzare momenti gioviali ed allegri, ma non solo; si adoperano nel corso dell’anno per aiutare il prossimo, sulla spinta del motto Onorare i morti aiutando i vivi.
«Li vediamo, in molti paesi, come punto di riferimento per l’emergenza, dare vita ad iniziative di solidarietà e di protezione civile, accorrere in occasione di grandi e piccole calamità, partecipare a manifestazioni pubbliche, raccogliere fondi da destinare a istituti o enti di assistenza e istituzioni locali, concorrere alla raccolta di generi alimentari di prima necessità indetta dal Banco Alimentare ed assistere opere missionarie in ogni parte del mondo. Riassumendo: l’Alpino è là dove le necessità della comunità lo richiedono.»
 

 
Si avvicina l’adunata 2019, quest’anno nella città di Milano, come si stanno preparando le penne nere trentine?
«Come ogni anno tutti i nostri Gruppi alpini si organizzano per partecipare al nostro più importante appuntamento associativo.
«Molti alpini si sono già organizzati per allestire dei campi nelle aree attrezzate, altri si preparano per arrivare a Milano con pullman o con i propri mezzi.
«La sezione di Trento sarà presente con circa 5.000 alpini, sfileremo in cinque blocchi, suddivisi per zone accompagnati da cinque delle nostre fanfare e dai nostri due cori.»
  

 
100 anni dalla fondazione dell’ANA, quali sono le celebrazioni previste?
«L’Adunata a Milano è stata proposta per ricordare i cent’anni della costituzione dell’ANA, avvenuta proprio a Milano l’8 luglio del 1919. Anche il tema dell’Adunata quest’anno sarà proprio a ricordo del centenario: 100 ANNI DI CORAGGIOSO IMPEGNO.
«Molte manifestazioni verranno programmate nelle 80 Sezioni dell’Associazione.
«Per noi rimane un obiettivo ben preciso: l’inaugurazione del Museo Nazionale Storico degli Alpini sul Doss Trento prevista per il 12 ottobre prossimo; attualmente sono in corso i lavori di ampliamento e riqualificazione, grazie ai quali sono venuti alla luce anche importanti ritrovamenti archeologici sulla storia della nostra comunità. Anche di questo andiamo particolarmente orgogliosi.»
 

 
L’ANA nasce a ridosso della fine della Prima Guerra Mondiale, un anniversario giustamente celebrato e ricordato per riflettere su un evento che ha segnato generazioni di uomini e donne. Qual è oggi l’eredità di quel conflitto?
«I nostri veci, reduci del primo conflitto mondiale, hanno voluto ritrovarsi poco dopo la fine della guerra sul Monte Ortigara per ricordare i compagni che avevano sacrificato la loro vita nel compimento del loro dovere. Li hanno voluti ricordare erigendo una colonna mozza con inciso il motto per non dimenticare.
«Da quel primo incontro gli alpini si sono sempre ritrovati ed, in ogni occasione d’incontro, hanno sempre rivolto il loro affettuoso pensiero a quanti non hanno più fatto ritorno a casa.
«Su queste basi è stata quindi fondata l’ANA. Per questo, ancora oggi, il messaggio che lanciamo ogni anno è quello della solidarietà, della fratellanza e della pace.»
  

 
Uno dei problemi che riscontra la vostra associazione è la mancanza di giovani leve. Quali sono le vostre proposte per attirare i ragazzi alle vostre attività?
«Purtroppo con la sospensione del servizio militare obbligatorio sono venute a mancare le forze giovani all’interno della nostra Associazione. Abbiamo dato la possibilità a coloro che, pur non avendo svolto il servizio militare, vogliono essere parte di quest’Associazione di poter partecipare ed iscriversi ai nostri Gruppi in qualità di Amici degli Alpini.
«Queste persone, con cui condividiamo lo spirito ed i valori dell’Associazione, partecipano attivamente, ed ormai in maniera determinante, alle molteplici attività dell’ANA.
«Le attività più frequentate, e che maggiormente vedono impegnati i giovani con noi, sono la Protezione Civile e l’attività sportiva.»
 

 
E’ di pochi giorni fa la sua proposta di attivare una leva obbligatoria di poche settimane per dar nuova vita al volontariato tra i giovani. Non trova però importante mantenere la libertà di scelta e dare la possibilità di fare Servizio Civile, seppur obbligatorio?
«La proposta di attivare una leva obbligatoria per tutti i giovani, non è mia, ma viene proposta dalla nostra Associazione.
«Riteniamo che un servizio obbligatorio per tutti, maschi e femmine, e che duri dai sei ai nove mesi debba essere finalizzato alla preparazione dei giovani soprattutto nella formazione di protezione civile, piuttosto che nello specifico campo dell’attività militare in senso stretto, che deve essere lasciata ai militari professionalizzati.
«Crediamo fermamente che tale esperienza possa essere una scuola di vita e preparazione per la società di domani, dove il dovere vada tenuto in considerazione quanto il diritto.
«Insomma un servizio obbligatorio per tutti è un modo per abituare i giovani a stare assieme agli altri, a prescindere dalle loro origini, e insegnare loro il rispetto e gli obblighi che lo status di cittadini ci impone: il dovere serve anche a capire che non viviamo soli in questo mondo e che possiamo mettere a disposizione un po’ del nostro tempo per il nostro Paese, senza per questo essere privati della libertà.»
 

 
Quali sono le sfide dei prossimi 3 anni per l’ANA di Trento?
«Il prossimo anno ricorrerà il centenario della costituzione della nostra Sezione. Stiamo pensando di organizzare degli eventi degni di tale traguardo, ed a ricordo di questo importante anniversario.
«Nell’immediato, partiremo nei prossimi mesi con la ricostruzione in alcune zone delle nostre valli, devastate dalla tempesta Vaia del 29 ottobre scorso. Abbiamo raccolto dei fondi con la vendita dei panettoni per Natale lanciando lo slogan Aiutaci ad aiutare - l’Alpino adotta un pino.
«Un altro intervento nella solidarietà sarà la collaborazione nella costruzione di una casa a Rondine, un piccolo borgo, vicino ad Arezzo, in cui convivono ogni anno trenta giovani provenienti da paesi in conflitto tra di loro con lingua, religione e cultura profondamente diverse. Crediamo che in questo momento storico dove le intolleranze razziali, di religione ed ideologiche purtroppo sono troppo spesso causa di conflitti, la Cittadella della Pace di Rondine rappresenti un bell’esempio da seguire. Insomma un modo per rendere il mondo migliore di come lo abbiamo trovato.»

Nadia Clementi – n.clementi@ladigetto.it
trento@ana.it - presidente.trento@ana.it


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