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L'équipe di senologia clinica di Trento – Di Nadia Clementi

Oggi parliamo di un'eccellenza trentina: Senologia clinica e Screening mammografico

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Ogni anno in Trentino si registrano 400 nuovi casi di tumori al seno, uno dei tumori più diffusi e allo stesso tempo più guaribili grazie soprattutto alla prevenzione e allo screening svolto dall’Azienda Sanitaria della nostra Provincia.
A tal proposito è utile ribadire che oltre allo screening, è fondamentale la prevenzione: evitare il fumo, ridurre il consumo di alcool, seguire la dieta mediterranea e fare attività fisica. Si tratta di fattori che riducono del 15-20% la possibilità di ammalarsi, ed evita per quasi un terzo la possibilità di recidiva per donne che hanno già avuto una diagnosi di lesioni tumorali.
È risaputo che la neoplasia al seno si manifesta in tutte le fasce d’età, il 41% è diagnosticata nelle donne fino ai 49 anni, il 22% nelle over 50, ed è proprio a queste ultime che è rivolto il programma di screening che ogni anno coinvolge oltre 28.000 donne.
Il servizio offerto dall’Unità di Senologia clinica e Screening mammografico dell’Azienda sanitaria di Trento si ispira ad un modello di organizzazione composto da un team di esperti tutti dedicati alla patologia mammaria.
Offre un percorso completo, dalla prevenzione alla diagnosi e al follow-up per rispondere a tutte le richieste di salute delle donne.
 

 
L’Unità di Senologia di Trento è dotata di una tecnologia avanzata per eseguire le indagini mammografiche anche con acquisizione tridimensionale, la cosiddetta «tomosintesi» ad alta risoluzione, che permette di ottenere mammografie o immagini mammografie sempre più precise.
A queste si affiancano tutte le procedure diagnostiche mini - invasive, dal prelievo citologico con ago sottile («ago aspirato») a quello istologico con aghi di diametro maggiore, al fine di ottenere piccoli frustoli di tessuto («microbiopsie»), che consentano non solo la diagnosi ma anche la caratterizzazione della lesione campionata.
Presso questo Servizio viene formulata la diagnosi di patologia mammaria che si fa carico dell'organizzazione e della gestione dell'iter diagnostico, dalla comunicazione di diagnosi e alla presentazione del paziente alla rete clinica, con l’obbiettivo finale di garantire ad ogni paziente la continuità nel processo diagnostico e la formulazione di programma terapeutico personalizzato, grazie ad un consulto specialistico multidisciplinare.
Oltre alle circa 28.000 donne tra i 50 e i 69 anni che aderiscono al programma di screening si aggiungono i controlli spontanei e gli esami di follow-up per le donne guarite, per arrivare in totale a oltre 60.000 prestazioni erogate dal Reparto di Senologia di Trento ogni anno.
 

 
Lo scorso sabato 5 ottobre, l’Unità operativa di senologia clinica e screening mammografico di Trento ha permesso per la prima volta ai cittadini di visitare la struttura accompagnati da medici, tecnici, infermieri e personale amministrativo, disponibili a chiarire dubbi e a sensibilizzare i cittadini sull’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce dei tumori. La mattinata informativa è stata promossa in collaborazione con la Lilt (Lega italiana lotta tumori) nell’ambito del mese di ottobre dedicato alla prevenzione dei tumori. 
 
Per conoscere da vicino questa eccellente realtà sanitaria presente sul nostro territorio, ci siamo recati anche noi presso il Centro per i servizi sanitari di viale Verona. 
Qui abbiamo incontrato alcuni operatori dell’equipe di senologia guidata dal dottor Marco Pellegrini. 
 
 
 
La prima sensazione entrando in reparto è che il percorso diagnostico dei tumori della mammella venga gestito da operatori formati e dedicati che si adoperano ogni giorno per fare diagnosi, dirimere dubbi e dissipare ansie.
Si evince come la personalizzazione e il rapporto umano sembrano essere le fondamenta di una macchina complessa, composta da ingranaggi perfettamente oliati che conducono il paziente per mano durante tutto il percorso terapeutico.
Durante la visita siamo stati accompagnati nei vari ambulatori partendo dall’accettazione del paziente per arrivare alle sale mammografiche e di ecografia dove abbiamo incontrato una parte dello staff che su base volontaria era presente: il personale amministrativo, gli infermieri, i tecnici specializzati e i medici dell’Unità operativa.
Questi, singolarmente, ci hanno spiegato nelle seguenti interviste l’importanza del loro ruolo all’interno dell’Unità operativa stessa.
Come ad esempio cosa fare alla comparsa di un sintomo dopo un esame negativo e i tempi di attesa dopo un prelievo bioptico, fino ad illustrarci i passi fondamentali per l’autopalpazione, un autoesame importantissimo per rilevare i cambiamenti del seno e i possibili noduli.
 
 Le interviste 

Dottor Marco Pellegrini, direttore dell'Unita operative di senologia


 
«Per primo abbiamo incontrato il primario, il dr. Marco Pellegrini, che ci ha spiegato come è composto il suo team: 8 medici, 14 tecnici, 3 amministrativi di cui uno addetto al CUP, più 4 infermiere che svolgono il ruolo importate di presa in carico del paziente. L’unità accoglie anche alcune studentesse specializzande da fuori regione che avranno la possibilità di formarsi proprio qui in senologia clinica.
Il primario ci ha illustrato inoltre che gli obiettivi del suo team sono molteplici: rispondere ai problemi di diagnostica clinica, ottenere la diagnosi precoce delle forme neoplastiche della mammella, migliorare la percentuale dei tumori scoperti in fase precoce e ridurre quella dei tumori in fase tardiva.
Grazie all’eccellente operato del suo staff, prosegue Pellegrini, l’Unità operativa di Senologia permette di svolgere un servizio di alta qualità alle numerose pazienti che si presentano e che sono seguite dall’accettazione fino al termine del percorso. 
 
Il servizio è disponibile tutti i giorni dal lunedì al venerdì (esclusi i festivi) dalle ore 8.00 alle ore 20.00 e come per tutti i servizi dell’Azienda Sanitaria la prenotazione degli esami avviene tramite CUP. Il servizio di screening provinciale gestisce le chiamate (ogni 2 anni) delle donne inserite nel programma a seconda delle fasce di età e del comprensorio di provenienza: le mammografie delle donne inserite nel programma di screening vengono espletate da personale tecnico dedicato.
In caso di necessità di ulteriori esami di approfondimento le donne vengono richiamate.
I medici del servizio sono disponibili a rispondere telefonicamente ad eventuali quesiti posti dalle pazienti o dai Medici di Medicina Generale, dal lunedì al venerdì dalle ore 12.00 alle ore 12.30 al numero 0461 902377.
 
Al momento il dottor Pellegrini si ritiene soddisfatto della gestione di tale Unità operativa poiché è dotata di apparecchiature all’avanguardia e la sede è facilmente raggiungibile grazie alla sua ubicazione nel polo sanitario di Trento Sud che dispone di comodi parcheggi.
«Poiché un buon medico pensa non solo al presente ma soprattutto al futuro», Pellegrini spera che, un domani, vista la numerosa affluenza di pazienti (circa 200 al giorno), ci sia la possibilità di ottenere nuovi spazi, al fine di accoglierli in ambienti ancora più confortevoli.»
 
Dottoressa Fantò, responsabile dell'Unità semplice di screening mammografico.


 
Veniamo accolti presso l’area desck, adibita ad accettazione per la manifestazione, dalla dottoressa Fantò responsabile di struttura semplice dello screening mammografico. La dottoressa, promotrice dell’iniziativa open day in senologia, ci accompagna in una simulazione del percorso di una donna con un sintomo a cui segue una diagnosi.
Dopo l’accettazione, veniamo accompagnati nelle sale mammografiche e negli ambulatori di ecografia. Nella sala ecografica la donna incontra l’equipe medico-infermiera.
Il medico supportato dall’infermiera di senologia, visita la paziente, interpreta la mammografia e completa il percorso con l’ecografia.
La dottoressa Fantò ci spiega che l’ecografia da sola dopo i 40 anni non basta a fare diagnosi, bisogna necessariamente far seguire l’ecografia alla mammografia.
Se il sintomo della paziente venisse confermato dagli approfondimenti strumentali eseguiti, ci spiega il medico, alla donna verrebbero proposti prelievi di cellule o tessuto.
Oggi si lavora fornendo una diagnosi istologica, quindi si predilige il prelievo di frammenti di tessuto che, oltre a fornire una caratterizzazione della lesione in oggetto, fornisce anche informazioni sullo stato dei recettori e sui markers biologici.
 
Tutto questo si rende necessario perché la cura dei tumori mammari è cambiata, non ci si giova solo della chirurgia ma ci sono terapie mirate, biologiche e ormonali.
Quindi il ruolo del diagnosta è fondamentale per produrre una diagnosi ed un corretto bilancio di estensione della patologia da curare, senza dimenticare l’individuazione delle lesioni non palpabili, che sono quelle diagnosticate con più frequenza e che richiedono l’individuazione da parte del senologo, prima dell’intervento.
Oggi è impensabile che il ruolo del diagnosta senologo possa essere svolto da un generico radiologo, la patologia è così complessa che richiede personale formato e dedicato.
La dottoressa Fantò ci dice che solo con lo screening mammografico, che si rivolge a 28.000 donne asintomatiche in una fascia di età compresa tra i 49 ed i 69 anni, si fa diagnosi precoce di 200 piccoli tumori all’anno.
Un’altra quota di tumori, circa altri 200, deriva dallo screening spontaneo, cioè dalla clinica, dalle pazienti sintomatiche che accedono al servizio con impegnativa del medico di famiglia.
Tutte le pazienti a cui si fa diagnosi di tumore della mammella vengono accompagnate nel percorso successivo che prevede la presentazione dei casi alla rete clinica dei colleghi del Santa Chiara attraverso consulti multidisciplinari per individuare il trattamento terapeutico mirato al problema. Una volta concluso il percorso diagnostico si apre quindi il percorso terapeutico che in trentino si giova della presenza di una breast unit complessa formata da tutti i professionisti necessari e dedicati a tali patologie, in linea con le più recenti esperienze internazionali.»
 
Il dottor Michele Caliari, Coordinatore tecnico.


 
Lo screening, come abbiamo visto in premessa, rappresenta uno dei punti focali per la prevenzione e la cura precoce del tumore al seno.
Ogni due anni la popolazione femminile dai 50 ai 69 viene invitata, tramite una lettera inviata a casa, a presentarsi per fare la mammografia.
Si tratta di un programma da un lato con aspetti classici, dall’atro è molto complesso in quanto rivolto alla popolazione residente in Trentino, con tutte le problematiche orografiche del nostro territorio; pertanto deve tenere conto di molti fattori ma che in primis deve soddisfare le esigenze delle donne per facilitarne la massima adesione.
«Incontriamo quindi il dr. Michele Caliari, coordinatore tecnico che segue la programmazione dello screening provinciale da quasi vent’anni, convocando le donne registrate nell’anagrafe assistibili dell’Azienda Sanitaria alimentata, a sua volta, da quella dei Comuni.
Il dott. Caliari ci ha spiegato che per offrire a tutte le donne la possibilità di partecipare allo screening presso l’Unità Operativa di senologia e screening mammografico di Trento, nella programmazione degli inviti tiene conto della conformità del territorio ed anche delle peculiarità socio-economiche della singola comunità: ad esempio, nel periodo di raccolta delle mele l’invito per le donne della valle di Non viene sospeso.
 
L’attenta programmazione si è dimostrata negli anni un sistema vincente ed ha permesso un’alta copertura di adesione allo screening, una delle più elevate in Italia.
Inoltre da qualche anno nelle Valli di Fiamme e Fassa, Primiero Vanoi e Non-Sole, con la collaborazione della LILT, per facilitare la partecipazione allo screening, sono messi a disposizione dei trasporti con pullmini che agevolano il viaggio delle donne a Trento.
In conclusione il dott. Caliari riferisce che oggi la mammografia di screening viene svolta da Tecniche sanitarie di radiologia medica poiché si cerca di mettere il più possibile a suo agio la donna che potrebbe altrimenti imbarazzarsi se non incontrasse un’altra donna.
In conclusione il dott. Caliari, riferisce qualche difficoltà. Ovviamente non è tutto oro quel che luccica e anche in Trentino si sentono le problematiche legate alla mancanza di personale. Il personale femminile, assente per maternità, non è sostituito con pesanti disagi nel coprire le assenze e garantire puntualmente l’attività necessaria per assicurare le prestazioni di screening a tutta la popolazione.»
 
Dottoressa Marvi Valentini, medico.


 
È il momento di incontrare la dottoressa Marvi Valentini, referente specializzata in senologia per pazienti ad alto rischio, ovvero con mutazione genetica.
Negli ultimi anni, sono circa 300, le pazienti che si sono recate presso l’Unità Operativa di senologia perché hanno in famiglia casi di tumore alle mammelle o alle ovaie.
Dopo una prima anamnesi familiare, la dottoressa Valentini individua le donne che dovranno essere inviate dalla genetista per il test genetico.
Le donne che risultano positive entrano in un percorso mirato di prevenzione e sorveglianza, partecipando ad un percorso con un team multidisciplinare, composto da varie figure professionali come il senologo, l’oncologo e il chirurgo, ma anche da ginecologo, genetista e psicologo. Successivamente viene individuato il percorso più adatto ad ogni singola donna.
 
Per le pazienti che sono già state operate da tumore sono previsti dei protocolli mirati con gli esami più ravvicinati nel tempo, quali la mammografia e l’ecografia associati alla risonanza magnetica.
Lo screening per le donne ad alto rischio permette una diagnosi più accurata poichè sono pazienti che hanno un rischio, di 6 o 7 volte superiore di ammalarsi rispetto alla popolazione generale.
Di fondamentale importanza per la dottoressa Valentini è individuare precocemente le donne che non sanno di avere questa mutazione genetica e successivamente prenderle in carico per la prevenzione.
La presenza di una mutazione viene rilevata con un semplice esame del sangue, spiega la dottoressa, «è comunque necessario fare un distinguo importante: avere questo tipo di mutazione non significa automaticamente ammalarsi, ma bensì di essere più a rischio rispetto alla popolazione generale di contrarre un tumore alla mammella». 
 
Tecniche radiologhe


 
Passiamo ora al reparto di radiologia dove incontriamo Elisabetta Cauli, tecnica radiologa da 20 anni. Qui per quanto riguarda lo screening mammografico, vengono accolte quasi 100 pazienti al giorno che si presentano con lettera d’invito che solitamente sono asintomatiche, e quindi non hanno problemi al seno evidenti.
Fin dall’ingresso in sala mammografica Elisabetta e le sue colleghe sono coscienti del carico di ansia dovuto all’esame e fastidiosa compressione della mammella che esso comporta; per questo quando si tratta della prima volta i tecnici spiegano alla paziente il perché avviene la compressione, il cui scopo è quello di permettere di bloccare il seno e quindi di avere un’immagine diagnostica nitida e non sfuocata.
Inoltre la compressione contribuisce a diminuire la dose di radiazione e a migliorare in generale la qualità dell’esame.
La proiezione dura 15 secondi e si ripete per 4 volte in posizione diverse 2 a destra e 2 a sinistra. Il tutto viene registrato in un programma condiviso tramite una cartella che viene immediatamente trasmessa ai medici per la diagnosi.
Il ruolo di Elisabetta e delle altre colleghe tecniche è quella di effettuare una prima valutazione pratica dell’esame, verificando che quest’ultimo si sia svolto correttamente, poi la valutazione clinica spetta al medico.»
 
Dottoressa Alice Pozzetto, medico 


 
La dottoressa Alice Pozzetto è medico nell’Unità di senologia clinica e screening mammografico quotidianamente interpreta lo screening mammografico di donne asintomatiche e sintomatiche.
«La mammografia – ci spiega la dottoressa – viene eseguita con una macchina di tomosintesi, ovvero che restituisce un’immagine estremamente dettagliata e tridimensionale del seno della paziente.
«La macchina è presente nell’Unità operativa di senologia dal 2014 ed è un’evoluzione della vecchia macchina di stratigrafia tradizionale e permette di individuare con maggior precisione eventuali lesioni.
«Il referto viene letto con la tecnica del doppio cieco, ovvero lo stesso esame viene valutato da due medici distinti che non conoscono il responso l’uno dell’altro: questa modalità permette di avere una lettura non influenzata da fattori esterni e se l’esito è di due risposte non sovrapponibili, ad esempio una negativa e l’altra positiva, interviene un terzo lettore che può confutare oppure confermare una delle due ipotesi.
«Nel caso di esito dubbio la paziente viene richiamata a fare gli approfondimenti di secondo livello dello screening, è un’eventualità che può spaventare ma non è detto che significhi necessariamente la presenza di un tumore: possono essere richiamati anche per casi di tumori benigni oppure per approfondire un esame poco chiaro.
Un richiamo prevede un approfondimento mammografico se necessario con appositi mammogrammi, una ecografia e una visita clinica in cui si va approfondire il problema. Se vi è la necessità si fanno degli accertamenti mirco-istologici tramite prelievo per dissipare ogni possibile dubbio.»
 
Marica Girardelli, infermiera


 
Lo screening e la prevenzione sono fondamentali ma non bisogna dimenticare che ogni donna può, con regolarità, prendersi cura del proprio corpo e imparare pochi gesti che possono salvargli letteralmente la vita.
Come fare ce lo ha spiegato bene Marica Girardelli, infermiera in senologia da 3 anni, che facilita la comunicazione con la donna, i familiari e i caregiver, fornendo informazioni sui trattamenti. Fornisce il supporto emotivo in ogni fase del percorso e ne assicura continuità assistenziale, ponendo la centralità della persona.
Durante l’ecografia dà indicazioni alle pazienti per l’auto-esame del seno, una pratica importante e che tutte le donne dovrebbero imparare a fare.
 
«La prima cosa è l’osservazione del nostro corpo: almeno una volta al mese, meglio mantenere un giorno fisso tra il settimo e il quattordicesimo giorno del ciclo, davanti allo specchio bisogna osservare se sono presenti anomalie cutanee, avvallamenti, alterazione del profilo, ispessimento, pelle a buccia di arancia, retrazione del capezzolo, con particolare attenzione alla eventuale presenza di secrezioni.
«Dopo l’osservazione si passa all’autopalpazione: in piedi o da sdraiati bisogna alzare il braccio e con la mano e le dita piatte eseguire dei movimenti circolari per andare a sentire negli strati sottostanti al seno per intercettare eventuali presenze di noduli. Nel caso in cui una donna dovesse trovare delle anomalie con questa semplice pratica deve recarsi immediatamente dallo specialista per gli opportuni accertamenti.»
 
Dottor Paolo Bordon, direttore generale dell’Azienda Sanitaria di Trento


 
Il nostro tour del Centro di Senologia di Trento si conclude con il commento del dottor Paolo Bordon, direttore dell’Ospedale, che si fa promotore dell’apertura degli ospedali nei confronti dei pazienti e dei cittadini: una pratica per far conoscere il lavoro e le eccellenze del nostro sistema sanitario.
«Sono favorevole all’iniziativa di aprire le porte dei nostri reparti affinché la gente possa conoscere e colloquiare con il personale altamente qualificato.
«Siamo orgogliosi – aggiunge Bordon – di essere i primi in Italia a proporre un programma di screening per la popolazione con Tomosintesi.»
 
Ribadisce ancora Bordon che «lo screening, insieme alla prevenzione e all’autopalpazione, è la cosa migliore che la donna può fare per prendersi cura della salute del proprio seno.
«Le campagne di screening sono interventi di prevenzione secondaria, – continua. – Non evitano l’insorgenza del tumore, ma hanno l’obiettivo di intercettare per tempo, quando ancora è facilmente curabile senza compromettere gravemente la qualità della vita delle pazienti.
«Nell’ambito della giornata informativa è importante parlare anche di prevenzione primaria, che passa necessariamente attraverso i sani e corretti stili di vita, – conclude. – La prevenzione è l’arma più potente che abbiamo per combattere i tumori e che ha permesso, ad oggi, grazie alla professionalità e alla competenza di tanti medici, infermieri e tecnici qualificati, di aumentare le possibilità di sopravvivenza al 90%.»

Nadia Clementi - n.clementi@ladigetto.it
Info: 0461 902377; servizio.senologia@apss.tn.it

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Subscribe to comments feed Commenti (2 inviato)

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Tiziana 19/11/2019
Conosco il team perché ormai da parecchi anni mi sottopongo ai controlli biennali avendo familiarità.
Il team da te presentato, cara Nadia, lo conosco bene.
Tutti super fantastici!
Grazie perché offri un’informazione fondamentale a tutte le donne.
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Giorgia 17/11/2019
Complimenti per il servizio lo condivido sono davvero tutti molto gentili e professionali.
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