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Barbara Cappello, «Illusioni» a Venezia – Di Daniela Larentis

Nell’ambito di un progetto curato da Adolfina de Stefani, è stata invitata a interpretare artisticamente il 9° capitolo di un libro di Dorothea Tanning – L’intervista

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Trittico di Barbara Cappello. Illusioni, 2020.
 
Il progetto artistico intitolato «Come vivremo in un prossimo futuro?|How will we live in the future?», ideato e curato da Adolfina de Stefani, ha preso il via lo scorso 9 maggio e si concluderà il 15 ottobre 2020, presso la galleria Visioni Altre, Campo del Ghetto Novo, Venezia.
Nell’ambito di questa proposta, sabato 5 settembre 2020 alle ore 19.00 - Alessandro Zanini e Laura Spedicato presenteranno «ABISSO – un fine settimana» di Dorothea Tanning.
Con l’occasione sono stati coinvolti 13 artisti chiamati a rappresentare la complessa personalità della scrittrice, attraverso il lungo operato di artista e poetessa.
 
Barbara Cappello, stimata artista e presidente di FIDA Trento (Federazione Italiana degli Artisti Trento) è fra questi; il corpo come tema centrale delle sue ricerche diviene oggetto di ogni sua declinazione artistica.
Ricordiamo che ha partecipato con le sue opere a numerosissime collettive e personali, conta peraltro al suo attivo diverse curatele e presentazioni a mostre, premi e riconoscimenti; è stata in questa circostanza invitata dalla curatrice a interpretare attraverso la sua arte il 9° capitolo del volume scritto dalla pittrice, scultrice e poetessa americana, grande protagonista del movimento surrealista.
Desiderosi di saperne di più, le abbiamo rivolto alcune domande.



Ci può parlare del progetto artistico a cui ha preso parte? Chi vi è coinvolto e a che titolo?
«Il progetto dal titolo Come vivremo in un prossimo futuro?|How will we live in the future?, ideato e curato da Adolfina de Stefani, ha preso il via lo scorso 9 maggio e si concluderà il 15 ottobre 2020, presso la galleria Visioni Altre a Venezia.
«Coloro che vi hanno preso parte sono i protagonisti di una nuova stagione artistica che propone mostre collettive o personali, dando voce con il lessico dell’arte a questo concetto.
«Nel progetto specifico che mi vede coinvolta, l’accento va evidenziato nella comprensione dell’opera di Dorothea Tanning; tredici artisti sono stati chiamati dalla curatrice a presentare al pubblico lavori diversi, per linguaggi e ricerche, al fine di individuare pretesti d’indagine verso nuove significazioni della complessa opera dell’eclettica artista surrealista.
«L’opera in oggetto è un libro, ABISSO - un fine settimana da lei scritto intorno alla meravigliosa età di cento anni e tradotto da Alessandro Zanini. Adolfina de Stefani, con un’attenta selezione ha assegnato un capitolo del libro ad ognuno, in modo da farlo forgiare attraverso l’espressione artistica personale; 12 capitoli e una introduzione per 13 artisti.
«A me è stato affidato il capitolo 9. Un capitolo in cui identità e alterità si confrontano dentro l’abisso del tradimento. Dentro il dubbio di essere o non essere. Dentro l’illusione di essere unici, con la certezza di non esserlo. Dentro il gioco dello specchio. Dentro la sovrapposizione di sé con l’altro. Dentro l’altro come sé. Nessun dolore per il tradimento, ma la sensazione di aver perso quel tempo occupato da un altro corpo.
«Pertanto ho sviluppato una opera composta da un trittico portante il titolo Illusioni e una performance White games, correlata da un libro-oggetto dedicato: giochi bianchi. I nomi degli artisti scelti sono: Mirta Caccaro, Barbara Cappello, Andrea Dal Broi/Nicolò Andreatta, Adolfina de Stefani, Barbara Furlan, Anna Laura Longo, Antonello Mantovani, Sabina Romanin, Rossella Ricci, Claudio Scaranari, Marilena Simionato, Moreno Ugo, Fanny Zava.»
 
Che opera esporrà alla galleria Visioni Altre di Venezia?
«L’opera che ho realizzato è ILLUSIONI, correlata da una performance e un libro-oggetto, WHITE GAMES, di cui do un cenno poetico: Cruda immagine induci il respiro nell’affanno di uno sguardo ipermetrope/La cornea è una ellisse che orbita nel magnetismo del tuo mondo/ Mentre la pupilla trafigge il sogno del mio Universo sino al cono stretto della verità svestita.
«Essere davanti al fatto reale pone la presenza lucida di stravolgerne le immagini. Le sensazioni si concretano, come sabbia bollente del deserto, in un turbine di tempesta inattesa. Come riuscire a respirare se non proteggendosi con drappo di seta profumata di ricordi? La perdita di sé nella verità che si profila davanti alla correzione visiva delle lenti positive, spesse come il fondo di una bottiglia di champagne, induce a vedere, finalmente, dentro il proprio abisso. Nel buio. Nell’immensa densità delle molteplicità dell’Ego. Eccoti. Eccomi. Tento il rialzo del mio corpo. È il tuo. Tuo di colei che ha sostituito il mio. Mio di colei che avrei voluto, forse dovuto essere. Divina. Abbacinante immagine di me che sono te e di te che sono me. Ti trattengo nell’argento del mio volere fragile. Sei colei che ha trafitto le mie carni con il prezioso coltello che egli sfodera nell’amore; per tagliare, per mangiare, per amare. Sono io. Sei un fiore delicato, che strappato alla terra essicchi nella sofferenza della tua bellezza dorata. Sei il sogno della fragranza appena sbocciata del giacinto. Sono io. Sei l’illusione del mio mondo nell’amore. Fragile. Crudele. Schiava. Libera. Sono io. Sei tu.
«Un trittico in cui ogni pezzo riporta sulla carta l’impressione fotografica di quella donna che innanzi alla visione del tradimento subìto costruisce l’illusione del fatto. Si identifica e contrasta al tempo stesso, perché il suo mondo costruito in questo amore è stato violato. Al contempo si illude di essere lei. Il dolore e il piacere si fondono, non solo nella carne, ma anche nel cuore, nello spirito, perché è il nutrimento di cui ella necessita: illudersi di essere e non essere come gioco perenne del suo destino. Tanto che i fiori essiccati ne riportano la fragilità. Mentre le cuciture ne tracciano la violenza del tradimento e le immagini inducono al gesto del tentativo di rialzarsi se pur trattenuto dalla realtà nel proprio essere.»
 

 
Con che tecnica è stata realizzata?
«La tecnica utilizzata è: foto analgica su carta cotone/patchwork carta di cotone/cuciture a macchina/filo argento/fiore essiccato/intelaiato su tela.»
 
Ha trovato interessante interpretare artisticamente il nono capitolo del libro «ABISSO - un fine settimana» di Dorothea Tanning? Vuole condividere qualche pensiero a riguardo?
«Si è trattato di un lavoro intenso, coinvolgente, che mi ha permesso di studiare a fondo sia l’artista che le sue opere, in cui ho cercato di sondare la sua personalità anche attraverso lo sguardo di altri, per esempio del marito Max Ernst, che la adorava, e di Pegghy Guggenheim, che la invitò ad esporre nella sua Galeria di New York negli anni ’40 e così la descrisse: Bella ragazza, pretenziosa, noiosa, stupida, volgare, vestiva con il peggiore gusto, ma aveva un talento. Così invadente ed arrivista da essere imbarazzante.
«Certo sappiamo che la Guggenheim la detestava, in quanto Dorothea fu colei che le sottrasse Max… Curiosità a parte, non colgo una personalità così complessa, bensì una grande capacità di essere semplicemente ciò che si è, senza maschere e fronzoli, del resto sappiamo che la personalità di ognuno presenta più sfaccettature. E lei era maestra nel mostrale attraverso la sua arte surrealista, troppo poco presa in considerazione nel suo tempo.
«Dunque interpetrare questo capitolo 9 del suo libro è stato, ma è ancora, motivo di forte riflessione; un affondo nell’ abisso di ciò che riteniamo indicibile, tuttavia se espresso con la stessa sua eleganza ci permette di trasmutare tutto in una sorta di gioco della vita.»
 
Può darci qualche anticipazione sulla performance «White games» che eseguirà all’inaugurazione dell’evento?
«Una scacchiera su un abito bianco composta da dodici immagini, ognuna delle quali è collegata a uno dei dodici capitoli del libro Abisso - un fine settimana – di Dorothea Tanning. Ciascuna immagine riporta la fotografia di una parte di corpo femminile o maschile ed è coperta con una velina di carta trasparente su cui compaiono alcune parole tratte dal capitolo di riferimento.
«È un gioco in cui la protagonista che veste l’abito è l’impersonificazione dell’incipit, Destina è colei che fu e sarà: la totalità dell’ambivalenza inconscia. Dunque, una sorta di partita a scacchi, dato che la stessa artista ne era grande appassionata e spesso consumava le ore di fronte a Max Ernst, divertendosi con le mosse più improbabili.
«Ogni gioco mette a nudo i sentimenti meno espressi: gelosia, amore, tradimento, ricerca della propria identità, confronto con l’alterità, fragilità, aridità, amore. Il gioco performativo si svolge attraverso il semplice gesto di scoprire l’immagine cucita sul vestito, strappando la velina che la ricopre, declamando le parole che ne esprimono la mossa.
«È un gioco con se stessi, attraverso lo sguardo altrui, dentro il quale la realtà si confonde con il sogno. Il confine non è definito, semplicemente si sposta a seconda della mossa del giocatore…»
 

 
Lei ha realizzato un abito da indossare durante la performance…
«È un abito che ho prima lacerato sulla schiena, poi suturato con un filo da ricamo rosso Granada, in cui ho inserito delle passamanerie reticolate per creare dei velati pertugi, e sul quale ho cucito dodici immagini (fotografie da me scattate) di spaccati di corpo femminili e maschili, ricoperte da una carta velina bianca che riportano parole estrapolate dal libro.
«L’idea è nata prendendo ispirazione da una azione artistica che lei fece presentandosi a un ricevimento con una blusa aperta su cui aveva cucito minuscole fotografie di Max Ernst. E dal fatto che fosse una brava giocatrice di scacchi.
«Pertanto questi giochi bianchi ripercorrono anche i tratti dell'artista, oltre che del libro in regola perfettamente surreale.»
 
Come si svolgerà, a grandi linee, la serata di sabato 5 settembre?
«Durante la serata, a partire dalle ore 19:00, sarà presentato il romanzo ABISSO - un fine settimana dell’artista, poetessa e scrittrice Dorothea Tanning.
«Successivamente, ognuno degli artisti coinvolti nel progetto presenterà la propria opera nelle modalità previste.
«Dunque, sarà un evento ricco, una serata intrigante in cui il lessico surrealista rotolerà sulle pietre del campo del Ghetto Novo. Un incontro unico, in una città in cui ogni sorpresa è possibile. Io presenterò la mia opera con la performance di cui le ho parlato.»
 
Progetti futuri?
«I miei progetti stanno sempre negli abissi, da cui li traggo per metterli in luce. A chi li volesse visionare, consiglio una immersione nella profondità più scura…lei sa che io adoro lasciare il futuro alla corrente delle acque.»
 
Daniela Larentis – d.larentis@ladigetto.it

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