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Barbara Bisicchia e Paola Bonacin – Di Daniela Larentis

Nella raccolta «Colori, poesie, emozioni» le due autrici mettono in dialogo due linguaggi espressivi differenti, la poesia e la pittura – L’intervista

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Barbara Bisicchia e Paola Bonacin.
 
Paola Bonacin e Barbara Bisicchia sono autrici di una raccolta poetica singolare, dal titolo «Colori, poesie, emozioni», edito da Albatros (2021).
I loro componimenti traggono ispirazione da alcune opere pittoriche realizzate rispettivamente dal padre della prima, Umberto Bonacin, e dalla madre della seconda, Sofia Blancato (a cui si aggiunge un dipinto della stessa Bisicchia).
Tutto ha avuto inizio nel periodo della pandemia durante il lockdown dello scorso anno, in un momento in cui le due amiche, lasciandosi guidare dalle emozioni, hanno dato vita a versi che rinviano a suggestioni lontane e vicine, non solo dal punto di vista temporale: dall’osservazione di immagini e dipinti hanno ricostruito attraverso la poesia forme di sguardo soggettive e al contempo collettive.
Bonacin e Bisicchia hanno vissuto molte delle loro esperienze di vita in due splendidi territori geograficamente distanti, il Trentino e la Sicilia, maturando tuttavia sensibilità affini.

Questa mescolanza di tradizioni e culture diverse è un valore aggiunto del libro: leggere le loro poesie, infatti, è un po’ come compiere una sorta di viaggio, si ha la sensazione di attraversare luoghi assolati, fino a scorgere quel «sbrilluccichiu do ’u mare» di cui parla Bisicchia trasmettendo un senso di profonda nostalgia, quel sentimento struggente che coglie le persone quando sono lontane da casa e ripensano alla loro terra, alla loro famiglia, ai luoghi cari della loro infanzia.
Un viaggio che ci porta nell’incanto di una «Venezia che sta, che dorme, che vive» come la descrive Bonacin nei suoi versi, pensando probabilmente al padre veneziano, una città misteriosa che pullula di vita, che «sente giocare i bimbi negli spiazzi», come lei stessa la descrive, a tratti malinconica, unica.
Ma è anche un viaggio che conduce in luoghi non fisici, spazi mentali in cui le emozioni sono sempre protagoniste.
 

Sofia Blancato, Marzamemi 1979, olio su tela.
 
Paola Bonacin, metà trentina e metà veneziana, vive e opera a Trento. Appassionata di volley, è un’orgogliosa tifosa delle squadre della sua città.
Fa parte da otto anni del Villazzano Volley. La scrittura è per lei fonte di gioia, soddisfazione e leggerezza, i suoi scritti traggono ispirazione dalla realtà in cui è immersa, da tutto ciò che vive.
La sua è una scrittura istintiva, naturale e diretta.
 
Barbara Bisicchia nasce invece a Siracusa e nei suoi primi quarant’anni coltiva le sue più grandi passioni, lo sport, la musica, il canto e il teatro.
Conta al suo attivo un diploma di maestra e una laurea in Scienze Motorie, oltre a diverse esperienze in ambito artistico, sportivo e didattico.
Si dedica alla scrittura fin da bambina, fra i suoi scritti anche alcuni testi teatrali inediti.
Da alcuni anni vive a Trento dove insegna Educazione fisica.
Curiosi di saperne di più, abbiamo incontrato le due autrici rivolgendo a entrambe alcune domande.
 

Umberto Bonacin, Pergine Valsugana  1959, acquarello su cartoncino.
 
Come è nata l’idea di questo volume scritto a 4 mani in cui coesistono due forme estetiche diverse, la pittura e la poesia?
«L’idea ha preso forma durante il lockdown dello scorso anno, in maniera del tutto spontanea. Siamo legate da una bella amicizia, mettere in gioco la nostra creatività è stato naturale, un bel modo di vivere il periodo di confinamento, rendendolo meno pesante dal punto di vista emotivo.
«Ci siamo lasciate guidare dalle emozioni nel ripensare e nel rivedere alcuni dipinti dei nostri genitori, da lì è partito tutto. Una volta finito il lavoro abbiamo pensato che sarebbe stato bello pubblicarlo, ci sarebbe dispiaciuto tenerlo chiuso in un cassetto.
«Coltiviamo da tempo, individualmente, la passione per la scrittura e per la poesia, anche se questa è la nostra prima pubblicazione. È stato bello poter condividere insieme questa esperienza, dando vita a un progetto comune.»
 
Questa domanda è rivolta a lei, Paola. Nel libro sono presenti alcune opere di suo padre Umberto da cui lei ha tratto ispirazione. Può commentare «Ancora rosa»?
«Mio padre, scomparso anni fa, dipingeva benissimo, utilizzava diverse tecniche, fra le quali l’olio, l’acquarello, le chine. Fra i molti quadri realizzati ne vorrei ricordare uno, è intitolato Pergine Valsugana del 1959, un acquarello su cartoncino che mi emoziona sempre particolarmente ogni volta che lo osservo.
«Quando ero piccola gli chiedevo ogni tanto di mostrarmi le sue opere, lui apriva la cartella e io restavo per ore incantata di fronte ai suoi disegni. Tanti anni fa mi consegnò quella cartella, voleva che la conservassi io perché sapeva che ne avrei apprezzato il contenuto.
«Quell’opera in particolare ha la capacità di richiamare alla mia mente sensazioni legate al mondo dell’infanzia, ne ho tratto ispirazione scrivendo la poesia intitolata Ancora rosa, nella quale esprimo un pensiero positivo: nonostante le prove che la vita riserva un po’ a tutti riesco ancora a vedere il mondo con gli occhi di bambina.»
 
Rivolgo la stessa domanda anche a lei, Barbara. Nel libro sono presenti alcune opere di sua madre Sofia da cui lei ha tratto ispirazione. Può commentare «Sbrilluccichiu do ’u mare», «Luccichio del mare»?
«La mia mamma si è formata da autodidatta e ha dipinto moltissimo fino agli anni Ottanta, poi ha smesso e quindi non la ricordo nell’atto di dipingere, in quanto all’epoca ero piccola, anche se i suoi quadri hanno comunque accompagnato visivamente la mia infanzia.
«È stato mio padre a regalarle il cavalletto. Lei fra l’altro mi ha trasmesso l’amore per il teatro e per la pittura in genere, nel libro ho inserito anche un mio quadro, realizzato molti anni fa, che ritrae dei girasoli. Un suo quadro in particolare ha la capacità di scuotermi nel profondo, è intitolato Marzamemi del 1979, un olio su tela che descrive un luogo preciso, un paesino molto bello a me molto caro, uno scorcio che mi richiama bei ricordi.
«Quella scogliera ha ispirato la poesia Sbrilluccichiu do ’u mare, nella quale ho voluto esprimere la nostalgia per la Sicilia, per quel mare meraviglioso, per quei sapori, per quegli odori, per la gente che vi abita, per la mia terra.
«Quando vi faccio ritorno e dall’aereo osservo il luccichio del mare provo un’emozione fortissima, difficile da descrivere a parole, sono le stesse emozioni che provo osservando quel quadro. Ho cercato, appunto, di trasferirle nella poesia, sottolineando il sentimento nostalgico che il mare suscita in me.»
 
In questa raccolta poetica si mescolano due culture straordinarie, geograficamente distanti, quella trentina e quella siciliana, mettendo in risalto una sensibilità comune. Potete condividere un pensiero a tale riguardo?
«Unire le nostre sensibilità, dando vita a un progetto armonioso, è stata una sfida che ci siamo poste fin dall’inizio. Volevamo anche veicolare il messaggio che le differenze culturali sono sempre una ricchezza, noi apparteniamo a due regioni diverse, come lei sottolinea ambedue straordinarie.»
 
Domanda per Barbara: vive a Trento da alcuni anni, cosa le manca maggiormente della sua amata Sicilia?
«Tengo a precisare che in Trentino sono stata accolta con calore, vivo qui da alcuni anni e devo dire che mi trovo davvero bene. Della Sicilia mi mancano i profumi, i sapori, gli odori, naturalmente le persone a cui sono affezionata, ma soprattutto il mare. Mi manca molto il mare.»
 
Domanda per Paola: lei è particolarmente legata a Venezia, come scrive nei versi di una sua poesia «porge a tutti le mani». Cosa ama maggiormente di questa meravigliosa città e perché vi è così tanto affezionata?
«Mio padre era di Venezia, una città misteriosa a cui mi sento legata a doppio filo. Amo tutto di Venezia, le calli, i campielli, qui tutto ha un nome diverso perché è una città diversa da tutte le altre. E’ una città che mi emoziona.»
 
Progetti editoriali futuri?
«Abbiamo dei progetti individuali da realizzare, ma per il momento preferiamo non anticipare nulla...»

Daniela Larentis – d.larentis@ladigetto.it

Copertina del libro «Colori, poesie, emozioni».

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