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Mostra su Achille Funi al Mart – Di Daniela Larentis

Nel 50° anniversario della morte, il Museo di arte moderna e contemporanea di Rovereto dedica un Focus al pittore ferrarese, visitabile dal 30 ottobre al 5 febbraio

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Achille Funi, Genealogia o La mia famiglia - 1918-1919 - Mart, Collezione VAF-Stiftung.

Il Mart Rovereto, nel cinquantesimo anniversario della morte, dedica un Focus al pittore ferrarese Achille Funi (1890-1972), di cui custodisce diverse opere.
L’interessante mostra nata da un’idea di Vittorio Sgarbi, a cura di Nicoletta Colombo e Daniela Ferrari, con la collaborazione di Serena Redaelli, è stata inaugurata domenica 30 ottobre 2022 (insieme a quella dedicata al pittore ferrarese Adelchi-Riccardo Mantovani, di cui abbiamo già scritto). Impreziosita da un esaustivo catalogo, con testi di Nicoletta Colombo, Daniela Ferrari, Mariarosa Mariech, Serena Redaelli, Patrizia Regorda, Lucio Scardino, Vittorio Sgarbi, resterà aperta al pubblico fino a domenica 5 febbraio 2023, nello splendido Museo di arte moderna e contemporanea di Rovereto.

L’esposizione, che ripercorre l’intera carriera di Funi, uno dei protagonisti di «Novecento italiano» (il gruppo promosso da Margherita Sarfatti), si concentra su due dei temi chiave della sua poetica: il volto e il mito.
Attraverso questi due filoni di ricerca, nelle sale normalmente dedicate agli approfondimenti sulle raccolte museali, quasi 50 opere descrivono l’intero percorso artistico del pittore.
Il Mart conserva otto sue opere, tra cui «Genealogia o La mia Famiglia» realizzata tra il 1918 e il 1919 e arrivata a Rovereto solo pochi mesi fa.
L’intera opera di Funi e le vicende che lo riguardano sono ampiamente documentate nei fondi dell’Archivio del ’900, il centro di ricerca del Museo.
 
La mostra intende sottolineare l’importanza riservata dal grande maestro ferrarese all’autoritratto e al ritratto: nei ritratti agli amici è possibile riconoscere artisti e intellettuali come Eugenio Montale, Piero Marussig e la committente e prima sostenitrice Margherita Sarfatti.
Quale che siano i protagonisti o le protagoniste dei suoi quadri, la dimensione del mito pervade ogni opera. Nel solco delle espressioni che hanno caratterizzato la prima metà del XX secolo – tra Metafisica, Realismo Magico e Ritorno all’ordine – la riscoperta del classico si mescola con espliciti richiami alla tradizione rinascimentale.
Il tutto pervaso da quel senso di sospensione che ha caratterizzato l’arte italiana nel periodo tra le due guerre.


Achille Funi, Autoritratto con brocca blu - 1920 - Collezione privata.
 
Sottolinea il Presidente del Mart Vittorio Sgarbi, in un passo del suo intervento critico:
«Funi, fin dal tempo del suo sodalizio con i Futuristi a Milano, non ebbe dubbi sulla necessità di una pittura civile, capace di trasmettere i valori della grande tradizione classica italiana.
«Lo mostrò per primo negli autoritratti del 1920, potentemente postcezanniani e postcubisti, e anche nel precoce ritratto della Sarfatti, cui si confessa: Sono nato a Ferrara il 26 febbraio dell’anno 1890. Miei primi maestri di Ferrara sono: Nicola Laurenti prima, Martelli poi e Ravegnani [direttore] della scuola d’Arte Dosso Dossi dove ho studiato parecchi anni. Nel 1906 venni a Milano per completare i miei studi all’Accademia di Brera. Ebbi per maestro Tallone.
«Dall’insegnamento del Tallone credo di non aver appreso [nulla] perché era così privo di [spirito] come il suo insegnamento che nulla potevo apprendere.
«Avevo allora un grande amore per l’arte antica e specialmente per quella di Leonardo, che è sempre stato da quando vi riconobbi fin nella mia remota infanzia il mio maestro spirituale, il costruttore della mia sensibilità […].»
 

Achille Funi, La sorella - 1923 - Mart, Collezione VAF-Stiftung.

Daniela Ferrari, curatrice Mart, fra i vari aspetti messi in luce nella sua lunga disamina evidenzia:
«Quella del pittore è una sete di classico, identificata con la triade ordine, ritmo, misura, divenuta comun denominatore per tutti gli artisti che tra gli anni Venti e Trenta ricompongono ciò che era stato frantumato dalle avanguardie.
«Tra i vari studiosi che riflettono su questa tendenza, Sarfatti è una delle voci teoriche più agguerrite. Conia la nozione di moderna classicità, combinando due concetti di segno apparentemente contrario per indicare l’attitudine a misurarsi con un passato aggiornato sul presente.
«Dei sette che costituiscono il primo gruppo di Novecento, Achille Funi è l’incarnazione del paradigma classico votato alla modernità, colui che meglio ne interpreta il canone e quella melancolia serena, disincantata, propria dello sguardo proteso all’antico. […].»
 

Achille Funi, Ritratto di Margherita Sarfatti e Fiammetta - 1930 c. - Collezione privata.
 
Spiega inoltre Nicoletta Colombo, responsabile dell’archivio Funi di Milano, all’inizio del suo saggio:
«Chi era Achille Funi? La risposta, sintetica eppure puntuale, la forniva nel 1974 Raffaele De Grada, storico esegeta nonché fedele amico del maestro ferrarese. Scriveva de Grada: Funi era un uomo pensoso e che si rivoltava all’idea della disgregazione dell’uomo che, persa l’armonia del rapporto con la natura, egli vedeva distrutto dalla coscienza moderna, incapace di dominare la vita e di fornirle una superiore armonia nell’unità tra reale e razionale.
«In effetti – prosegue la Colombo – l’artista interpretava la figura dell’intellettuale del secolo XX, epoca in arte segnata da una decisa contrapposizione con il secolo precedente; transitato in età giovanile attraverso l’esperienza futurista di segno moderato, rappresentata dalla vicenda avanguardista milanese di Nuove Tendenze (1913-1914), il ferrarese incarnava quanto espresso da Giovanni Papini ne Il tragico quotidiano, testo pubblicato nel 1906 in cui lo scrittore affermava che il saper vedere le cose comuni in modo non comune è qualità appartenente a spiriti eccezionali, personalità di intrepidi ricercatori votati a rendere abituali le azioni e le sensazioni straordinarie e facendo rare le sensazioni e le azioni ordinarie
 
Sperando di aver stimolato la curiosità dei lettori, concludiamo dicendo che la mostra proposta offre la grande opportunità di conoscere la pittura visionaria del maestro ferrarese, un’occasione davvero imperdibile.

Daniela Larentis – d.larentis@ladigetto.it

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