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Matteo Boato, nuova mostra a Trento – Di Daniela Larentis

Inaugurata venerdì 28 ottobre al Grand Hotel Trento, visitabile fino all’8 gennaio 2023

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Matteo Boato, Barche - olio su tela, 2021.
 
Matteo Boato, artista affermato sia a livello nazionale che internazionale, torna a esporre a Trento, dopo la personale intitolata «Agorà» recentemente conclusa, organizzata lo scorso settembre dal Capitolo della Cattedrale di San Vigilio (con presentazione di Mons. Lodovico Maule, Decano del Capitolo della Cattedrale, e della curatrice Nicoletta Tamanini, tema affrontato: «la piazza»).
La nuova mostra dal titolo «Aqua», inaugurata venerdì 28 ottobre 2022 al Grand Hotel Trento, con allestimento e presentazione a cura di Nicola Cicchelli, sarà visitabile fino all’8 gennaio 2023 nel cuore della città, in una location elegante e ricca di fascino.

Si tratta della terza tappa di un progetto espositivo dall’omonimo titolo, partito proprio a Trento con l’importante mostra di febbraio a Palazzo Roccabruna, proseguito a luglio con l’esposizione alla galleria civica «Giuseppe Craffonara» di Riva del Garda (entrambe presentate dalla curatrice Nicoletta Tamanini).
Boato ha iniziato a dipingere le prime barche nell’aprile 2021; lavorando incessantemente per più di un anno ha dato vita a un ciclo di opere confluite nel ciclo Aqua, un termine latino che, come sottolinea lui stesso, è anche usato nel dialetto veneziano. Si tratta di dipinti legati in particolare alla città di Venezia, per lo più tele di grande formato che sembrano richiamare con forza il concetto di vita e di trasformazione (nella città lagunare è sepolto Sandro, il padre del noto pittore, scomparso tre anni fa).

In mostra sono esposti anche un paio di lavori legati alla città Verona.
Come lo stesso Boato spiega nell’esaustivo catalogo che accompagna la mostra, «queste barche raccontano gli alberi, i boschi che mi accolgono quotidianamente, i profumi e la musica, le mie figlie, Beatrice e Matilda, la chitarra, un basso che vorrei imparare a suonare, le nottate agitate, le sveglie per mesi sempre alle 3.46, i tanti viaggi sognati, il lago, il tango dimenticato e molto altro. Le barche non sono barche, sono il riflesso del mondo, sono per me la realtà tangibile che incontra l'ignoto, la fantasia, l'inconscio. La realtà materiale che incontra la realtà dei pensieri.»
 

 
Alcune brevi note biografiche prima di parlare di un interessante lavoro di recente realizzazione, un murale realizzato a Borgo Valsugana.
Matteo Boato è laureato in chitarra classica e in ingegneria civile. Nel 1998 consegue il «diploma di architettura bioecologica».
Nel 2001 sceglie la via della pittura come unica professione.
Opera sia a livello nazionale che internazionale (in Europa, in Russia, Giappone, Cina, USA, Brasile, Azerbaijan). Ha al suo attivo diverse attività didattiche (MART, 2010 e 2011; varie università in Russia, 2014 e 2015), scenografie (Tour «Tutti Qui» di Claudio Baglioni, 2006), performance musicali e pittoriche (Galleria Civica di Trento, 2011; MUSE, 2013; Roncegno, 2015), la partecipazione alla Biennale di Venezia 2011.

Illustra diversi libri. I suoi lavori vengono inseriti nella scenografia del film «La felicità è un sistema complesso» (2015, reg. Zanasi), nelle serie TV «Tutto può succedere» (2016 – 2017 - 2018, RAI 1), «Nero a Metà 2» (2019, 2021 RAI 1) e «Suburra la serie» terza serie, (Netflix, 2020). Vincitore di diversi concorsi internazionali per la realizzazione di opere d’arte pubbliche.
 
Molti artisti realizzano un murale per manifestare il loro dissenso, la loro è una protesta visiva rivolta a criticare il sistema (pensiamo alle opere di Blu); altri utilizzano gli spazi urbani per esprimere semplicemente la propria arte, operando legalmente in luoghi concessi dalle amministrazioni pubbliche.
L’arte urbana oggi ha assunto varie forme, ha più anime, una più protestataria e una più decorativa. Trovarsi di fronte a un murale di grandi dimensioni fa sempre un certo effetto, come nel caso dell’opera realizzata da Mattero Boato.
 

 
Il 2022 è stato per l’artista un anno ricco di impegni e soddisfazioni; è di recente realizzazione presso le nuove scuole elementari di Borgo Valsugana un murale di grandi dimensioni: oggetto del bando di concorso un’opera dal titolo «La professoressa».
Il tema legato alla figura di Rita Levi Montalcini trova espressione artistica in un racconto pittorico articolato e leggibile su più piani. Spiega lui stesso parlando dell’opera: «L'elemento cardine è un albero visto dal basso il cui apice non è volutamente ritratto nel dipinto, per suggerire un’eredità culturale e scientifica ancora in crescita, originata delle scoperte della scienziata.
«I rami ricordano le diramazioni delle cellule neuronali, l’albero rappresenta metaforicamente la ricerca scientifica, le cui basi solide rinviano alla vita di Rita Levi Montalcini, la quale attraverso le molteplici esperienze e altrettanti successi ha aperto spesso a nuovi orizzonti di ricerca, diventando guida ed esempio per tutte le future generazioni.


 
«L’albero – prosegue Boato - è in sintonia con lo spirito ecosostenibile alla base del progetto del complesso scolastico.
«Nella parte superiore, tra i rami, come fossero dei frutti, sono visibili una serie di simboli, elementi cardine della vita della professoressa. Ne cito alcuni: la catena del DNA, simbolo della ricerca scientifica. La medaglia Premio Nobel per la medicina. Il violino che intreccia la storia personale della Montalcini con quella di una giovane violinista affetta da una malattia neurologica (cercherà di capire la causa della patologia e partorirà uno dei suoi ultimi studi e successi scientifici, la scoperta dell’NGF, il fattore di accrescimento della fibra nervosa).
«Da qui il simbolo dell’occhio. Un libro come simbolo di studio continuo fino agli ultimi giorni di vita. Il feto per la sua partecipazione all'attività del movimento di liberazione femminile per la regolamentazione dell'aborto. La stella di David come rimando diretto alle sue origini ebraiche. Il suo volto di profilo come attrice e spettatrice della sua ricca attività e della sua vita tutta.
«È stato un lavoro stimolante e impegnativo. Colgo l’occasione – sottolinea infine – per ringraziare per la preziosa collaborazione Sara Metaldi, Renzo Fedel, Beatrice e Matilda.»

Daniela Larentis – d.larentis@ladigetto.it

Matteo Boato, «La professoressa», murale scuole elementari di Borgo Valsugana, 2022.

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