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«Un viale da mezzanotte all’una, tre donne tre storie» – Di Daniela Larentis

Pietro Laino, autore dei tre monologhi, in una serata davvero speciale organizzata al Centro Kaire di Trento racconta come sono nate le sue storie di donne

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«Pensieri, parole e arte» in una serata davvero speciale, è il caso di dirlo, quella vissuta venerdì scorso presso il Centro Kaire di Trento, un luogo davvero unico, di incontri e convivi.
Ospitato nel convento dei francescani, può essere la location ideale per nozze e pranzi numerosi, potendo contare sul refettorio – ampio e ben tenuto, con panche lungo le pareti – e su due suggestivi chiostri.
C’è anche il parcheggio, sempre utile per chi sale lungo via Venezia, a pochi passi dal centro della città, in cerca di un posto dove incontrare amici, respirare un’aria salubre e mangiare bene.
Lo chef è Mirko, esperto cuoco, sperimentatore di cucine meno tradizionali, ma anche rivisitatore di ricette antiche, utilizzatore accorto di prodotti del territorio.
Mirko è sempre pronto ad organizzare pranzi e cene a tema, a cimentarsi con piatti nuovi, ad ospitare estimatori di funghi, tartufi o, semplicemente, tortel di patate.
 
Due Associazioni femminili, l’una nata nel lontano 1965, costola di una grande Associazione internazionale, la F.I.D.A.P.A.  BPW – Federazione italiana donne arti professioni affari – presieduta dalla dinamica Mariarita Melchiori, l’altra di più recente formazione, attenta alla cultura e al mondo delle donne, MAFALDA Donne, la cui presidente – Carolina Bazerla – organizza anche eventi di beneficenza e presentazioni di libri, si sono alleate per organizzare una serata teatral-gastronomica.
Dopo un aperitivo nel chiostro, i numerosi convenuti hanno assistito allo spettacolo teatrale «Un viale da mezzanotte all’una – Tre donne tre storie», pièce scritta e diretta da Pietro Laino, interpretata da Annalisa Morsella, con struggente musica live composta appositamente dalla cantautrice Maria Devigili.
 
In sala, non si sentiva volare una mosca: la Morsella ha saputo toccare le menti e i cuori di tutti, ha saputo coinvolgerli, prima spronandoli a sorridere seguendo le vicende di Gigliola, donna in carriera e amante insoddisfatta, vittima di stereotipi e ancestrali paure, poi, via via, gradatamente, spingendoli a riflettere su realtà diverse e problematiche, quella di Lucia, poliziotta che vorrebbe avere più tempo da dedicare al marito e alla figlia, e infine quella di Kady, schiava del terzo millennio, portata in Italia dalla sua Africa e costretta a fare la prostituta.
Un’ora di emozioni intense. Poi, la cena: una tavolata lunghissima, un trovarsi accanto a persone prima sconosciute e improvvisamente compartecipi di un evento che ha costretto tutti a riflettere sul mondo di oggi. Molto buono il cibo, preparato con cura, in parte servito a tavola, in parte predisposto su due buffet. Corale il brindisi ed il ringraziamento alle due Associazioni che hanno messo in piedi un evento vincente. E applausi a Mirko!
 

 
Possiamo concludere con qualche considerazione. Le tre storie di donne presentate non lasciano certo indifferenti e invitano a una riflessione anche a distanza, riconducibile anche alla scelta di come voler vivere la propria femminilità in un mondo popolato da uomini prima che da persone (ci riferiamo ora a Gigliola, donna in carriera dei giorni nostri).
Le donne quando fanno carriera finiscono, talvolta, con l’assomigliare agli uomini, ne imitano anche i difetti, rinunciano alla loro femminilità in nome della parità (Gigliola si esprime peggio di uno scaricatore di porto).
Questo comportamento potrebbe essere il segno, forse, di una certa fragilità interiore, l’apparente durezza alle volte altro non è che uno scudo innalzato a difesa.
 
Per quanto riguarda la violenza contro le donne, argomento di grande interesse sociale, essa si manifesta in vari modi e si collega al concetto di dominio maschile.
Una forma di dominio è più efficace quando vi è misconoscimento della violenza, paradossalmente chi è in posizione subordinata non ha nemmeno coscienza della propria subordinazione.
Il sociologo Bourdieu parlava del dominio maschile quale esempio di questa sottomissione che chiamava «violenza simbolica», come abbiamo in altre occasioni ricordato.
Non sempre le donne sono consapevoli di essere vittime e quando lo sono non sempre è facile per loro difendersi, non sempre vengono ascoltate.
È importante, a ogni modo, che le donne capiscano che non è nell’ordine naturale delle cose dover subire una violenza, anche solo psicologica, è estremamente importante che chiedano aiuto.
Abbiamo approfittato dell’occasione per porgere a Pietro Laino, autore dei tre testi, alcune domande.
 

 
Come sono nate queste tre storie di donne, da dove ha tratto ispirazione?
«Dapprima mi è venuta in mente la storia di Gigliola. In origine era più breve e descriveva solo la paura di essere aggredita nel viale buio.
«Poi, man mano, ho sviluppato l'idea inserendo tutti gli stereotipi maschilisti sulle donne al volante, sul loro rapporto con la tecnologia, nel lavoro, con il partner, partner geloso del successo...
«In seguito, leggendo la cronaca e vedendo le prostitute di colore sulla strada, ho pensato all' ultimo episodio.
«E infine, ho creato la seconda storia per legare le altre due, considerando il disagio che il lavoro può creare nelle famiglie.»
 
Tre storie apparentemente diverse, eppure simili per certi versi: tutte e tre parlano della fragilità delle donne. Cosa hanno in comune, a suo avviso, i tre personaggi femminili?
«Più che fragilità – Gigliola è tutt'altro che fragile – si parla di disagio, di paura, quella paura che è costante per chi vive nelle nostre città, specie se donna.»
 
Grazie al ruolo di Dirigente della Polizia di Stato lei avrà maturato negli anni un’ampia visione del mondo femminile, pensa le sia servito per inquadrare meglio il tema affrontato?
«Indubbiamente l'essere stato Funzionario di Polizia e avendo ricoperto incarichi nel campo investigativo e criminale, ho dovuto avere a che fare con situazioni di violenza e disagio. Questo mi ha aiutato nello scrivere i monologhi.»
 
Ci parli di questa sua grande passione per il mondo teatrale e per la scrittura…
«Ho iniziato da giovane a frequentare il teatro, dapprima come attore in una compagnia dilettante di Salerno con esperienze in tutta Italia e all'estero, poi, più maturo, mi sono cimentato nella regia e nella scrittura, fino a dedicarmi adesso solo a queste due attività.»
 
Progetti futuri?
«Qualcosa è in ballo, chissà!»
 
Daniela Larentis – d.larentis@ladigetto.it

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