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Filippo Soddu in mostra a Trento – Di Daniela Larentis

La personale intitolata «Pantocromie dell’invisibile» è visitabile presso il Grand Hotel Trento fino a febbraio 2019 – Intervista all’artista

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Le splendide sale del Grand Hotel Trento, situato nel cuore della città, ospitano la personale dell’artista milanese Filippo Soddu. L’allestimento è curato da Nicola Cicchelli, il quale per l’hotel segue da tempo le esposizioni di vari artisti.
La mostra, inaugurata lo scorso 23 novembre con presentazione critica del noto artista trentino LOME Lorenzo Menguzzato, resterà aperta al pubblico fino a febbraio 2019.
Ed è Lorenzo Menguzzato a introdurre al folto pubblico in sala la figura di Filippo Soddu, ricordando anche il libro/oggetto realizzato in occasione della sua mostra tour di un anno fa, organizzata assieme a un grande artista, Sergio Dangelo.
«Il punto centrale del volume – spiega Lome – è costituito da due pagine che ritraggono l’opera di Filippo Soddu (intitolata Appunti per una mostra - Ritratto parolibero asimultaneo di Dangelo e Lome), il quale ha reso omaggio a me e a Sergio Dangelo realizzando delle tele informali, osservando le quali si possono facilmente individuare i nomi scomposti e ricomposti più volte: ha poi creato degli acrostici utilizzando le lettere che compongono il titolo dell’evento: DANGELOMELODIES».
 
L’aggregazione è un tema centrale nelle opere di Filippo Soddu.
Lui strappa e taglia la materia, la carta e il cartone su cui lavora, per poi ricostruirne i pezzi sulla tela e ridefinirne il senso. Alla decostruzione segue quindi una ricostruzione, un concetto che può far pensare a una rilettura della realtà che ci circonda, ovvero all’esigenza di ricercare nuove risposte a vecchie e nuove domande che si generano nella società contemporanea.
A noi personalmente, le opere di Soddu in riferimento all’interpretazione della realtà come costruzione sociale rimandano in un certo senso alla necessità di far emergere la mancanza di fondamento di certe costruzioni tradizionali. La realtà sociale è il frutto di rappresentazioni interpretative e le opere dell’artista milanese sembrano suggerire la necessità quantomeno di riconsiderarne alcune, ampliando lo sguardo. Sono opere che danno l’impressione, a ogni modo, di veicolare un messaggio positivo.
 
Un catalogo tascabile accompagna l’evento, impreziosito da una bella poesia di Donato Di Pace dedicata all’artista.
Due parole sull'artista prima di passare all’intervista.
 
Filippo Soddu vive e opera a Milano, sua città natale. Ha all’attivo numerose esposizioni personali (Studio D’Ars di Milano, 2010; Pinacoteca Comunale di Fontanellato, Rocca dei Sanvitale, 2012; Spazio Pestalozzi di Milano, 2014; Galleria delle Arti di Cremona, 2015; Studio Arte Fuori Centro di Roma, 2015; Galleria Bludiprussia di Albissola, 2015, Fortezza Priamar di Savona, 2016, Spini Arte, Robbiate, 2018) e collettive allestite in spazi pubblici e gallerie private (fra cui la Permanente, la Società Umanitaria e Galleria Scoglio di Quarto di Milano, Palazzo Boglietti di Biella, Museo Civico D’Arte Contemporanea di Albissola, Palazzo Berva di Cassano d’Adda, Museo Archeologico di Finale Ligure, Museo Limen di Vibo Valentia). Nel 2011 partecipa alla 54° Edizione della Biennale di Venezia – Padiglione Italia, Torino. Alcune sue opere fanno parte di importanti collezioni di rilevanza pubblica, fra cui il MIM di San Pietro in Cerro, la Società Permanente di Milano, il Museo Limen di Vibo Valentia, il Museo Arte Contemporanea Sotto Sale di Petralia Soprana.
 
Abbiamo avuto il piacere di porgli alcune domande.
 

 
Quando è nata la passione per la pittura?
«Ho sempre avuto la passione per la pittura, nel senso che fin da bambino amavo lavorare con i colori. Nel corso degli anni, dopo aver intrapreso degli studi in altro ambito, mi sono nuovamente avvicinato anche grazie alla grande passione per la storia dell’arte e per gli artisti contemporanei. Una decina di anni fa, passando puntualmente innanzi a un colorificio, ho sentito l’impulso di acquistare tele e pennelli, da allora non mi sono più fermato.»
 
Quali sono i soggetti da cui trae maggior ispirazione?
«Sono soggetti più interiori che esteriori, nel senso che non prendo a riferimento degli oggetti o soggetti ben definiti, appartenenti alla realtà fisica. Mi piace scrivere delle storie, dei racconti, molto personali e molto interiori, che poi vengono vissuti dall’osservatore in maniera diversa e altrettanto personale.»
 
Secondo lei quale dovrebbe essere la funzione principale dell’arte contemporanea?
«Forse non è necessario che l’arte contemporanea abbia una precisa funzione, si autosostiene. Direi, comunque, rispondendo brevemente alla domanda, una funzione di progresso e di conoscenza.»
 
Che tecniche utilizza nella realizzazione delle sue opere?
«La tecnica che uso maggiormente è la tecnica che io chiamo Recollage, una tecnica in cui esiste sia lo strappo e la costruzione dei frammenti strappati.
«In un certo senso c’è una sorta di divisione e di moltiplicazione per poi una riunificazione, infatti i titoli di molte opere sono aggregazione o ricostruzione che richiamano questo procedimento. C’è una divisione e una riaggregazione dei frammenti in estrema sintesi.»
 
Potrebbe delineare le tappe principali della sua evoluzione artistica?
«Nel momento in cui mi sono dedicato alla pittura con continuità, una decina di anni fa, lavoravo sul collage ma anche sulla pittura. Era un’arte non figurativa ma più rappresentativa in cui l’oggetto o il soggetto poteva essere più deteriorato.
«Successivamente, invece, bloccato su di una superficie, su uno sfondo che continuavo a rifare perché non mi soddisfaceva, ad un certo punto ho strappato il cartone su cui stavo lavorando e lo ho ricomposto. Da lì mi è venuta l’idea di una nuova poetica, quella appunto delle aggregazioni e ricostruzioni.»
 
Fra le opere realizzate in questi dieci anni c’è qualche lavoro a cui è più affezionato?
«Un po’ a tutti, scegliendone una in particolare potrei ricordare la prima ricostruzione che ho fatto e di cui ho accennato nella precedente domanda.»
 
Rispondendo in maniera molto sintetica, che messaggio vuole trasmettere attraverso la sua arte?
«Un messaggio positivo.»
 
Progetti futuri?
«Ho appena inaugurato una mostra collettiva in Giappone, a Kyoto. Mi è stato poi chiesto di esporre a Tokyo.»

Daniela Larentis – d.larentis@ladigetto.it
 

 
 Pantocromie dell’invisibile 
(Di Donato Di Pace per Filippo Soddu)

 
Cercavi spazi infiniti
Tra trucioli d’oro e sangue
Aggregazioni di vite e di pensieri
E raccoglievi le impronte di sogni altrui.
Poi stendevi monocrome tessiture
Di colori siderali per regalarci
Pantocromie dell’invisibile
E Vortici di scritture
Tra gli alfabeti di Kafka.
La cura dell’Universo
Richiedeva Orizzonti nuovi
Per accogliere le propaggini
Di un pensiero interrotto.
Poi in una notte blu senza suoni
Ti sei sdraiato tra virgole comparative
Ed hai raccolto le precipitazioni
Di segni nuovi, gli affetti personali
Di biologie non identificate.

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