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Associazione Castelli del Trentino – Di Daniela Larentis

Il prestigioso volume intitolato «La Chiesa di San Pietro a Mezzolombardo» verrà presentato alla comunità domenica 16 dicembre - Intervista al curatore Pietro Marsilli

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Domenica 16 dicembre 2018 a Mezzolombardo, Trento, presso la Sala Civica di Corso del Popolo 17, si terrà alle ore 11.00 la presentazione di un prestigioso libro dal titolo «La Chiesa di San Pietro a Mezzolombardo».
Pubblicato dall’Associazione Castelli del Trentino e promosso dal Comune di Mezzolombardo, con il supporto Del Consorzio dei Comuni della Provincia di Trento BIM dell’Adige, racconta attraverso le sue 240 pagine la storia della chiesa, patrimonio storico, culturale e religioso della comunità, e del suo restauro, svelandone i misteri. 
 
Presenterà l’evento il giornalista, storico e critico d’arte Pietro Marsilli, curatore del prezioso volume.
Interverranno anche gli autori dei diversi contributi inseriti nell’opera: Giovanna degli Avancini, Luciano Borrelli, Don Mario Busarello, Ezio Chini, Emanuel Curzel, Alessandra Degasperi, Italo Franceschini, Christian Girardi, Bruno Kaisermann, Giulia Mori, Alberto Mosca, Chiara Moser.
 
La Chiesa è da sempre un luogo vitale dove si riuniscono i fedeli per ascoltare la parola di Dio, è il luogo dell’ascolto per eccellenza, un importante punto di aggregazione e di riferimento, il cuore pulsante di ogni paese e città.
Restaurare una chiesa significa tutelare il patrimonio storico ed artistico di un territorio, il restauro ne ristabilisce il legame con la collettività.
Abbiamo avuto il piacere e l’onore di rivolgere alcune domande al responsabile dell’intero progetto editoriale, il prof. Pietro Marsilli.
 

 
La presentazione del volume da lei curato, intitolato «La Chiesa di San Pietro a Mezzolombardo», che cosa rappresenta e dove si terrà?
«Sarà una bella occasione di cultura e soprattutto di socializzazione. Visto che il volume tratta di quello che è sempre stato e continua ad essere il monumento più significativo della comunità di Mezzolombardo sia dal punto di vista storico che artistico, ma è anche e soprattutto una chiesa, e verrà donato dalla Amministrazione comunale a tutta la popolazione, si è pensato di presentarlo la domenica prima delle festività natalizie, il 16 dicembre, dopo la Messa: alle 11, in Sala Civica.»
 
Quando è nato il progetto di questo libro e come è stato concepito?
«È un libro che ha delle radici lunghe… Da molti anni l’Assessore alla Cultura Francesco Betalli voleva indagare criticamente la chiesa cimiteriale del paese, che oltretutto giaceva in uno stato conservativo deprecabile.
«Ma una cosa è il desiderio, la volontà, e un’altra l’effettiva possibilità di intervenire in merito. Occorrono soldi, tempo, intelligenze, competenze, serviva un progetto operativo, un gruppo di lavoro che lo condividesse e l’attuasse… Ce l’abbiamo fatta, con caparbietà, coraggio e, quella ci vuole sempre, fortuna.»
 

 
Chi vi ha collaborato e a che titolo?
«L’Assessore ha offerto alla Associazione Castelli del Trentino l’onore e l’onere di formalizzare un progetto, individuarne i collaboratori e attuarlo. Ha lasciato alla Associazione totale libertà, ma tutte le decisioni importanti sono state prese di comune accordo con la committenza.
«I collaboratori sono tutti specialisti ben noti nei diversi ambiti della indagine (dalla archeologia alla statuaria cimiteriale, dalla araldica alle campane …).
«Peraltro mi assumo tutte le responsabilità di avere attuato delle scelte che, ne sono ben consapevole, potrebbero anche essere non condivisibili.
«D’altronde, come in tutte le cose, un curatore deve includere ed escludere, prendere delle scelte e non altre, e poi deve assumersene la responsabilità.»
 
Come scrive Italo Franceschini nel saggio di apertura, nonostante l’importanza sia del luogo sia della chiesa, la bibliografia sul tema non era abbondante e spesso nemmeno specifica. Da un punto di vista metodologico come si è svolto il reperimento e la selezione delle fonti?
«Quello che dice è molto vero. Comunque delle indagini preliminari c’erano, e anche di qualità, in primis le schede redatte dalla degli Avancini nel 1983 per la Soprintendenza. Non per nulla la bibliografia conta centinaia di titoli.
«Le principali fonti erano ben identificate. Da una parte era chiara la necessità di dover indagare in modo diretto e puntuale il manufatto. Fondamentali, poi, gli Archivi: soprattutto lo Spaur, il parrocchiale e il comunale. Scelte per certi versi scontate, è vero, ma imprescindibile.»
 

 
Ogni chiesa ha una storia da raccontare: a quale epoca risale quella di San Pietro e, in estrema sintesi, che cosa ci racconta? Quali sono le caratteristiche che la rendono unica nel suo genere?
«Questa chiesa è unica perché unico è il suo legame storico con la comunità. Come in tanti altri casi analoghi era stata ipotizzata la pre-esistenza di un edificio di culto pagano. Ipotesi infondata che è stata qui azzerata.
«Il primo edificio è romanico; già nel Trecento necessitò di interventi di restauro. Vi furono poi diversi altri interventi. A parte il campanile, più antico, l’edificio principale attuale è del periodo clesiano, databile circa attorno al 1524 - 1534, due date graffite sulla fiancata settentrionale.»
 
Si possono riassumere brevemente le vicende salienti di questa chiesa in età moderna?
«Più che altro ci sono da sottolineare dubbi e incertezze. Sul ruolo svolto da un antico castello Spaur non tutti gli autori condividono la medesima idea.
«Una lapide, datata 1495, costituisce l’evidente testimonianza di un intervento di un paio di maestri comacini, ma anche su di essa gravano diverse incertezze.
«Nei muri della chiesa cinquecentesca sono stati rinvenuti alcuni frammenti affrescati dell’edificio precedente. Di certo altre informazioni emergeranno dai restauri attualmente in corso.»
 

 
Potrebbe darci qualche breve informazione a proposito delle numerose testimonianze epigrafiche all’interno e all’esterno della chiesa, presenti sulle lastre tombali antiche?
«Alcune provengono dalla antica chiesa di San Giovanni, quella precedente la attuale chiesa parrocchiale.
«Sono dozzine e dozzine, sia dell’interno che dell’esterno della chiesa, sia nobiliari che di famiglie e persone non aristocratiche, sia stemmate che non.
«È una bella varietà che rende omaggio alla varietà della comunità.»
 
Cosa rappresenta la Chiesa di San Pietro per la comunità?
«Si tratta di un simbolo forte, di un faro, di un punto di riferimento certo. Oggi come oggi è vissuta quasi solo come chiesa cimiteriale, è vero, ma ciò la carica di un significato unico. Gran parte degli abitanti del Borgo hanno lì tutti i loro cari. Di certo in tanti aspettano l’uscita di questa pubblicazione».
 

 
Chi fosse interessato all’acquisto del libro, a chi si può rivolgere?
«Come si diceva il libro è nato come omaggio della Amministrazione Comunale alla popolazione. Peraltro ne sono state stampate un numero di copie tale da poter venire incontro ai desideri al riguardo di curiosi, appassionati e studiosi.
«Il suggerimento è di rivolgersi direttamente alla Associazione Castelli del Trentino (tutti i recapiti in rete) però non subito: per motivi organizzativi fra qualche mese, diciamo a partire da febbraio-marzo.»
 
Progetti editoriali per il 2019?
«Sì, e bellissimi. Con la direzione della Associazione stiamo approntando il piano delle attività 2019/2020. Nella convinzione di riuscire a coinvolgere alcuni sponsor ci sarà spazio anche per iniziative editoriali di un certo peso.»

Daniela Larentis - d.larentis@ladigetto.it


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