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Roberto Codroico, a Palazzo delle Albere – Di Daniela Larentis

Architetto, già responsabile della Tutela Monumentale a Trento, e apprezzato artista, sta esponendo alla collettiva «Artisti a Statuto Speciale» – L’intervista

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L’architetto Roberto Codroico è un artista di adozione trentina molto apprezzato sia in Italia che all’estero (è nato in Germania, ha vissuto l’adolescenza a Padova e si è laureato a Venezia, ma da moltissimi anni vive e lavora a Trento).
Conta al suo attivo importanti personali e collettive, attualmente sta esponendo nell’ambito di una prestigiosa mostra intitolata «Artisti a Statuto Speciale»,
da poco inaugurata a Trento negli splendidi spazi del Palazzo delle Albere, una collettiva a cui partecipano per il Trentino anche Antonello Serra, Lome Lorenzo Menguzzato e Matteo Boato (la direzione artistica dell’evento è affidata allo stimato critico e storico dell'arte Maurizio Scudiero).
 
Ricordiamo brevemente che è stato responsabile della Tutela Monumentale a Trento, artefice di numerosi interventi di restauro sui più importanti monumenti del Trentino, docente di «Storia dell’architettura e delle tecnologie edilizie» e di «Storia dell’arte medievale» presso l’Università di Trento, autore di oltre sessanta pubblicazioni di storia dell’arte.
Per quando riguarda la straordinaria esperienza di restauro che ha maturato nel tempo, citiamo alcuni esempi di intervento su noti edifici storici: la Rocca di Riva del Garda, il Castello di Fornace, Castel Romano nelle Giudicarie, il Castello del Buonconsiglio a Trento, le chiese di Santa Maria Maggiore, della Santissima Trinità e un lungo intervento di restauro lapideo del Duomo.
 

 
Per molti anni è stato responsabile della manutenzione e dei restauri del Palazzo delle Albere, quando era sede del Museo Provinciale d’Arte Moderna, con importanti interventi di conservazione e ripristino, tra i quali quello della «Serliana» sul prospetto principale.
Sarà proprio lui il prossimo 23 giugno ad accompagnare i visitatori della mostra negli spazi non aperti al pubblico dello storico palazzo, svelandone segreti e curiosità.
Roberto Codroico, assieme a un altro noto architetto trentino, Sergio Giovanazzi, è tra i fondatori del Circolo Trentino per l’Architettura Contemporanea, dove nel corso degli anni ha avuto modo di presentare oltre ai restauri e le ricerche storiche anche le sue opere.
 
Accanto all’intensa attività professionale di architetto ha condotto nel tempo una crescente sperimentazione artistica, partendo dal figurativo e passando da un segno chiuso a un segno che è diventato via via sempre più astratto, una trasformazione avvenuta anche grazie al diretto contatto con alcuni tra i maggiori artisti internazionali, fra i quali Hans Richter, uno dei fondatori del movimento Dada e indiscusso maestro del cinema astratto; (altrettanto determinanti sono stati per lui i contatti con Vlado Kristi, Kurt Kren, Otto Muehl, Isami Noguchi e Umberto Mastroianni).
Molto significativa la recente personale (2018) allestita negli splendidi spazi di Palazzo Roccabruna, nel cuore della città di Trento, a testimonianza del suo lungo percorso artistico.
 

 
Come in più occasioni ci ha ricordato dipingere per lui assume un preciso significato, è «un modo di vivere, è come l’abitudine giornaliera di guardarsi allo specchio, è una necessità indispensabile, uno stato di piacere».
Roberto Codroico dipinge da sempre, anche se negli intensi anni della sua professione di architetto ha sempre cercato di non ostentare questo aspetto della sua vita, tenendolo in un certo senso celato. Lui stesso racconta che il suo lavoro «ha la ritmicità e la costanza di un diario» che lui compila «in un colloquio solitario», senza perdere di vista il mondo che lo circonda.
La sua produzione artistica è molto vasta e muta nel tempo, partendo dagli anni sessanta con figure femminili «mollemente adagiate e coperte di colori sensuali», alternate da piccole crocifissioni e da disegni ripetitivi realizzati a penna, arrivando alla realizzazione di opere tridimensionali, le sue intriganti «scatole».
 
«Se per un certo periodo non era stato importante conservare le mie sperimentazioni, a un certo punto ho sentito il bisogno di creare opere concrete, oggetti da possedere e da conservare, così ho iniziato a costruire degli spazi a forma di scatola», racconta a tal proposito.
Le linee sono uno degli elementi attraverso cui avviene la lettura di un’opera d’arte, il loro andamento trasmette in maniera immediata il messaggio comunicativo alla base dell’azione pittorica (non sempre è contenutistico, può essere anche solo emozionale).
 

Roberto Codroico - Composizione, 1971 - Scatola di legno - Cm. 30,5x24x8.

Il minimalismo delle opere di Roberto Codroico, caratterizzate dalla costante presenza di linee pure, esprime la necessità di un ritorno all’essenzialità.
Dialogando con lui, ci svela: «Nella confusione creata dall’abbondanza del benessere e dal consumismo della nostra società, cerco di mettere ordine, di ridurre tutto all’essenziale, al minimo, alla pura «linea», che può essere grossa, dritta, curva, spezzata, parallela, intrecciata, accostata, ortogonale, nervosa, calma, aggressiva o regolare ma, per me, è soprattutto sottile, uniforme e continua».
Ed è anche un concetto di sobrietà a cui l’eleganza delle sue opere sembra rinviare che «pungola» l’osservatore, invitandolo a pensare.
 
Viviamo in un’epoca del consumismo esasperato, nell’era della globalizzazione in cui, come osserva Serge Latouche (nel saggio «La scommessa della decrescita» edito da Feltrinelli) lo stile di vita dell’uomo occidentale contemporaneo è fondato su una crescita economica illimitata.
Innanzi ai lavori artistici di Roberto Codroico meditare sul bisogno di un ritorno alla sobrietà è tanto naturale quanto stimolante, i suoi quadri, le sue famose scatole, sono un invito implicito alla riflessione sul senso stesso della nostra esistenza.
Sembrano suggerire un pensiero, un monito: l’uomo del terzo millennio non riesce ad afferrare la portata di ciò che sta accadendo, lo spreco e l’individualismo di una società alla deriva ci induce a meditare sulla necessità impellente di un veloce cambio di paradigma e di un ritorno all’essenzialità.
Abbiamo avuto il piacere di incontrare Roberto Codroico all’inaugurazione della mostra e gli abbiamo rivolto alcune domande.
 

Roberto Codroico- Autoritratto, 2016 - Acrilico, cm 70x65.

Quali sono le opere che lei ha presentato alla collettiva «Artisti a statuto speciale»?
«Sono stato consigliato da Antonello Serra, ideatore della mostra, di portare un’opera di grandi dimensioni.
«Di solito mi piace presentare di volta in volta cose nuove, ho comunque alla fine deciso di esporla nuovamente, anche se non è inedita, proprio considerando che si tratta di un’opera di quasi due metri per due.
«Ho poi esposto un quadro realizzato di recente e un paio dei miei oggetti, le scatole che realizzo da molto tempo.»
 

Roberto Codroico - Il rumore delle piante, 2015 - Acrilico, cm 63x58.

Lei è un noto architetto, per decenni responsabile della tutela e restauro dei principali monumenti e centri storici del Trentino. Che significato assume per lei esporre oggi a Palazzo delle Albere?
«Sicuramente un significato particolare, perché per oltre 20 anni sono stato il referente dal punto di vista storico ma soprattutto dal punto di vista del restauro, della manutenzione ordinaria e straordinaria del Palazzo.
«Spesso mi sono anche confrontato con la dottoressa Belli che invece ne era la direttrice. Recentemente, nel comunicato stampa relativo alla presente mostra, ho definito il Palazzo delle Albere uno dei palazzi più importanti del Trentino, però senza dubbio il più maltrattato in tutti i sensi.
«Lo fu fin quasi dall’inizio: appena costruito, una trentina di anni dopo, fu ristrutturato. In estrema sintesi, finita la dinastia Madruzzo alla Mensa vescovile è stato oggetto di diverse soluzioni, è divenuto convento delle suore, è stato adibito a scuola, è stato seminario, fino a diventare casa colonica, prima di venir acquisito dalla Provincia e affidato ai lavori pubblici, subendo qualche intervento piuttosto pesante.
«Poi è passato ai Beni culturali, è stato oggetto di due-tre interventi del collega arch. Lupo, e poi sono subentrato io e abbiamo cercato lentamente di modificarlo.»
 

Roberto Codroico - Nudo allo specchio, 2017 - 87x57 – Roberto Codroico - Nudo, 2017 - Acrilico, 87x57.

Potrebbe darci qualche anticipazione sull’appuntamento in programma il prossimo 23 giugno?
«Il 23 giugno farò una presentazione del Palazzo nell’ambito di questa mostra, ne presenterò il contenitore. Di positivo, rispetto a quello che si è fatto per molti anni, anche all’interno di questo edificio, è che il contemporaneo – e questo è un punto che ritengo importante – convive con gli elementi storici dell’edificio.
«Fino a pochi anni fa, parliamo di 30-40 anni fa, anche i sovraintendenti non riuscivano a comprendere appieno il moderno e il contemporaneo (fermandosi a volte alla fine ’700 - inizi ’800, poi iniziava il moderno però espresso spesso come termine negativo). E questo avveniva anche negli allestimenti (un tempo venivano costruite delle scatole bianche per esporre le opere contemporanee, estraniandole dal contesto storico degli edifici che le ospitavano).
«Posso fare una piccola anticipazione che riguarda sia il Castello del Buonconsiglio che il Palazzo delle Albere, i due edifici realizzati dal Principe Vescovo: per quanto riguarda il primo, entrando, sulla destra c’è la mensa, sulla sinistra si trova la cappella. Anche entrando dall’entrata principale del Palazzo delle Albere, sulla destra c’era la cucina e sulla sinistra, purtroppo ridotta a magazzino, c’era la cappella (unico ambiente con il soffitto stellato).
«C’è inoltre uno spioncino che dalla cappella permetteva di vedere chi entrava e chi usciva. Il 23 giugno verranno svelati molti altri particolari inediti.»
 

Roberto Codroico - La luna, 2019 - Acrilico, cm 23x16.

A cosa sta lavorando, progetti futuri?
«Sto lavorando a una mostra ma preferisco non sbilanciarmi, per il momento. Mi sono accorto l’anno scorso che sto facendo ultimamente quasi un’operazione inversa, ossia dall’astrazione sto forse ritornando a elementi di una lettura più facile.
«Non so se andrà in porto o meno, in quanto secondo il mio punto di vista l’astrazione è una meta raggiunta che è difficile da abbandonare, una volta arrivati all’astratto non si può tornare facilmente indietro.
«Si deve andare oltre, vedremo…»

Daniela Larentis – d.larentis@ladigetto.it

Roberto Codroico - Alla festa, 2017 - Acrilico, cm 87x37.

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