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«La farfalla bianca», ritratto di una donna straordinaria – Di Daniela Larentis

L’avvocato Marina Kessler, autrice di un libro dedicato alla madre, testimonia la vita tra famiglia e spiritualità di Cecilia Tommasoni – L’intervista

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In un emozionante libro scritto dall’avv. Marina Kessler, intitolato «La farfalla bianca - Cecilia Tommasoni, una vita tra famiglia e spiritualità», edito da Reverdito (2019), l’autrice ripercorre alcune significative tappe della vita di sua madre, vissuta dagli anni Venti del Novecento fino ai giorni nostri.
È un racconto garbato, di una delicatezza quasi poetica, che mette in luce alcuni aspetti meno noti della vita di questa donna straordinaria dal carattere schivo e dalla forte spiritualità, la quale con dedizione concreta e tenace ha seguito la famiglia e ha coltivato diversi interessi e passioni, immancabilmente sorretta da una profonda fede.
 
Moglie di Bruno Kessler, al quale è sempre rimasta al fianco, importante uomo pubblico e politico locale per più di trent’anni, fondatore dell’Università di Trento e in seguito deputato, poi sottosegretario all’Interno del Governo Cossiga e infine senatore, Cecilia Tommasoni ha condotto una vita socialmente impegnata, mettendosi al servizio dei più bisognosi, della comunità, senza clamore. In silenzio.
 
Una vita, la sua, di impegno quotidiano su più fronti, dedicata al prossimo, lontana il più possibile dai riflettori.
Riservata, energica, appassionata, Cecilia Tommasoni non amava apparire, era una donna intelligente dalla personalità poliedrica: insegnante, amante dello studio, nutriva una grande passione per la musica (sapeva suonare il pianoforte in maniera eccellente) e aveva mille altri interessi.
Una donna che senza fare tanto rumore ha lasciato il segno in tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerla.
Abbiamo avuto il piacere di porgere all’autrice alcune domande.
 

 
Come nasce l’idea di questo libro?
«Quando è scomparsa mia madre non avevo certo l’intenzione di scrivere un libro su di lei. Tuttavia, trovando in casa sua una cospicua documentazione relativa soprattutto alle sue molteplici attività sociali, che peraltro io non conoscevo nel dettaglio, è nato in me a poco a poco il desiderio di renderle note e, soprattutto, di raccontare chi era Cecilia Tommasoni.
«Sebbene lei abbia negli anni rivestito un ruolo di first lady con rigore, serietà e anche orgoglio, la biografia vuole focalizzare una parte della sua esistenza poco conosciuta, dedicata soprattutto al prossimo attraverso la sua grande fede religiosa, oltre a raccontare le sue passioni, la sua tempra, il suo coraggio.»
 
Per quanto riguarda il suo impegno sociale, potrebbe condividere con noi qualche pensiero?
«È riuscita a dedicarsi agli altri arrivata a un certo punto della sua vita, in quanto è stata una moglie e una madre molto impegnata. Quando i figli sono stati sufficientemente indipendenti, ha voluto dedicarsi alle sue passioni.
«Si è messa in gioco, accettando inizialmente di diventare catechista nella Parrocchia del Sacro Cuore, la nostra Parrocchia; si è iscritta presso l’Università di Padova alla Facoltà di Psicologia, approfondendo poi gli studi di teologia alla Diocesi di Trento e riprendendo l’insegnamento, la sua prima professione (aveva iniziato giovanissima come insegnante di italiano e tedesco).
«Ha inoltre chiesto e ottenuto l’abilitazione per l’insegnamento religioso, ha iniziato a operare nel tessuto sociale stando vicino, senza clamore, a quelli che era solita definire gli ultimi di carità e amore, da intendersi non tanto in senso materiale. Pochissimi conoscono questo aspetto della sua vita.»
 
Qual è il testamento spirituale che le ha lasciato?
«Vorrei, per rispondere alla sua domanda, ricordare un pensiero espresso dalle parole di Papa Francesco che mi ha particolarmente colpita. Nella sua esortazione apostolica, a proposito dei migranti, ha detto che i santi non sono solo quelli beatificati, ma i santi con la esse minuscola sono le persone della porta accanto.
«Mia madre, secondo me, letta con gli occhi di una figlia, è stata anche lei una delle persone della porta accanto, nel senso che ha sempre cercato con generosità di dare un aiuto sia materiale che spirituale a molte persone, in silenzio, senza dirlo nemmeno ai figli (era nella sua natura essere molto riservata).
«Questa fede religiosa molto forte esplicata tutti i giorni verso il prossimo è stato l’insegnamento più grande che mi ha lasciato. Io sono molto orgogliosa di avere avuto una madre che in silenzio ha aiutato il prossimo.»
 

 
In uno degli ultimi capitoli lei accenna alla malattia di sua madre…
«Anche nella sofferenza fisica degli ultimi anni, non si lamentava mai. La fede religiosa ha sorretto mia madre nei momenti cruciali della sua esistenza e le ha donato la capacità di sopportare il dolore, è nata in una famiglia religiosa e ha vissuto cristianamente tutta la vita.»
 
Può condividere il ricordo di un momento particolarmente significativo della vita di sua madre?
«Ricordo un momento rilevante della sua vita, quando conseguì l’abilitazione all’insegnamento della religione nelle scuole. Mio padre chiamò a raccolta noi figli, pronto per stappare una bottiglia di bollicine per festeggiare l’importante traguardo.
«Un altro momento significativo del suo percorso di Fede occorse nel marzo del 1990, quando ottenne dall’Arcivescovo di Trento la facoltà di Ministro Straordinario dell’Eucarestia, un incarico che, come racconto nel libro, le fu conferito per il Ministero dell’Eucarestia nelle Assemblee liturgiche e ai malati della Parrocchia del Sacro Cuore.»
 
Una curiosità legata la titolo, per chi non avesse ancora letto il libro. Cosa simboleggia «la farfalla bianca»?
«La farfalla rimanda a molti significati fin dai tempi più remoti. Posso solo dire, senza anticipare troppo, che in talune civiltà rappresenta l’anima che si stacca dal corpo e raggiunge un grado superiore di perfezione. Il lettore potrà scoprire da solo il significato che ho attribuito al titolo, andando a leggere il capitolo diciassettesimo…»
 
Progetti editoriali futuri?
«No, al momento non ho in programma altri progetti editoriali. In futuro, chissà…»

Daniela Larentis – d.larentis@ladigetto.it


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