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La risata che fa bene alla mente – Di G. Maiolo, psicoanalista

Lo sostiene Patch Adams, il famoso medico clown che gira nelle corsie del mondo per rasserenare gli sguardi impauriti dei bambini (e degli adulti)

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«Di questi tempi non c’è proprio niente da ridere!» è una frase che capita di sentire sempre più associata sempre ai disagi della vita e alla carenza di prospettive.
Invece scriveva Freud «L’umorismo non è rassegnato ma ribelle, rappresenta il trionfo non solo dell’Io, ma anche del principio del piacere, che qui sa affermarsi contro le avversità delle circostanze.»
Nella sostanza diceva che ridere ci serve per combattere le difficoltà, ci aiuta nelle relazioni sociali, migliora la percezione della vita e, nella Giornata mondiale della salute mentale, ci serve ricordare che umorismo e risata sono attività benefiche.
 
Ma non è stato sempre così. I latini, ad esempio, dicevano che «Il riso abbonda sulle bocche degli stolti», cioè degli stupidi e di quelli che appartenevano alle classi sociali svantaggiate i quali, non avendo più lacrime da piangere, potevano permettersi solo di ridere.
Ma ridevano senza motivo e sfacciatamente anche i folli che non avevano coscienza dell’esistenza.
Per la maggior parte, così, l’homo ridens, che pure appartiene a tutti, lo abbiamo bandito e dimenticato, sommerso dal convulso ritmare dei problemi.
 
Ci permettiamo di ridere solo in certe occasioni: in vacanza e a qualche festa o a carnevale quando è lecito fare follie.
Per il resto, obbedienti ai doveri, mettiamo la maschera sociale con cui teniamo imprigionato nei meandri rigidi del nostro autocontrollo, il bambino scherzoso e buffo dell’infanzia.
Da bambini ci si divertiva con tutto e col riso si esprimeva la gioia e la felicità.
Poi piano piano ogni cosa si è scolorata o spenta, al punto tale che da adulti, solo per un abbozzo di sorriso, ci servono grandi quantità di stimoli.
 
L’umorismo e il senso del comico nell´esistenza hanno invece bisogno di quel fanciullino capace di farci regredire per ridurre la rigidezza e perdere un po’ il controllo, perché ridere richiede la partecipazione di tutto il corpo e non solo del viso e delle labbra.
Oggi sappiamo con certezza che la risata attiva aree cerebrali importanti con le quali si formano associazioni e concetti diversi.
E poi nel cervello mette in moto i circuiti neurali della ricompensa che rendono possibile le aspettative, promuovono la speranza e stimolano i progetti per il futuro.
 
Inoltre è terapeutica la risata. (S. Fioravanti, L. Spina, «La terapia del ridere», Red Edizioni). Gli studi confermano che oltre al mobilizzare parecchi gruppi muscolari e non solo del viso, ridere stimola l’attività cardiocircolatoria e le funzioni respiratorie, promuove la produzione di ormoni utili a contrastare lo stress e migliora la risposta immunitaria.
Dovremmo così ridere almeno 10 minuti al giorno piuttosto che permetterci pochi attimi di sorrisi, spesso a denti stretti.
Non a caso si dice che «il riso fa buon sangue» e gli studi dimostrano come ci aiuti a «guarire» e a migliorare le condizioni fisiche in quanto potente fattore di salute e energia.

Lo ha sostenuto e continua a farlo Patch Adams, il famoso medico clown che gira il mondo e ha dato inizio alla clownerie in corsia dove lo sguardo buffo del pagliaccio avvicina gli occhi spauriti sia del bambino che dell’adulto e ne muove il riso.

Giuseppe Maiolo – psicoanalista
Università di Trento - www.iovivobene.it

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