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Pornografia virtuale e dipendenza – Di G. Maiolo, psicoanalista

La pornografia non è nuova al mondo, ma adesso con internet è facile da reperire. Prende e cattura particolarmente i teenager: è necessario il «parental control»

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Le nuove tecnologie mettono a disposizione l’universo mondo con un solo click.
Soprattutto per quanto riguarda l’approccio al sesso, la rete consente con facilità di conoscere e avviare esperienze erotiche che un tempo non esistevano in quanto la sessualità nascente era per lo più dominata da tabù e vergogna.
Internet e la sua più estesa frequentazione da parte di minori, ha fatto sì che la sessualità cominci sempre più in anticipo e aumentino i rischi che si possano fare esperienze traumatiche o si sviluppino forme di dipendenza dall’erotismo virtuale.
 
La pornografia, che non è nuova al mondo, adesso è diffusa e facile da reperire.
Prende e cattura particolarmente i teenager ai quali sembra insegni pratiche erotiche infallibili e prestazioni multiple.
Invece confonde e non di rado sconvolge in quanto non prepara al sesso ma lo sollecita prima del tempo in cui l’orologio biologico attiva il desiderio.
Di solito inizia per caso e presenta una sessualità che non ha bisogno della relazione. E allora l’esperienza può essere «violenta» soprattutto se la rappresentazione delle immagini e dei video pornografici avviene senza la presenza di un adulto di riferimento ma anche senza la presenza di uno dei pari, come poteva accadere una volta.
Un insieme di cose, allora, possono portare a un’attenzione morbosa nei confronti della sessualità virtuale.
 
Facile da reperire, particolarmente eccitante e non impegnativa sul piano relazionale, coinvolge immediatamente. Le ricerche segnalano che 4 ragazzi su 5 frequentano con assiduità i siti porno passandovi anche diverse ore alla settimana connessi col PC ma soprattutto con lo smartphone.
Altri studi sulla popolazione giovanile italiana sostengono che il 30% degli adolescenti tra i 12 e 18 anni è già dipendente dalla pornografia virtuale.
Alla base del disturbo chiamato «porn-addiction» vi è certamente la pervasività del web e dell’erotismo virtuale, ma vi è anche l’assenza dell’educazione alla sessualità e alle emozioni che in mancanza di strumenti validi durante la crescita, rende incapaci di gestire i sentimenti e finisce per far prevalere l’idea che la sessualità virtuale sia un gioco divertente che soddisfa e non impegna più di tanto il piano relazionale mettendo al riparo dalle delusioni amorose.
 
In realtà diventa un vero e proprio disturbo del comportamento quando la frequentazione di siti pornografici è eccessiva e, nei casi più gravi, si superano anche le dieci ore consecutive.
A questo punto compaiono alterazioni psico-fisiche consistenti.
Si registra un calo dell’umore e dell’autostima, si modificano i ritmi sonno/veglia, aumentano le tensioni e l’ansia che riducono il desiderio sessuale per le relazioni reali e non di rado vanno a compromettere la vita affettiva e relazionale.
Per evitare queste e altre gravi manifestazioni, è necessario prestare attenzione. In famiglia va monitorato il comportamento dei figli quando sono collegati alla rete, va usato il «parental control» soprattutto con i minori più piccoli per conoscere gli interessi e i siti che visitano e ovviamente per educarli all’uso della rete e prevenire i rischi.
 
Serve però da parte dei genitori dialogo e partecipazione, serve che parlino dei vari aspetti della sessualità non quando sono adolescenti ma prima.
Soprattutto va affrontato il tema dell’affettività e quello delle relazioni sentimentali.
 
Giuseppe Maiolo
Doc. Psicologia dello sviluppo – Università di Trento
www.officina-benessere.it

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