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Lo stress da rientro a Di Giuseppe Maiolo, psicoanalista

I ritmi cadenzati dall’attività scolastica e alternati con pause rigeneranti e attività fisica durante il giorno, aiuterebbero a superare la sindrome da rientro

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Finite le feste si ritorna alle comuni attività. Ma la ripresa non è mai facile per nessuno, né per gli adulti che per i bambini, anzi spesso si manifesta come disturbo chiamato «sindrome da rientro».
È uno stato psicofisico che si conosce bene ma che ultimamente ha richiamato l’attenzione di molte ricerche le quali hanno messo in evidenza come il «rientro» dopo una pausa lunga o breve è un momento delicato che genera stress. In altre parole si tratta di una condizione di passaggio che richiede adattamento.
 
Il disturbo si manifesta in vario modo ma spesso dà un senso acuto di stanchezza e evidenti alterazioni dell’umore che vanno da una facile irritabilità a un persistente malumore e genera difficoltà di concentrazione oppure acuta fatica nel riprendere i compiti abituali.
Molti manifestano una forte nostalgia e un sentimento di tristezza dato dal dover lasciare i luoghi piacevoli della vacanza o semplicemente la pausa dal lavoro ma a cui si mescola la fastidiosa sensazione di un tempo pesante che ci attende fatto di scadenze e ritmato da pianificazioni ansiogene.
 
Si aggiunga per genitori e figli, la frustrazione che il ritorno alla vita consueta rimette in campo il poco tempo a disposizione per la relazione affettiva. Così lo stress da rientro può anche rappresentare un piccolo trauma.
Lo confermano le indagini quando rivelano che un italiano su due alla ripresa tenta di consolarsi mangiando di più, quasi come per esorcizzare la tristezza e il relax perduto.
I bambini e gli adolescenti invece reagiscono cercando di ritardare il più possibile il sonno della sera, come per mantenere attivi i ritmi vacanzieri.
 
Per questo il riadattamento alla realtà è per tutti difficile, alle volte problematico e richiede tuttavia particolare attenzione e impegno.
Controproducente sia per gli adulti che per i minori è riprendere subito i ritmi frenetici della propria attività.
Bisognerebbe rimettersi «in pista» per gradi cercando di non bruciare in un attimo i benefici del relax ottenuto. Ad esempio un ritmo più lento che potrebbe anche essere quello di concedersi al mattino qualche minuto in più per la colazione e non gettarsi di colpo nella frenesia quotidiana oppure, durante la giornata, potrebbe servire dilatare i tempi di lavoro e alternarli con pause anche brevi ma rigeneranti.
 
Sicuramente il tempo per il riposo notturno è fondamentale. Curare il sonno ed evitare di passare bruscamente dalle dieci ore delle vacanze alle sei della vita consueta aiuta e sostiene.
Per la psiche è importante cercare di ridurre quella lamentosità dannosa della nostalgia, perché alimenta aspetti e visioni negative della realtà quando invece è di grande importanza mantenere attivo uno sguardo positivo sul mondo che nutre la fiducia verso la vita e il futuro.
È importante poi aiutare i bambini come gli adolescenti a trovare, al rientro, nuovi equilibri con la scuola e le incombenze dello studio, favorendo il più possibile il ritorno a un tempo per il sonno adeguato e regolare dato dall’andare a letto presto la sera e senza dispostivi digitali.
I ritmi cadenzati dall’attività scolastica e alternati con pause rigeneranti e attività fisica durante il giorno, aiutano a superare la sindrome da rientro.
 
Giuseppe Maiolo
Doc. Psicologia dello sviluppo – Università di Trento
www.officina-benessere.it

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