Home | Rubriche | Psiche e dintorni | Il trauma dello stupro – Di Giuseppe Maiolo, psicoanalista

Il trauma dello stupro – Di Giuseppe Maiolo, psicoanalista

Ci siamo sempre chiesti perché accadono queste cose, ma la domanda è più che mai angosciante di fronte alla quindicenne aggredita e stuprata a Bolzano

image

Ad ogni narrazione di violenza, compare sempre la solita domanda colma di incredulità e paura: «Perché?» «Per quale ragione accade?». Ce lo siamo chiesti ieri con i sadici di Manduria e gli stupratori di Viterbo o con quelli della Circumvesuviana di Napoli, ma ritorna oggi, più che mai angosciante, quando veniamo a sapere che una quindicenne è aggredita e stuprata a Bolzano in pieno giorno lungo una ciclabile, mentre se ne torna a casa.

Un perché insistente e pieno di angoscia che chiede spiegazioni della barbarie di certi eventi, ma che spesso trova risposte semplificate e parziali.
Perché la rabbia che avverti nei confronti dei responsabili di questi crimini, in genere non tiene conto di quella che possiamo chiamare una diffusa cultura della violenza e dello stupro.
Altrimenti non riesci a spiegarti i dati ISTAT 2017 che indicano per l’Italia una media di 11 stupri al giorno!
 
Così si insidia il sospetto che tutte le volte la nostra indignazione si esaurisca in fretta e sopraggiunga la dimenticanza o la rimozione dei fatti.
In questo modo lo stupro rimane immutato nel tempo e si riproduce all’infinito come un rito reso ineluttabile, in quanto giustificato dalle necessità fisiche dei maschi o, come spesso si pensa, attivato dagli atteggiamenti provocatori delle femmine.
È allora che diventa difficile rispondere al «perché ci sono alcuni uomini che stuprano le donne».
 
Se cerchi un significato alla parola stupro, scopri che in latino vuol dire «onta» e «disonore» e capisci che l’esperienza della violenza carnale non è solo qualcosa di fisico, ma una ferita interna che lacera in profondità la psiche della donna in quanto attacca direttamente il «sé», quello interno e quello sociale. A volte lo disintegra.
Lo stupro assomiglia a una rapina a mano armata che ti porta via ciò che ti appartiene di più intimo e ti sottrae sicurezza e fiducia come pure la capacità di difenderti e, a volte, la voglia di vivere.
 
Se poi è l’esperienza agghiacciante prodotta dal branco, la violenza del gruppo esaspera l’angoscia perché porta la vittima direttamente al confine della crudeltà umana, dove diventa più sottile la soglia di quella pulsione vitale che ti serve per difenderti e proteggerti.
La sensazione di impotenza è totale, quasi assimilabile a quella della morte imminente che paralizza e inchioda.
Nelle donne che per ragioni professionali ho incontrato e che mi hanno portato i gesti della violenza subita e l’onta di quel male indicibile che ha ferito l’anima, ho trovato sempre un dolore immenso e profondo collegato alla sensazione della perdita della propria identità personale.
 
Un’esperienza traumatica il cui vissuto più forte è la frantumazione unita ad una sensazione devastante di sconfitta.
Non è solo la paura di ritrovarti addosso lo stupratore, ma un tunnel scuro dove l’esperienza della brutalità maschile ha annientato il piacere della vita.
Allora per tornare a vivere dopo il trauma, non basta ridurre l’ansia e orientare la rabbia o semplicemente parlare e raccontare di ciò che è accaduto.
Serve ridurre la sintomatologia che è pur sempre invalidante, ma più di ogni altra cosa conta ricostruire i tessuti interni, rigenerare le funzioni vitali che hanno a che fare con le risorse personali, riattivare la fiducia in se stessi e la capacità di rielaborare la sofferenza e il lutto.
 
Si tratta di avviare una narrazione psicoterapeutica complessa e specifica rispetto alla ferita generata dalla violenza, perché è l’incontro con il sentimento di disgregazione e con l’impotenza, con la vergogna e il senso di colpa che ha significato.
Solo se si riesce a trasformare l’umiliazione e l’angoscia, la disperazione e la rabbia verso se stessi tipica di chi ha subito questa offesa profonda, è possibile pensare che un paziente e lento lavoro terapeutico possa servire a ricostruire la speranza e ridare fiducia alla vita.

Giuseppe Maiolo
Università di Trento
www.officina-benessere.it

Condividi con: Post on Facebook Facebook Twitter Twitter

Subscribe to comments feed Commenti (0 inviato)

totale: | visualizzati:

Invia il tuo commento comment

Inserisci il codice che vedi sull' immagine:

  • Invia ad un amico Invia ad un amico
  • print Versione stampabile
  • Plain text Versione solo testo

Pensieri, parole, arte

di Daniela Larentis

Parliamone

di Nadia Clementi

Musica e spettacoli

di Sandra Matuella

Psiche e dintorni

di Giuseppe Maiolo

Da una foto una storia

di Maurizio Panizza

Letteratura di genere

di Luciana Grillo

Scenari

di Daniele Bornancin

Dialetto e Tradizione

di Cornelio Galas

Orto e giardino

di Davide Brugna

Giovani in azione

di Astrid Panizza

Nella botte piccola...

di Gianni Pasolini

Campi da golf

di Francesco de Mozzi

Storia dell'Autonomia

di Mauro Marcantoni

Cartoline

di Bruno Lucchi

Amici a quattro zampe

di Fabrizio Tucciarone