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Se un adolescente mente – Di Giuseppe Maiolo, psicoanalista

La logica che potrebbe aver mosso la ragazza di Bolzano a inventare una storia

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Inventarsi una storia o farsi un film e mentire alla grande, in adolescenza ci sta. Eccome! Perché, come dice Gustavo P. Charmet, «I ragazzi che sostengono di dire sempre la verità ci devono preoccupare». Questo significa che gli adolescenti «sani» mentono in quanto c’è una menzogna fisiologica in quel tempo particolare di scoperte e di esperienze difficili.

Fin dalla preadolescenza i ragazzi attraversano il guado delle cose nuove da affrontare che sono le turbolenze della sessualità e le sabbie mobili dei nuovi sentimenti che risultano faticosi da coltivare e da gestire e in genere sono temuti.
La menzogna allora serve e ha più scopi. Può essere compensatoria in quanto apparentemente modifica quegli aspetti del sé che vengono sentiti come inadeguati o troppo infantili, oppure serve a nascondere le difficoltà che gli adolescenti incontrano quando devono liberarsi del bambino interiore, impacciato e ridicolo per assumere quella «fisionomia» che serve per far parte del gruppo dei pari.
 
Mentire è un modo per simulare un’identità che ancora non c’è o fingere un atteggiamento maturo. In questo senso si tratta di un segnale di crescita ed è un’espressione nuova, totalmente diversa da quel mentire del bambino che vuole evitare la punizione per un guaio combinato.
Spesso la menzogna in adolescenza, oltre ad essere il modo con cui i ragazzi difendono la propria privacy, è il tentativo di mostrare quello che sanno fare e non di rado serve come auto-aiuto nei momenti critici.
Ha la funzione di alimentare quel dialogo intimo che inizia in adolescenza e consente di trovare nuovi modi possibili di essere anche a partire dall’apparire.
 
La ragazza del ponte giallo di Bolzano, nota alle cronache nazionali per aver denunciato una violenza sessuale in pieno giorno che ultimamente ha ritrattato dicendo di aver mentito, potrebbe benissimo star dentro questo quadro.
Inventa l’aggressione e lo stupro e narra una storia forte di violenza che colpisce e contagia in maniera virale un po’ tutti perché va ad alimentare il timore degli «orchi» nascosti in pieno giorno tra le siepi di un parco.
Costruisce un film, per certi versi credibile, e solo alla fine ammette che doveva servire per attirare l’attenzione del proprio ragazzo.
Ha un obiettivo, dunque. Uno scopo che è strategico e dichiarato, anche se a posteriori.
 
L’invenzione, probabilmente costruita nella mente in un tempo lungo, serve a dichiarare la propria verità e le proprie necessità, serve a far capire cosa può succedere quando non si viene pensati e si crede di non essere importanti per gli altri.
È un fatto che per l’attuale generazione digitale, il bisogno narcisistico di visibilità sia oggi maggiore di un tempo così come è aumentata la sensazione che ogni cosa pensata o immaginata sia possibile.
Gli adolescenti ora considerano fondamentale per loro lo sguardo di ritorno che viene dai compagni o dal fidanzato e sono costantemente connessi perché questo soddisfa il loro acuto bisogno di stare sempre nella mente degli amici.
 
Allora le menzogne ai tempi dei social servono per urlare le proprie necessità.
Più si sparano grosse e più si ottiene attenzione e popolarità.
Quasi mai le bugie di questo tipo, anche se gravi e fuori luogo, sono una protesta o una trasgressione. Forse poco hanno a che fare con un disturbo strutturato.
Se hanno una ragion d’essere non necessariamente sono patologiche. La patologia è invece una possibilità quando si mente senza motivo.
 
Il che non significa che a questa ragazza adesso non serva aiuto.
Potrebbe servirle un accompagnamento alla riflessione e un tempo adeguato per comprendere quale rapporto esiste tra l’azione e le sue conseguenze.
Di certo, da un punto di vista psico-educativo dovremmo pensare che questa delicata e fragile gioventù che stiamo crescendo, ha bisogno di essere aiutata a tollerare di più le frustrazioni e le delusioni, i sentimenti di inadeguatezza e gli insuccessi.
Ai genitori e agli educatori il compito di essere autorevoli e testimoniare che i fallimenti sono sempre possibili, ma che da questi si può imparare e fortificarsi.

Giuseppe Maiolo
Università di Trento
www.officina-benessere.it

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