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Sfide estreme per adolescenti – Di G. Maiolo, psicoanalista

Quando manca la percezione del rischio, pur di uscire da un insopportabile anonimato

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Le sfide non finiscono mai… di sorprendere e terrorizzare. Se ne inventano di tutti i tipi.
C’è quella del gruppo di preadolescenti che pratica il «Daredevil selfie» cioè un Selfie spericolato.
Consiste nel farsi fotografare ad attraversare i binari mentre arriva un treno. Vince chi riesce per ultimo a lasciare le rotaie e a mettersi in salvo.
Un gioco mortale che di recente ha visto come protagonisti tre ragazzini di Carpi (Modena) di cui il più grande aveva 14 anni.
Ma l’ultima in ordine di tempo si chiama «Spacca cranio» o meglio in inglese Skullbreaker Challenge che letteralmente significa proprio «Sfida a colui che spacca il cranio».
 
Pericolosa, pericolosissima moda, che approda in Italia grazie alla diffusione di Tik Tok, il social che spopola tra gli adolescenti.
I ragazzi e le ragazze la praticano come un gioco divertente, ma è un micidiale divertimento che ha a che fare con il bullismo e con la violenza incosciente di chi non si rende conto del rischio che fa correre alla vittima designata.
Perché il gioco consiste nel saltare in tre allineati insieme ad una o un malcapitato compagno che si vuol deridere. Quest’ultimo sta al centro del gruppo ma non sa che mentre salterà uno dei due gli farà una specie di sgambetto, facendolo cadere.
 
Il risultato, di solito, non è per nulla divertente. Anzi può essere davvero grave, nel senso che chi cade rischia traumi alla testa o anche una lesione midollare.
Challenge, dunque. Cioè sfide, prove terribili e potenzialmente mortali che mettono in pericolo la vita dei protagonisti o quella degli altri.
L’idea comune che sembra star dietro tutto questo, per lo meno l’intenzione dichiarata dagli adolescenti, è quella del divertimento e del gioco.
Ma vien da chiedersi come mai manca la percezione del rischio che si corre?
Come mai i ragazzi di adesso percepiscono solitamente l’aspetto ludico di quei comportamenti estremi?
 
Le trasgressioni in passato ci sono sempre state ed erano azioni dirompenti e sregolate che avevano a che fare con il bisogno degli adolescenti di mettersi alla prova e mostrare le proprie capacità, ma anche un modo per sfidare gli adulti e far vedere che non erano più bambini.
In realtà le sfide delle trasgressioni alle regole, la disobbedienza al pensiero adulto era il modo per mettersi a confronto con i grandi e affermare la propria individualità e la propria autonomia raggiunta.
Oggi nelle sfide estreme delle nuove generazioni non c’è nulla di tutto questo.
I centennials, quelli nati con il nuovo millennio, mettono in atto comportamenti al limite per sentire adrenalina in circolo e provare sensazioni forti con cui poter vincere la monotonia dell’esistenza e attenuare quel dolore interno che ti prende intensamente quando non conosci ancora chi sei e dove stai andando, quando non sai ancora gestire emozioni e sentimenti che non sai dove ti possono portare.
 
Ma, ancora di più, questo continuo incremento di sfide, sembra servire a questa generazione per uscire da un insopportabile anonimato e far acquisire una fisionomia virtuale che, al tempo stesso, è reale.
Serve per costruirsi un’immagine da mostrare e far valere in quanto, vivere nel tempo in cui gran parte della vita è online, vuol dire avere popolarità e visibilità.

Giuseppe Maiolo
Psicoanalista - Università di Trento
Www.officina-benessere.it

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