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Il Trentino tra localismo territoriale e innovazione riformista – Di Daniele Bornancin

I risultati dei primi congressi dei partiti del governo trentino rappresentano una politica di corto respiro

Le Assemblee congressuali dei partiti della coalizione del governo trentino hanno confermato in parte, sia i nomi dei dirigenti, sia la strategia politica che così si può riassumere: «il fortino è salvo» meglio mantenerlo così com’è senza fughe in avanti o rischiose sperimentazioni.
 
 UPT e Centro Civico Trentino 
Il congresso di questo partito non è riuscito a unire le due posizioni: una, di mantenimento della vocazione centrista e più idonea a rafforzare il dialogo con la realtà autonomista, l’altra propensa a costruire nuovi progetti aperti al sistema del Partito Democratico, riformista e sociale, rinforzando l’alleanza del centro sinistra attuale.
È stato modificato lo statuto che ha permesso, superando l’ostacolo dell’incompatibilità, di eleggere Segretario l’assessore allo sport e cultura dell’attuale Giunta provinciale.
Passaggio questo che è stato realizzato dopo verifiche giuridiche e con qualche difficoltà tra le parti, in particolare tra i due contendenti la segreteria.
Situazione che ha fatto emergere prese di posizioni diverse, di visione politica non omogenea e che ha indicato la strada forse per una possibile scissione delle due parti, per il momento sospesa in attesa anche degli effetti del referendum confermativo sulla riforma del Senato, prevista per il prossimo ottobre.
 
Allo stato attuale è stato costituito il Comitato della Segreteria Provinciale che affianca il Segretario e che è composto anche da componenti del Centro Civico Trentino.
Una sorta di ricomposizione gestionale provvisoria, nel tentativo di trovare un’unica linea politica e un’unica voce in conformità a un progetto condiviso anche per le sorti future del Trentino.
Ma, quali saranno le forze delle idee di questo partito – protagonista per anni della scena politica locale? Nulla è ancora stabilito con chiarezza.
Forse non è emersa, ma sicuramente è in corso, anche se solo in embrione, l’idea di rafforzare o far nascere un polo territoriale con il partito autonomista e il partito ladino.
Una sorta d’impostazione localistica e territoriale, quasi a difesa del fortino esistente e di mantenimento delle realtà attuali, che vanno bene a molti.
Una forma di mantenimento sì della coalizione del centro sinistra autonomista, ma con una preponderanza della matrice centrista e autonomista a discapito della matrice della sinistra, socialista, laica ed ecologico – ambientale.
Una scelta politica questa che forse è un desiderio di pochi rispetto alla tradizione di questa realtà politica che ha basato il proprio operare, sul dialogo, sul confronto, sul popolarismo e sulla crescita della comunità, ma che comunque tende ad ampliarsi.
Sicuramente i prossimi mesi, dopo la definizione degli organismi della struttura del partito, saranno definite le linee politiche e il futuro della posizione del partito stesso all’interno della coalizione attuale o impostate le basi per l’avvio di un nuovo progetto per differenti sperimentazioni.
 
 PATT 
Un congresso quello del PATT appena celebrato che ha avuto un gran numero di partecipanti e che originariamente aveva quattro candidati alla segreteria, divenuti due a seguito di accordi tra le varie parti, che ha riconfermato il Segretario uscente con il 70 % dei voti e con una minoranza del 30%, non rappresentata nemmeno negli organi del partito.
In questo partito ha vinto la continuità meglio, ha vinto l’esistente, la conferma della linea politica e governativa del trentino, ha vinto la difesa del «fortino».
È considerato ora il partito dei trentini.
Sicuramente questa realtà è attuale anche per la presenza del popolo autonomista nelle varie località, nelle valli, nei piccoli paesi, nelle varie forme di comunità.
Ma il popolo delle comunità è anche molto attento, molto esigente e davanti al primo dubbio, alla prima difficoltà, come in altri casi è avvenuto, compie la scelta sia pure frettolosa e con poche e rare giustificazioni di abbandonare il campo, i rappresentanti politici e gli amministratori, anche se di un’organizzazione autonomista.
Al suo interno vi sono degli abbandoni e delle contestazioni, proprio ai dirigenti riconfermati.
Un partito che ambisce a una riconferma del presidente e del senatore nella forma gestionale della continuità e della territorialità.
 
Quale sarà il criterio di ammodernamento di quest’organizzazione partitica e quali saranno gli scenari di apertura futuri, forse quelli verso le civiche per così preparare per il 2018 un “piano B” rispetto all’attuale coalizione ?
Quesiti che solo i dirigenti del partito della continuità potranno chiarire a tempo debito. Certo chi prevedeva una piccola rivoluzione interna degli assetti gestionali è rimasto deluso, proprio perché alla base di tutti i modi di essere e di operare della politica autonomista è e rimane la difesa delle posizioni, la difesa dei centri di potere, il chiudere le porte a qualsiasi novità se non basata comunque sulla difesa dell’esistente.
Anche le varie relazioni, a parte qualche modesta eccezione, si sono incentrate sull’identità Trentino Tirolese, sul popolo trentino mitteleuropeo e non italiano e sui pericoli dell’autonomia, come se la Costituzione Italiana non esistesse più, come se fino ad ora i vari parlamentari trentini a Roma che, per oltre cinquanta anni si sono via succeduti, non avessero mai sostenuto l’autonomia trentina.
Quali saranno gli scenari del futuro? Sicuramente un tentativo per agganciare l’UPT e per aumentare il peso della territorialità sarà una priorità nel breve periodo.
Poi rimane il quesito della scelta di quali civiche coinvolgere per provare a impostare un percorso del c.d. «piano B» ossia della costruzione di un centro - popolare - civico - autonomista per governare il Trenino dal 2018 in avanti.
Ora non serve altro che attendere e osservare con attenzione e in piena liberà cosa accadrà a breve e a medio termine nella politica locale e della continuità.
 
 PARTITO DEMOCRATICO TRENTINO 
Anche questo partito, unica realtà che fa riferimento al PD nazionale, ha da poco avviato il percorso per la celebrazione del Congresso provinciale fissato per la fine del maggio prossimo.
Con molta responsabilità intende diventare un protagonista attivo con azioni forti e condivise, per la futura governabilità e la crescita del Trentino, un partito che deve essere punto di riferimento dell’intera attuale coalizione.
Vari incontri sono già stati fatti da gruppi di giovani militanti e appassionati della politica dei contenuti e non dei tatticismi, da assessori della Giunta provinciale, da amministratori e semplici iscritti.
Un nuovo PD, che sappia trovare una vera visione comune ed elabori proposte nel rispetto dei valori e dei contenuti del mondo sociale, riformista e cattolico popolare che ha da sempre caratterizzato la storia della politica del partito.
Un partito dialogante in particolare con le strutture nazionali, sia di partito sia istituzionale, che riesca a realizzare una ricostruzione collettiva delle realtà locali e del sistema dell’autonomia. Alcune persone con disponibilità e spirito di servizio si sono rese disponibili per la guida del partito che prevede lo strumento delle primarie – aperte per la scelta dei dirigenti.
 
Un metodo democratico che intende essere fondamento della partecipazione libera e moderna.
Dovrà nascere un Congresso aperto e non basato sui tatticismi, ma che riesca a portare contenuti e decisioni innovative rispetto alla situazione economica e sociale oggi in Trentino e che possa dare indirizzi chiari e forti per lo sviluppo, per i cambiamenti e le riforme in corso di attuazione e che interesseranno anche il Trentino.
Il dibattito è iniziato, le prossime settimane definiranno i tempi e le procedure per giungere al Congresso di un partito che, sia pure nato da pochi anni rappresenta a livello nazionale che locale gran parte della popolazione.
Lo sforzo per il PD del Trentino oggi condiviso da molti è quello di far crescere il partito e quindi far crescere il centro sinistra, per il miglioramento del futuro del Trentino.
 
Daniele Bornancin

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