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Approvato il nuovo il Manifesto dei Vignaioli del Trentino

Il Presidente Lorenzo Cesconi: «Nessun intento polemico» – Ma è scissione

 
L’Assemblea dei Soci del Consorzio Vignaioli del Trentino dello scorso 24/01/2017 ha approvato all’unanimità il nuovo Manifesto dei Vignaioli trentini (Vedi).
«E’ un passaggio molto importante per il nostro Consorzio – dice il Presidente Lorenzo Cesconi – perché questo Manifesto è il frutto di una lunga elaborazione collettiva dei Soci. Non si tratta di un vero disciplinare di produzione ma di un manifesto nel quale i Vignaioli del Trentino hanno voluto sintetizzare la propria identità di artigiani di territorio, i propri valori e principi, il proprio modo di intendere la sostenibilità, di coltivare il territorio ed il paesaggio, di produrre vino, anche dandosi delle regole forti da seguire e rispettare.»
 
Quattro sono i valori fondamentali descritti nel Manifesto e a cui i Vignaioli del Trentino si ispirano: artigianalità, territorialità, qualità, sostenibilità.
Tra le regole operative principali sulla gestione del vigneto e della vendemmia, il Manifesto impone ai Vignaioli di individuare i territori più adatti ad una viticoltura sostenibile senza pratiche di forzatura.
Impegna i Vignaioli a conservare i caratteri originali del paesaggio locale e ad adottare approcci gestionali sostenibili, perseguendo la transizione ad una gestione biologica del vigneto, l’abolizione dell’uso dei concimi chimici di sintesi e del diserbo chimico.
 
Impegna inoltre i Vignaioli a tutelare la coltivazione di varietà autoctone, storiche e resistenti (anche come rimedio all’uso di trattamenti nelle zone antropizzate) e ad effettuare la vendemmia esclusivamente a mano.
Per quanto riguarda le rese in vigneto, i Vignaioli riconoscono che per produrre meglio si deve produrre meno.
Per questo il Manifesto impone di ridurre i valori di resa/ha di almeno il 20% rispetto ai valori di produzione delle DOC in vigore in Trentino.
 
Con riferimento alla gestione delle operazioni di cantina, il Manifesto impone ai Vignaioli di adottare tecniche enologiche rispettose dell’integrità e della naturalità dei mosti e dei vini, riducendo al minimo i solfiti.
Inoltre si prevede che nella produzione di vini fermi la resa uva/vino non può superare il 70% mentre per la produzione delle basi spumante la resa uva/mosto deve essere inferiore al 60%.
L’affinamento delle basi per metodo classico Trento DOC deve durare almeno 24 mesi (contro i 15 mesi previsti dal disciplinare della DOC).
Il Manifesto introduce anche importanti novità per quanto riguarda la rivendicazione e la designazione dei vini.
 
In particolare impone ai Vignaioli del Trentino di apporre sulle proprie bottiglie il logo della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (FIVI), che identifica i vini prodotti in maniera artigianale da un Vignaiolo che ha seguito personalmente tutta la filiera produttiva.
E’ questa la prima garanzia per i vini dei Vignaioli. Inoltre, il Manifesto vieta ai Vignaioli la rivendicazione della IGP Delle Venezie - salvo per le varietà escluse dalla DOP Trentino e dalle IGP Vallagarina e Vigneti delle Dolomiti - e della nuova DOC Venezia.
 
Continua Cesconi: «Dal Manifesto emerge un’idea chiara di come i Vignaioli interpretano la vitivinicoltura trentina e di montagna: artigianale, sostenibile, pulita, di eccellenza; attenta alle tradizioni ma anche incline alle innovazioni, in costante dialogo con il paesaggio e con le comunità locali; in ogni caso molto distante dai disciplinari di produzione trentini e da alcune recenti scelte del settore, più indirizzate verso una vitivinicoltura di tipo industriale. Spero che il nostro Manifesto possa diventare uno spunto di dibattito pubblico e per tutti quelli – Vignaioli e non – che credono come noi nella necessità di un nuovo corso per il sistema-vino trentino.»
 
In conclusione, alla luce di alcuni recenti fatti di cronaca – e nello specifico il tentativo da parte del Consorzio di Tutela vini del Trentino di offrire un posto nel proprio cda a un Vignaiolo in maniera non concertata con il Consorzio Vignaioli del Trentino – l’Assemblea dei Vignaioli del 20/02/2017 ha deciso che tutti i soci del Consorzio Vignaioli del Trentino recedono da Soci del Consorzio di Tutela Vini del Trentino.
 
«Nessun intento polemico – dice ancora Cesconi – si tratta di fatto di una scelta compiuta già due anni fa e ora ribadita, anche alla luce del fallimento di ogni nostra richiesta di dialogo. I Vignaioli del Trentino vogliono partecipare alle decisioni strategiche sulla tutela, la valorizzazione e la promozione dei vini trentini, ma vogliono farlo in modo legittimato e rappresentativo, non occupando posti in organi nei quali non possono avere nessun peso e che da decenni assumono decisioni contrarie all’interesse della viticoltura di montagna, artigianale e di qualità. 
«C’è l’idea che i piccoli, nonostante producano vini che danno valore al marchio territoriale, siano inutili. Al momento, date le circostanze e nostro malgrado, crediamo che questo sia l’unico modo per tutelarci come Vignaioli e per dare voce al nostro modo di intendere la vitivinicoltura trentina, così come emerge dal Manifesto. 
«Spero che possa riprendere presto il dialogo e che nasca un Consorzio di Tutela - o almeno un luogo di confronto - paritetico ed interprofessionale in cui tutti, anche i piccoli produttori, possano dire la loro. Credo che un metodo di lavoro più collegiale non possa che fare bene alla vitivinicoltura trentina e alla reputazione del nostro marchio territoriale.»

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