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Cavit: primo CdA dopo l'Assemblea annuale dei Soci

Il neo presidente Lorenzo Libera: «Il cambio alla Presidenza Cavit ha suscitato un ingiustificato scalpore all’insegna di un personalismo eccessivo»

A seguito della recente assemblea annuale dei soci, si è tenuto ieri nella sede di Ravina di Trento - convocato dal neo Presidente di Cavit S.c. Lorenzo Libera - il primo Consiglio di Amministrazione, che è stato l’occasione per confermare ufficialmente il Consigliere Bruno Lutterotti, Presidente della Cantina di Toblino, a rappresentare Cavit in seno alla Federazione Trentina della Cooperazione, di cui già ricopre la carica di Vice Presidente Vicario, condividendone il programma illustrato nel corso dell’incontro.
«Il cambio alla Presidenza Cavit ha suscitato un ingiustificato scalpore all’insegna di un personalismo eccessivo, concentrando da parte di alcuni un’attenzione univoca sul tema specifico della sostenibilità che, seppur importante, è uno degli aspetti su cui ci concentriamo, - ha dichiarato Lorenzo Libera, Presidente di Cavit. - Peraltro, l’impegno di Cavit nei confronti della viticoltura sostenibile è iniziato parecchi anni fa, fin dal 2010 con il lancio del progetto PICA con il quale siamo stati pionieri in Italia su questo importante fronte. 
«Per quanto riguarda le pratiche di coltivazione, il nostro intento è quello di proseguire nella direzione intrapresa che vede da tempo le nostre cantine impegnate nell’adeguamento delle pratiche agricole all’insegna di una sostenibilità sempre più avanzata.»
 
«Ribadisco che tutte le cantine associate Cavit hanno aderito alla certificazione SQNPI (Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata) recependo il protocollo volontario per la produzione integrata e sostenibile. Chi parla di passi indietro e semina allarmismi è male informato, e tali interventi non fanno che generare inutile confusione. La conferma dell’incarico che il CdA ha conferito a Bruno Lutterotti esprime, dunque, il nostro impegno convinto verso la continuità di questo approccio.»
E continua: «La nostra compagine associativa rappresenta, come noto, più del 60% di tutta la produzione trentina, coprendo territori con caratteristiche geologiche e, soprattutto, climatiche molto diverse tra loro. 
«In una realtà tanto articolata siamo chiamati a tenere conto delle specificità, sia dei territori vitati che dei viticoltori, in larga parte piccoli imprenditori, rispettando - ove necessario - le comprensibili esigenze di appezzamenti circoscritti che possono in taluni casi richiedere un adattamento su misura delle disposizioni e la conduzione di interventi specifici. 
«Non mancano, tuttavia, le produzioni già convertite al Bio. È una tendenza ancora di nicchia, ma che intendiamo presidiare, tant’è che sono in corso diverse iniziative volte a valorizzare tali produzioni.»

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