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Il segreto è dare identità e valore a ognuno dei 330 soci

Ecco come il sistema cooperativo della Cantina San Michele Appiano determina il successo dei suoi grandi vini

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San Michele Appiano e il suo team vincente di persone unite da valori di condivisione, rispetto reciproco e passione.
Un sistema imprenditoriale mutualistico che, attraverso obiettivi e regole comuni, mira alla massima qualità possibile, garantendo benessere e sostegno ai suoi soci. Il winemaker Hans Terzer.
«Ogni piccolo contadino ha una propria identità, che contribuisce ai grandi risultati della Cantina e viene premiato per la dedizione e la qualità che apporta.»
 
Esperienza, dedizione e costanza: sono i valori simbolo della Cantina San Michele Appiano condivisi dai 330 soci viticoltori che ne fanno parte e che rappresentano la spina dorsale di un sistema fondato sulla cooperazione e sulla realizzazione di obiettivi comuni.
Una formula di organizzazione imprenditoriale mutualistica, che si è rivelata essere la più adatta nel mondo del vino altoatesino, unendo il lavoro di ogni piccolo viticoltore per raggiungere un’elevata qualità del prodotto in cambio di un’adeguata ricompensa per ciascuno di essi.
Un sistema che il winemaker Hans Terzer gestisce con responsabilità e lungimiranza dagli anni ’70 e che dà forza e prestigio al brand St. Michael-Eppan, garantendo efficienza anche nelle situazioni di crisi, oggi come negli ultimi 115 anni di attività.
 
«La cooperativa è una struttura organizzativa che funziona solo se tutti i soci seguono un sistema comune e perseguono il medesimo obiettivo; è grazie al lavoro del singolo che è possibile concretizzare il progetto della Cantina» – spiega Hans Terzer, che dal 1977 è il kellermeister della Cantina San Michele Appiano in Alto Adige, guidandola lungo la strada del successo.
Un percorso iniziato con scelte rivoluzionarie che in un primo momento contrastarono le abitudini dei piccoli contadini, ma che ben presto si dimostrarono vincenti.
«Il primo grande ostacolo è stato convincere i soci che una produzione più ridotta avrebbe garantito maggiore qualità e quindi maggiore ricompensa economica per ciascuno.»
 
Oggi è proprio grazie al rigore con cui vengono prodotte e selezionate le uve dei 330 soci che la Cantina produce vini premiati e di fama mondiale.
Un risultato che porta con sé l’amore per la terra e per la vigna di ogni contadino, unito alla competenza ed all’intraprendenza visionaria di Hans Terzer che, con la collaborazione dell’agronomo della Cantina, guida ogni socio, passo dopo passo, dalla coltivazione della vite al raccolto.
Una presenza costante che lo vede impegnato personalmente in consulenze e sopralluoghi nei 385 ettari di vigneto.
Grazie al dialogo reciproco con il viticoltore si mira al raggiungimento della massima qualità possibile, in base alla forza ed alla vocazione di ciascun vigneto e all’impegno di ogni viticoltore.
 
«Ogni piccolo contadino per noi ha una propria identità, che contribuisce ai grandi risultati della Cantina e viene premiato per la dedizione e la qualità che apporta» – continua Terzer, spiegando come il benessere economico del singolo sia basilare, nonché un incentivo a produrre qualità.
Il grande impegno e l’investimento che i viticoltori impiegano nella lavorazione non facile di terre collinari e nell’attuazione di metodi rigorosi, come la selezione dei grappoli direttamente in vigna, sono fattori che vengono ricompensati con un alto valore economico.
I prezzi applicati sono differenti in base alla qualità, al tipo di uva raccolta, alla zona, all’aspetto visivo e sanitario dell’uva.
Inoltre la vendemmia deve avvenire nel momento esatto della piena maturazione delle uve.
É fondamentale che ognuno assecondi le regole in modo disciplinato, con attenzione, cura quotidiana e rispetto per la materia prima.
Come se si trattasse di una grande cantina privata, ogni socio diventa così non semplicemente un conferitore di uva, ma lui stesso promotore della Cantina, portavoce di una filosofia comune e dell’eccellenza che contraddistingue il brand St. Michael-Eppan.
 
Il legame di ciascun viticoltore con la propria terra, il rispetto rigoroso di regole comuni, il buon andamento economico ed un mercato che si estende in quasi 40 Paesi al mondo, sono elementi che per San Michele Appiano hanno rappresentato un punto di forza anche nei momenti di crisi attraversati durante i 115 anni di attività della Cantina.
Dalle guerre all’attuale pandemia mondiale, il sistema cooperativa ha infatti garantito una situazione di commercializzazione stabile, senza speculazioni, una solida presenza nei mercati internazionali, una forza che difficilmente il singolo produttore riuscirebbe a creare e, infine, un punto fermo per i suoi dipendenti.
 
La Cantina San Michele Appiano ogni anno investe in innovazione per migliorare sempre più la qualità di produzione.
Novità assoluta è la nuova cantina gravitazionale, che determina da parte della cantina San Michele Appiano la scelta di sposare sostenibilità e tecnologia moderna per garantire un conferimento e una lavorazione delle uve ancora più efficace, che aiuti meglio a diversificare e lavorare individualmente le diverse qualità in tempi molto brevi.
La cantina gravitazionale comprende tre piani, di cui due sotterranei, per un totale di 30.000 m³. La lavorazione delle uve si sviluppa «per gravità», dall’alto verso il basso, consentendo ampio risparmio sui pompaggi e sul trasporto delle uve diraspate e facilitando il lavoro con il conseguente aumento della qualità.
 
Al piano più alto si svolge il conferimento dell’uva su tre stazioni di ricevimento; sul piano intermedio si trovano diverse stazioni di diraspatura delle uve, che poi scendono in verticale, sulle presse (uve bianche) o sui serbatoi (tanks) di fermentazione (uve rosse).
Accanto alle diraspatrici vi sono i serbatoi speciali per la macerazione delle uve bianche, situati sopra alle presse dove poi scendono direttamente. Inoltre, è presente una piccola cantina dotata di serbatoi di 35hl per la microvinificazione di vini rossi ed una batteria di serbatoi per il filtraggio sedimenti mosti.
Infine, sono presenti un magazzino per lo stoccaggio dei prodotti della Cantina ed un reparto con la centrale termica, centrale frigo, produzione di aria compressa, azoto e la cabina di media tensione.
Al piano più basso si trova un reparto dotato di otto presse con una capacità di lavorazione di circa 250 tonnellate di uve al giorno.
 
Inoltre diversi serbatoi isolati vengono usati sia per la sedimentazione dei mosti (capacità totale 3.700hl), che per la stabilizzazione tartarica dei vini bianchi.
Nella nuova cantina per la fermentazione dei rossi si trovano 33 serbatoi di circa 100hl con sistemi per eseguire rimontaggi e follature.
Con il premio «Cantina Cooperativa dell’Anno», nella guida Vini d’Italia 2021, il Gambero Rosso ha riconosciuto a San Michele Appiano un ruolo decisivo nello sviluppo del sistema cooperativistico altoatesino e nella conseguente affermazione dell’Alto Adige tra i marchi più forti della viticoltura in Italia.

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