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Il salvagente all’ignoranza diffusa sulla storia dell’Unità d’Italia

Un tassello rotto sulla ricostruzione del Risorgimento italiano. Una Terza Guerra d'Indipendenza raccontata con leggerezza

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Ieri un importante TG nazionale ha fornito un nuovo tassello alla ricostruzione del Risorgimento, fatta in funzione dei festeggiamenti del 150° anniversario dell'unità d'Italia, avvenuta il 17 marzo 1861.
Questa volta si è parlato della Terza Guerra d'Indipendenza, avvenuta nel 1966, e quindi cinque anni dopo la proclamazione del Regno.

Magari valeva la pena dire che l'unità era già avvenuta e che questa guerra è stata una tappa successiva, quella cha ci ha fatto annettere il Veneto. Ma il punto non è questo.
Forse era più importante parlare più compiutamente dei rapporti Italia Prussia, dato che Bismark aveva studiato Cavour né più né meno di come avrebbe fatto Hitler con Mussolini 70 anni dopo.

Ma a ben vedere, sarebbe più importante essere un minimo più completi e non dimenticare ad esempio la battaglia navale di Lissa, che abbiamo perso squallidamente insieme a 650 ragazzi scomparsi inutilmente tra i flutti.
O dire onestamente che quella guerra l'abbiamo persa. E che il Veneto ci è stato dato lo stesso per graziosa concessione della Prussia vincitrice, per tramite dell'imperatore francese Napoleone III.
Ma in realtà la vera problematica del servizio sta negli errori fatti nella sua rievocazione. E certamente clamorosi.

Anzitutto, anche i bambini sanno che Bézzècca si legge con la doppia «C» e con l'accento acuto sulla prima «E» e grave sulla seconda. In TG ha detto invece «Bèzzeca».
Non è certamente un errore madornale, ma dimostra quanto poco sia diffusa la cultura nel nostro Paese.
Certamente madornale invece l'errore fatto sul numero dei caduti della Terza Guerra d'Indipendenza. «Mille morti» ha detto la speaker.

Mille… quando le perdite sono state di 20.000 tra morti e feriti tra gli Austriaci e ben 37.000 tra le file italiane, solo tra le truppe regolari.
Ci domandiamo che cosa possa aver pensato il Presidente della Repubblica di fronte a questi svarioni.
Noi, ad ogni modo, non gli gettiamo il salvagente.

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