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AquiLab for School

Victor Sanders, Jeremy Morgan e JaCorey Williams incontrano (a distanza) gli studenti trentini

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Morgan De Carneri.

I tre bianconeri in dialogo con altrettanti istituti del territorio si sono raccontati tramite video-chiamate: sono i primi appuntamenti di «Basketball & Life in the USA», la serie di incontri che coinvolge in dialoghi in lingua inglese gli stranieri della Dolomiti Energia e gli studenti trentini.

Trasformare le difficoltà in opportunità è sempre stato un mantra di Aquila Basket: fa parte della storia del club, lo si vede in campo.
Non sorprende allora che nonostante le difficoltà per la situazione del Covid, AquiLab for School, il laboratorio di progetti della Fondazione Aquila legato alle scuole, abbia organizzato un evento che mette in relazione i campioni della prima squadra con gli istituti scolastici del territorio alle prese con le lezioni in DaD.
 
«Basketball & Life in the USA»: questo il titolo di una serie di incontri aperti questa mattina e che hanno visto Victor Sanders, Jeremy Morgan e JaCorey Williams protagonisti di tre conversazioni a distanza con gli studenti del Liceo Artistico Vittoria di Trento, del Liceo La Rosa Bianca di Cavalese e dell'Istituto Tecnico De Carneri di Civezzano.
«Tutti gli incontri sono stati in inglese, senza alcuna traduzione in italiano, proprio per permettere agli studenti di sperimentare il proprio inglese in un contesto di realtà: durante la settimana, mentre i giocatori bianconeri si preparavano per le proprie gare, gli studenti, guidati dai propri docenti, hanno preparato moltissime domande, spesso stimolanti e interessanti, da porre ai tre giocatori.
 
Alla scoperta degli uomini e degli atleti, delle passioni e della vita di tutti i giorni dei campioni che i ragazzi ammirano in campo e in televisione, delle carriere scolastiche e sportive e dei percorsi che dagli Stati Uniti hanno portato a Trento i giocatori stranieri della Dolomiti Energia.
Tante curiosità e tanti aneddoti per gli studenti, colpiti dalle storie e dalle avventure di tre giocatori con storie molto diverse che si stanno intrecciando in Italia.
 
Victor, Jeremy e JaCorey si sono raccontati a 360 gradi, parlando non solo dei propri risultati e dei propri sogni ma anche delle proprie paure, delle difficoltà a vivere lontano da casa e dalla propria famiglia e dei sacrifici per trasformare l'amore per il basket nel loro lavoro e nella loro vita.
«Cogliete tutte le opportunità – ha detto Victor agli attentissimi studenti del Vittoria, – date sempre il massimo in quello che fate, nella scuola e nelle vostre passioni, che siano lo sport, la musica, o l'arte.
«Lavorando duro giorno dopo giorno e credendo in voi stessi potete arrivare ovunque: non sono cresciuto in un contesto semplice, con tanta povertà e criminalità, ma il basket mi ha salvato, mi ha dato una strada e un futuro.»
 
Anche JaCorey Williams ha voluto sottolineare l’importanza del gioco di squadra, nello sport e nella vita.
«Mi sento davvero un uomo fortunato, ma so che non posso dare nulla per scontato. Ho imparato che il talento è certamente un dono importante, ma ciò che fa la differenza sul serio è il lavoro duro e quotidiano.
«Qualsiasi professione vogliate fare nella vita, mirate a ottenere e usare le migliori conoscenze e capacità possibili per poter raggiungere il vostro pieno potenziale.
«Gli obiettivi personali di uno sportivo sono importanti e tra questi c'è sicuramente quello di migliorare atleticamente e tecnicamente, ma per poter avere successo è fondamentale sostenere il gruppo e avere obiettivi comuni e condivisi con i compagni.»
 
Jeremy ha coinvolto nel suo intervento anche Max Ladurner, presente nelle vesti di studente.
«Durante le trasferte – ha detto Morgan – vedo che Max si impegna molto nello studio, oltre che nella pallacanestro, e questo è importante per diventare persone più complete e migliori.
«A proposito di trasferte, non vedo l'ora di poter ammirare e visitare le bellezze dell'Italia: per ora vista la situazione tra calendario molto fitto e pandemia devo accontentarmi più della qualità del cibo e della cordialità e solarità delle persone, che si intuisce anche attraverso le mascherine.»

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