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Storie di donne, letteratura di genere/ 266 – Di Luciana Grillo

Giovanna Strano: «La diva Simonetta - La sans par» – Tra le pagine di questo romanzo incrociamo Botticelli e Verrocchio, Pollaiolo e persino Leonardo

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Titolo: La diva Simonetta. La sans par
Autrice: Giovanna Strano
 
Editore: Aiep 2018
Genere: Di ambientazione storica
 
Pagine: 200, Brossura
Prezzo di copertina: € 13
 
Che Giovanna Strano amasse l’arte si era capito leggendo il suo «Vincent in Love», recensito in questa rubrica.
La pittura, i colori, le emozioni di Van Gogh erano stati descritti con cura appassionata, tanto da stimolare – secondo quanto mi hanno confermato alcuni lettori – l’approfondimento della vita e dell’opera del grande artista.
Con «La diva Simonetta» incrociamo, fra le pagine, Botticelli e Verrocchio, Pollaiolo e persino Leonardo.
Ma chi la fa da padrone è Sandro Botticelli, che diventò amico e confidente, oltre che ritrattista privilegiato, della bellissima Simonetta Cattaneo che, nello splendore dei suoi sedici anni, arrivò a Firenze come sposa di Marco Vespucci.
 
Era poco più che una bambina, aveva trascorso i suoi anni infantili nell’incanto di Portovenere, di cui amava con tutta se stessa il mare. Poi, con la famiglia, si era trasferita a Piombino, ospite del cognato, marito dell’amata sorella Battistina.
Racconta tutta la vicenda con la semplicità dell’intelligenza Lorenzo de’ Medici, figlio di Pierfrancesco e cugino del Magnifico.
A differenza dei Medici figli di Cosimo, Lorenzo aspira, ricordando le parole di suo padre, alla ricchezza interiore, «la ricchezza più grande…unita alla forza della volontà», e quindi, affiancato dal maestro Agnolo Poliziano, ama i classici e studia con trasporto Ovidio, Seneca, Virgilio, Dante e Lucrezio, «la cui filosofia naturale sentivo profondamente vicina ai miei propositi».
 
Ma torniamo a Simonetta che, a soli quindici anni, affascinò così tanto Piero Vespucci da indurlo a chiederne la mano, in nome di suo figlio Marco: «prima di allora era stata sempre trattata come una ragazzina, quindi lasciata in disparte negli eventi importanti… ora, tutto a un tratto, era diventata una donna, chiamata ad avere un ruolo sociale e a mettere in pratica gli insegnamenti che le avevano impartito negli anni».
Così, lasciati i suoi giochi di bambina, si trovò al centro dell’interesse di tutti, soprattutto del suocero Piero, che la ostentava in ogni occasione, solo per trarne vantaggi pratici: «Le si chiedeva unicamente di restare in vetrina, come un manichino, sempre ben vestita, acconciata e profumata. Persino gli abiti che ogni giorno doveva indossare le venivano indicati puntualmente dal suocero… Si ripeté ancora che non era proprietà di nessuno, ma unicamente di se stessa. Fece un bel sorriso e uscì…».
 
Il marito, troppo giovane e inesperto, era sempre in viaggio per affari; Simonetta trovava compagnia e conforto nel rapporto affettuoso con la servitrice Marta e con il maestro Botticelli, nella cui bottega si rifugiava ogni volta che poteva.
L’amore, quello vero e profondo di una donna matura – anche se tanto giovane – lo provò, ricambiata, solo per Giuliano de’ Medici, mentre il giovane Lorenzo la adorava in silenzio, colpito dalla sua bellezza luminosa.
Il suocero la espose imprudentemente alla violenza di un nobile, il duca Alfonso di Calabria, e solo Giuliano riuscì a capirla e a restituirle la gioia di vivere.
 
Ma Simonetta non fu in grado di sopportare il ricordo della violenza brutale, si riprese solo apparentemente. Morì poco dopo, forse di tisi, certamente curata male dal suocero che non gradiva la presenza nella sua casa di Giuliano e del medico di fiducia del Magnifico, il maestro Stephano.
Pianta dall’intera città, celebrata in tante tele da Botticelli, fu rimpianta inconsolabilmente da Giuliano, mentre Marco si apprestava a un secondo matrimonio, così come voleva suo padre.
La storia fa il suo corso, Lorenzo di Pierfrancesco diventa adulto, vede morire Giuliano, vittima della congiura dei Pazzi, e crescere i suoi bambini contemplando con infinita nostalgia il ritratto di Simonetta che il maestro Botticelli aveva dipinto per lui.
 
Luciana Grillo – l.grillo@ladigetto.it
(Recensioni precedenti)

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