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Il 24 ottobre ci sarà la Grande sfilata delle bande del Trentino

Si è concluso il convegno «Il senso di fare Banda ieri, oggi e domani» organizzato da Federbande in occasione del 70esimo anniversario di fondazione

Una crescita qualitativa nell’esecuzione e nel repertorio che deve essere accompagnata anche da una crescita della «messa in scena del concerto».
È l’obiettivo a cui dovrà tendere la Federazione dei corpi bandistici del Trentino e che è emerso nella seconda giornata del convegno «Il senso di fare banda ieri, oggi e domani» promosso in occasione del settantesimo anno di fondazione.
Un lavoro impegnativo, come ha spiegato in conclusione dell’appuntamento il presidente Renzo Braus, che la Federazione intende però portare avanti con serietà per promuovere sempre di più il movimento bandistico.
 
È indubbio, è stato evidenziato, che a partire dagli anni ’90 del Novecento, grazie a una proficua collaborazione con le istituzioni provinciali, una sinergia attuata con il Conservatorio F.A. Bonporti di Trento e importanti investimenti nell’ambito dell’educazione e della formazione, le bande trentine abbiano fatto un grande salto qualitativo nelle abilità tecniche di esecuzione dei brani musicali da parte dei bandisti, che si è affiancato a un ampliamento del repertorio musicale attraverso contaminazioni di generi e stili diversi.
Serve ora lavorare anche sulla capacità di trasformare un semplice concerto in un vero e proprio evento, uno spettacolo accattivante, curato in ogni aspetto, che sappia catturare ed emozionare il pubblico.
 

 
«Troppo spesso ci si dimentica che quando si assiste a un concerto di una banda, lo si vede anche con gli occhi, – ha sottolineato infatti Sandro de Manincor, regista internazionale della Coppa del mondo di sci alpino e creatore di eventi. – Se sono cresciute dal punto di vista tecnico, le bande finora hanno trascurato la parte visiva e scenica delle loro esibizioni.
«Troppo spesso, purtroppo, sono percepite ancora come un riempitivo e un qualcosa che fa da cornice a un evento o non si presta la dovuta attenzione a come si propone al pubblico.
«Bisogna superare il concerto per dare vita a un evento e lo si può fare solo attraverso l’organizzazione, la collaborazione tra linguaggi diversi, come il teatro o il cinema, la cura dell’allestimento scenico, grazie cioè a una regia complessiva che curi ogni dettaglio.»
 
Una questione quella sollevata dal regista che va, quindi, a investire ogni aspetto dell’esibizione, a partire dalla preparazione e dalla scelta dei brani da mettere in scaletta, che, come hanno ribadito più volte i maestri Daniele Carnevali e Franco Puliafito, «devono avere un grado di difficoltà commisurato alle capacità tecniche di ogni singola banda».
Solo attuando questo ulteriore passaggio, si è detto, sarà possibile fa percepire il vero valore sociale e culturale che il movimento bandistico ha nella comunità in cui è presente.
«Le bande sono spesso sottovalutate rispetto ad altre associazioni, penso ad esempio quelle sportive, – ha commentato infatti Franco Panizza che da assessore provinciale alla Cultura è stato il primo sostenitore della Federazione e dei corpi bandistici. – È giunto il momento che cresca anche la percezione del lavoro che ogni giorno le bande fanno per la diffusione della cultura.»
 

 
Il Trentino, peraltro, è in questo senso un’oasi felice, ha sottolineato Claudio Martinelli, dirigente del Servizio attività culturali della Provincia, perché già a partire dagli anni ’80 del secolo scorso, ha fatto propria la definizione data dell’Unesco del concetto di cultura che supera la tradizionale dicotomia tra «cultura alta» e «cultura bassa» avviando un percorso di valorizzazione dell’associazionismo e del volontariato che ne riconosce il ruolo fondamentale all’interno della società come promotore di cultura.
Il professore Massimiliano Rizzoli, direttore del Conservatorio di Trento, quindi, è tornato sulla collaborazione tra Federazione e Conservatorio che ha permesso negli anni di far crescere giovani musicisti di qualità con ottimi risultati anche nell’ambito di concorsi nazionali.
Di scrittura e composizione hanno, poi, parlato Teresa Procaccini, compositrice e prima donna in Italia ad aver diretto un Conservatorio, il maestro Hans Finatzer e il professore Gianfranco Aquilanti dalla Stanford University (Usa) che hanno portato le proprie esperienze di vita e professionali nel panorama musicale internazionale.
 
La giornata, moderata da Daniele Lazzeri, si è aperta con la ricostruzione storica del movimento bandistico in Trentino ad opera dello storico della musica al Conservatorio di Brescia e direttore artistico della Filarmonica di Trento professore Antonio Carlini, a cui è seguito l’intervento del sociologo della musica e professore dell’Università del Salento e del Conservatorio di Lecce Emanuele Raganato, che ha trattato il tema del recupero del patrimonio immateriale delle bande pugliesi per rigenerare la comunità.
 
Infine, un saluto e venuto anche dall’assessore alla cultura della Provincia Mirko Bisesti, che ha individuato nelle bande un’associazione capace di creare senso di appartenenza e attaccamento al territorio, e dal critico e storico dell’arte Vittorio Sgarbi.
«Il suono della banda dà il senso di una città viva, – ha commentato Sgarbi. – È una forma di creatività popolare che è sempre presente nei momenti importanti della vita di una comunità.
«La banda è la vitalità di una città che fa sentire la sua vita attraverso la musica.»
Il prossimo appuntamento con Federbande è in programma per domenica 24 ottobre con la Grande sfilata dei corpi bandistici del Trentino per le vie della città di Trento.

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