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Un trentino nell’«Arte italiana da Giorgio de Chirico al multimediale»

Il giovane Christian Fogarolli espone a Lonigo (Vicenza) a fianco di artisti famosi – Di Massimo Parolini

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Inaugurata l’11 marzo 2012, nello storico Palazzo Pisani (Piazza Garibaldi) di Lonigo (VI), la mostra collettiva «Novecento e oltre: l'arte italiana da Giorgio de Chirico al multimediale» (visibile fino all’1 Aprile ).
Sono esposte opere di 27 artisti, di cui 22 storici quali Giorgio De Chirico, Carlo Carrà, Renato Guttuso, Aligi Sassu, GiuIio Turcato, Antonio Corpora, Mario Schifano, Sandro Chia, Emilio Scanavino.
 
Dei cinque artisti viventi esposti l'unico pittore è il giovane trentino Christian Fogarolli.
Di lui il nostro giornale si era già interessato in occasione della mostra Katabasis (curata in gennaio presso Palazzo Salvadori dalla critica d’arte Chiara Ianeselli).
Per la mostra di Lonigo è stato creato anche un sito ufficiale (vedi)
 
L'esposizione è stata organizzata da MV eventi, un'agenzia di organizzazione di eventi culturali con sede a Grancona (VI) e beneficia del patronato della Provincia di Vicenza e dell'Assessorato alla cultura della città di Lonigo.
Fogarolli porterà alcune opere della sezione di ricerca The Individual in cui si concentra sull'identità umana e la relativa complessità della stessa: Nomen Omen, Spiritual Anatomy, Post Hominum Memoriam, Noli me tangere, tutti oli su tela di recente fattura.
 
Fogarolli, dicevamo, è un artista giovane: classe 1983.
Dopo la laurea triennale a Trento in Scienze dei beni culturali e un Master (presso l’Università di Verona) sullo studio, la diagnostica e il restauro su dipinti antichi, moderni e contemporanei, ha completato gli studi universitari con una laurea specialistica in Storia e conservazione del patrimonio storico-artistico (a Trento).
Del 2008 la prima esposizione, nel 2011 oltre dieci le collettive alle quali ha partecipato, culminate con la presenza alla Sala Nervi di Torino (Palazzo delle esposizioni) all’interno del Padiglione Italia curato per la Biennale da Sgarbi. 
 
Gli sfondi delle tele di Fogarolli sono oscuri, neri come in molta ritrattistica –o nature morte- della pittura barocca.
I personaggi ritratti ostentano il loro prestigio sociale con vesti, colletti, bardature di pregio (nobili, clericali o borghesi che siano).
 
Ma qualcosa non torna: grumi di colore usurano la loro fisiognomia, la incrostano, la erodono.
In certi casi (come nel cardinale di Oxidation) lo stucco e la cenere sembrano riassorbire il volto nello sfondo oscuro da cui proviene; in altri (come in Ostendo) il viso si decompone, si squaglia ed accoglie lo spettatore nell’inquietudine di uno sguardo che (si) consuma.
Come se l’occhio di colui che visiona, avesse, nello spazio dell’incontro soggetto-oggetto, la potenza della de-formazione di ciò che gli sta di fronte, appeso.
Come suggeriscono anche i nomen delle opere, siamo in presenza di una profonda decadenza del fattore uomo, di un’ossidazione dell’identità cartesiana cogitante divenuta problematica (vari ritratti rimandano al periodo secentesco, era di Controriforma ma anche di rivoluzioni scientifiche con Galilei e filosofiche con Descartes).
 
È un uomo che nell’era del nichilismo nietzschiano-dostoyevskyiano e dello spleen baudelairiano, è diventato un goffo nano sconosciuto, privo pure di quelle ali di gigante che impedivano all’albatro baudelairiano di camminare sul ponte della nave.
C’è tuttavia in alcune tele l’inserimento di rettangoli tratteggiati, tasselli usati nel restauro dei dipinti, quasi a significare la possibilità di uno staurare (dal gotico stiuryan, rendere solido) una forma in dis-facimento, che si decompone per formare qualcos’altro, in una post hominum memoriam.
 
Una memoria che disfa mentre cerca di ri-allacciarsi a volti ed eventi passati: riavvolge il nastro molle alla memoria, l’incerto riflesso dei fatti, l’ora che ritorna, a dis-farsi, presente.
L’uomo divinizzato che lascia il sepolcro vuoto non vuole essere toccato (noli me tangere): nessun trionfo di restauro-resurrectio è per il momento possibile.
Memento homo: Restauro o Postumanesimo? 
 
Massimo Parolini
m.parolini@ladigetto.it 
 
Sotto il titolo, Nomen Omen - 2011 - olio su tela 40x30 ciascuna
 
  
A sinistra: Post Hominum Memoriam - 2011 - olio su tela cm 100x80
A destra: Noli me Tangere - olio su tela - 120x100  
Nel testo: Spiritual Anatomy - 2011 - cm 90

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