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«Astrazioni 7»: inclusioni (intermittenti) di artisti trentini

A Torre Mirana e in Sala Thun del Comune di Trento, fino al 22 aprile (tutte le foto)

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Sì è inaugurata venerdì alle 18 a Torre Mirana e in sala Thun, a Trento, alla presenza di un folto pubblico e dell’assessore alla cultura del Comune di Trento Lucia Maestri, la mostra collettiva «Astrazioni 7», aperta fino al 22 aprile.
Raccoglie opere di Matteo Boato, Silvio Cattani, Roberto Codroico, Claudio Foradori, Alessandro Goio, Lome (Lorenzo Menguzzato) e Paolo Tomio.
I sette artisti della sezione di Trento della Federazione italiana degli artisti (Fida) espongono una selezione del proprio percorso creativo accomunati, pur nelle notevoli differenze, da una ricerca attinente – almeno in parte – il linguaggio astratto.
 
Nell’esposizione, coerentemente con l’evoluzione e l’ampliamento delle nuove forme espressive del contemporaneo, convivono quindi linguaggi diversi che non fanno riferimento ad un’unica corrente codificata ma si sono sviluppati autonomamente nell’alveo della storia dell’astratto arrivando a proporre, ognuno, dei propri codici personali coerenti e riconoscibili.
 
Seguiamo, in qualche breve annotazione critica, l’ordine alfabetico, più che espositivo, degli artisti: in Matteo Boato, ritmi rotatori accelerati e intersezioni ortogonali rimandano all’ispirazione topografica, genius locii sedimentato da una capacità scenica dominante unita all’abilità cromatica e materica tendente ad impasti caldi e luminosi punteggiati da grumi coloristici esistenziali. 
 
Riguardo alle forme delle carte incollate (su tela o pannelli) di Silvio Cattani (Dirigente scolastico dell’Istituto delle arti di Trento e Rovereto che in questi giorni espone anche a Berlino) gli svolgimenti grafico-cromatici si calibrano su una dimensione lirica dominata da stratificazioni ricche di velature liquide che sembrano posarsi casualmente – generando galleggiamenti sui piani dell’astrazione mentale.
Prevale il contrasto tra le dominanti cromatiche fredde e calde.
La superficie diviene quasi una sorta di pentagramma su cui intervengono le battute musicali in forma di preziosi ritagli netti pausati dallo sfondo vibrante.
 
In Roberto Codroico, che nella sua vita ha alternato la ricerca artistica pittorica e fotografica ad un’ intensa attività di architetto responsabile della Tutela monumentale, storico dell’arte ed esperto di restauro, prevalgono andamenti grafici tendenti alla costruzione di un sistema di segni essenziali ludici, vivacizzati dalla forte emotività del colore.
Un binomio tra mente (linea come progetto razionale derivante dalla sua formazione architettonica) e sentimento (il colore che libera dai lacci della ratio).
Le scatole di chiara ispirazione dadaista (nel felice incontro con Hans Richter), sono scrigni segreti degli impulsi creativi, teatrini materici eleganti e ben calibrati nella loro costruzione compositiva, in cui il subconscio dell’artista rivela la sua passione citazionista quale omaggio agli autori più amati (a nostro avviso, tra gli altri, l’Osvaldo Licini delle forme geometriche, delle Amalasunte e degli Angeli ribelli), in una sorte di «sintesi felice» di molte esperienze novecentesche (come affermò il filosofo Dino Formaggio in occasione di una presentazione di un’antologica di Codroico presso i Cappuccini di Trento) in un rapporto dialettico con la storia dell’arte astratta.
   
Claudio Foradori, noto  anche per le sue sculture (nelle quali utilizza spesso elementi vitrei colorati) affida ai titoli (la creazione dell’universo, la costruzione del tempo, la magia del volo) la pregnanza poetica di un sentire che si fa traccia dolorosa su tela e acciaio. Tracce di disgregazione astrale (il rapporto con le costellazioni ricorre nei suoi lavori),  assenze e depositi micro-materici ritornano silenziosamente sulle opere dell’autore, ora in forma minimale ora in forma più gestuale, in una dialettica pieno-vuoto che pone lo spettatore su una soglia, proponendo un necessario (silente) ascolto di una  frequenza cosmica da cui può scaturire (forse) una salvazione. 
 
 In Alessandro Goio, la «ripetizione differente» che caratterizza gli acrilici si rivela quale impronta radiografica delle vibrazioni interiori dell’autore.
Ritmi prevalentemente organizzati in fasce verticali tagliate ortogonalmente da inserti talvolta graffiti e rullati di cromie che si sfaldano sulla materia, denotano una volontà di rappresentazione del transitorio che dis-grega, luce delle correnti entropiche.
 
Di fronte alle opere di Lome (alias Lorenzo Menguzzato) possiamo parlare di un carattere onirico e ludico che si rivela in un racconto logo-grafico-cromatico in cui si pone al centro la dimensione del volto alla ricerca del faustiano eterno femminino che ci trae verso l’alto.
L’artista cerca in maniera ossessiva di recuperare gli stadi primordiali della creatività infantile cara alla Avanguardie novecentesche.
Gli archetipi sessuali femminili (occhi, labbra, seni) fungono da leit-motiv in un percorso dalle forti accensioni cromatiche pure contenute in un sistema segnico bidimensionale che si traduce anche nella realizzazione di sculture in ferro ossidato dialoganti, nei loro vuoti, col mondo reale.
 
In Paolo Tomio (architetto cui dobbiamo vari interventi dell’arredo urbano del centro storico di Trento) come ha scritto il critico roveretano Maurizio Scudiero le opere sono «collegate con un file rouge all’astrazione futurista».
Basti pensare ai movimenti plastici delle bandiere del «Forme grido Viva l’Italia» di Giacomo Balla con l’aggiunta di un cambiamento del mezzo, non più legato ad un fare artigianale ma bensì ai mezzi della contemporaneità grafico-informatica (photo-shop, autocad, etc.).
Al di là dei riferimenti formali delle avanguardie risulta interessante lo svolgimento cromatico degli eleganti paraboloidi descritti da linee purissime e leggere che generano forme plastiche arricchite da modulazioni chiaroscurate di cromie giustapposte nei valori timbrici e tonali.
 
Una mostra interessante, da osservare e meditare, il tentativo, riuscito, di vincere gli steccati separanti della creatività (narcisistica) individuale.
Le due salette sono ottimi luoghi espositivi: si auspica tuttavia che da parte del Comune ci sia un piccolo sforzo per invogliare cittadini e turisti a visitare tali spazi, magari con qualche manifesto – su supporto – collocato sui marciapiedi all’ingresso.
La mostra Astrazioni 7 resterà aperta (tutti i giorni) fino al 22 aprile (orari 10-12/16-19).
 
Massimo Parolini
m.parolini@ladigetto.it
 
 
Roberto Codroico                                                     Alessandro Goio  
 
Claudio Foradori                                                       Matteo Boato 
 
Silvio Cattani                                                             Lome (Lorenzo Menguzzato) 

Paolo Tomio

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