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Museo Alto Garda: Serata futurista in guanti di daino

Declamazioni, improvvisazioni sonore e visive fanno rivivere il clima «elettrico» che pervase i teatri e le piazze di quel periodo che va dal 1910 al 1914

La Serata futurista è uno spettacolo d’intenso coinvolgimento emotivo.
Rappresentata dal 1910-1914, ha una straordinaria importanza nello scenario futurista; è «il luogo dove si rappresenta e si consuma la lotta tra i vecchi pregiudizi e i nuovi ideali estetici. È il moderno psicodramma, l’evento liberatore di nuove, vitali energie».
Non quindi solo una messa-in-scena dei programmi futuristi, ma parte fondamentale dello sviluppo della poesia e della ricerca teatrale che tanto avrebbe attinto poi (in tutte le avanguardie successive) a quella esperienza.
 
Fu inoltre un formidabile strumento di propaganda e visibilità del Movimento, grazie anche all’alto livello provocatorio degli spettacoli.
La «Serata futurista in guanti di daino» si svolge giovedì 24 maggio nella sede arcense del Museo Alto Garda, nella galleria civica «Segantini» a Palazzo dei Panni, protagonisti Roberto Floreani, Piergiorgio Piccoli e Roberto Napoletano, accompagnati dalle tastiere e dai «rumorismi» di Roberto Jonata.
Allo spettacolo segue una visita guidata alla mostra «Composizioni astratte» (fino al 10 giugno a Palazzo dei Panni) assieme all'autore, Roberto Floreani.
Solo per il giorno 24 maggio la galleria civica è aperta nell'orario speciale dalle 15.30 alle 23 (chiuso al mattino).
 
Parte della serata è dedicata al grande poeta-rivoluzionario Vladimir Majakovskij, del quale sono analizzati i due aspetti artistici più conosciuti: quello rivoluzionario, aggressivo, senza sconti; e quello privato, meno noto, più intimista, fatto di attenzioni e dolcezze rivolte al suo grande amore Lilja Brik.
È stata riservata estrema attenzione nella selezione dei testi che accostano poesie indelebili come «La nuvola in calzoni» di Vladimir Majakovskij (1915) ad altre memorabili e meno note.
 
Sono ricordati poi il futurista della prima ora Umberto Maganzini, nato a Riva del Garda nel 1893, di cui si declama «Lirismo Simultaneità», nonché alcune «Liriche Radiofoniche» del grande futurista trentino Fortunato Depero, e ricostruita una spettacolare compenetrazione verbodinamica collettiva dell’«Aeropoema del pubblico futurista» (1941-42) di Ubaldo Serbo.
Completa lo spettacolo una selezione di sonori dell’epoca e musiche originali, come i momenti dall’«Intonarumori di Russolo» (1913) (ululatore, gorgogliatore, ronzatore) o gli ampi stralci da «L’aviatore Dro» di Francesco Balilla Pratella (1920), oltre ad un’ampia selezione d’immagini d’epoca proiettate per arricchire la scenografia, prevista essenziale, com'era nelle serate di quegli anni.

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