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A Officina Medio Oriente il grido di David Gerbi: «I Love Libya»

«Bello vedere i giovani trentini interessati a un conflitto che è globale. Non ci sono altre province così impegnate»

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«Officina Medio Oriente» mantiene alto il livello della riflessione grazie all’incontro che gli studenti del Liceo scientifico e linguistico «Leonardo da Vinci» di Trento hanno avuto stamani con David Gerbi, definito da molti come l’«ebreo libico rivoluzionario».
Il titolo dell’incontro – «Il Mediterraneo tra rivoluzioni popolari e conflitti storici irrisolti. David Gerbi: ebreo italo libico, rifugiato, ribelle, testimone di dialogo, verità e giustizia e di pace» – riassume in modo efficace la vita del protagonista.
 
In un sala gremita di studenti attenti e partecipi, Gerbi – aiutandosi con diapositive e brevi filmati – ha raccontato la sua esperienza di vita, profondamente intrecciata alla storia della Libia.
Ha usato foto storiche e foto di famiglia, video amatoriali e documenti ufficiali, ma soprattutto ha usato la propria voce, David Gerbi, emozionando profondamente gli studenti presenti in sala.
 
David, psicologo junghiano di professione, vive tra Roma e Gerusalemme, ma il suo cuore è in Libia.
E proprio un cuore era disegnato oggi sulla maglietta che il «ribelle» ha deciso di indossare per l’incontro con gli studenti trentini: una maglietta con la scritta «I love Libya» che ha indossato oggi per la prima volta in pubblico dopo la sua ultima visita in Libia.
 
Durante l’incontro «l’uomo del dialogo», come da molti è stato definito, ha elogiato l’esperienza di «Officina Medio Oriente», capace di proporre attività di tipo culturale, artistico, religiose che hanno come comune denominatore il dialogo.
Per gli studenti del triennio del Liceo scientifico e linguistico «Leonardo da Vinci» l’incontro di oggi è stato il coronamento di un percorso compiuto durante l’anno scolastico nell’ambito del progetto «Pace per Gerusalemme».
 
Ha aperto l’incontro Cristiana Visintainer, coordinatrice del progetto, che ha sottolineato come quello di oggi sia stato un incontro di interazione tra i giovani trentini e David Gerbi fortemente voluto dagli insegnanti di religione.
«Oggi verrete con me, mi farete compagnia nel viaggio, anche interiore, fatto da un bambino di dodici anni che è stato costretto ad abbandonare la propria terra.»
 
Sono state queste le parole con cui David Gerbi ha iniziato a raccontare la propria vita.
Ed è subito apparso chiaro che la sua storia che rappresenta simbolicamente quella del popolo ebreo libico, costretto a lasciare nel 1967 la propria terra e ricominciare a vivere in una nuova patria.
 
Fino ad allora la sua vita era trascorsa felice tra le vie di Tripoli, dividendo il proprio tra la scuola e il negozio del padre.
David Gerbi quindi s'è ritrovato, all’età di dodici anni, ad avere tre identità: essere contemporaneamente ebreo, libico e italiano.
Tre identità non sempre facili da conciliare, ma che lo hanno portato a combattere con convinzione per vedere realizzato il suo sogno: poter tornare a Tripoli per ricostruire una sinagoga molto cara alla sua famiglia.
 
Dopo trentacinque anni di esilio è riuscito a tornare in patria per la prima volta solo nel 2002, grazie ad un permesso speciale.
Da allora Gerbi è diventato «un costruttore di pace», intessendo rapporti diplomatici tra Libia, Italia ed Israele non sempre facili, non sempre fecondi, ma comunque coraggiosi.
 
E’ tornato in Libia altre tre volte ed è stato l’unico ebreo al mondo a partecipare alla Primavera araba nel 2011, rischiando per questo la vita.
Agli studenti in sala ha raccontato anche la sua vicenda professionale legata alla psicoanalisi, che è riuscito a porre al servizio delle persone che soffrono a causa dei conflitti di guerra e delle laceranti nevrosi di natura interiore.
 
Gerbi al termine dell’incontro ha lanciato un appello ai giovani.
«È importante fare, credere e seguire i sogni. Si può sognare, si può pensare di cambiare il mondo, ma bisogna crederci e avere il coraggio di investire in quello in cui si crede.»
 
Alla domanda di una studentessa che gli ha chiesto «come si sente oggi, dopo aver rischiato più volte la morte per le sue idee?», Gerbi ha risposto prendendo a prestito una frase presente nel museo dell’Olocausto di Sydney.
«Tutto ciò che è necessario affinché il male trionfi è che le persone buone non facciano nulla».
 
Gerbi invece ha fatto qualcosa e lo ha fatto in prima persona, testimoniando oggi agli studenti trentini la propria esperienza.
Dopo questo primo momento con gli studenti di Trento, David Gerbi sempre per «Officina Medio Oriente» animerà un incontro aperto al pubblico domani alle 17 presso la Sala Conferenze della Fondazione Caritro di Trento.
 
Il tema sarà «Una o più patrie? Tra esilio e appartenenze ».
Interverranno anche Erica Mondini, Micaela Bertoldi e Michele Nardelli.
 

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