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Il sito archeologico di S. Martino di Vervò sulla rivista «Archeo»

L'area sarà musealizzata e resa visitabile nel corso della prossima estate

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È dedicato al sito archeologico di Vervò l’ampio articolo «Storie di un villaggio alpino» apparso sul numero di gennaio della rivista «Archeo. Attualità del passato».
Il piccolo centro della Val di Non ha suscitato l’interesse del prestigioso periodico, distribuito a livello nazionale, grazie alle recenti ricerche condotte dall'Ufficio beni archeologici della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento.
Gli studi e gli scavi archeologici effettuati sul dosso di San Martino gettano nuova luce sull’antico popolamento del territorio anaune.
Le scoperte effettuate e le evidenze restituite sottolineano ancora una volta il ruolo di assoluto primo piano che la Val di Non riveste nel panorama archeologico dell’intero arco alpino.
 
Nell’ottica della valorizzazione del patrimonio culturale, in collaborazione con l'Amministrazione comunale, il sito sarà musealizzato, dotato di apparati informativi e reso visitabile nel corso della prossima estate.
Il paese di Vervò è noto agli archeologi soprattutto per il ritrovamento di 17 iscrizioni di epoca romana, di cui 16 sacre e 1 funeraria, avvenuto tra XVIII e XIX secolo.
Gli scavi condotti nel 1890-91 da Luigi de Campi, nonché i rinvenimenti effettuati da Francesco Gottardi negli anni ‘30 e ‘40 del Novecento, documentarono tracce di presenza umana sul dosso di San Martino dalla preistoria all’epoca altomedievale.
Le indagini avviate dalla Soprintendenza grazie ad uno stanziamento economico triennale assegnato nell’ambito del Patto territoriale della Predaia, hanno confermato la notevole importanza del sito, mettendo in luce resti murari riconducibili a distinte fasi cronologiche di frequentazione, dalla protostoria al Basso medioevo.
 
Allo stato attuale le testimonianze più significative sono inquadrabili nell’ambito della cultura retica o di Fritzens-Sanzeno della seconda età del Ferro (V sec. a.C.) e in epoca altomedievale.
In particolare è stato individuato un nucleo funerario altomedievale (VI-VII sec. d.C.), di cui ancora rimangono nove sepolture ad inumazione, alcune delle quali accompagnate da pregevoli oggetti d’ornamento facenti parte dei corredi personali.
Tali oggetti, sottoposti a restauro, si trovano esposti presso il Museo Retico di Sanzeno.
Di grande interesse anche un ampio edificio seminterrato risalente all'epoca tardo romana (probabile III-IV sec. d.C.) e rifrequentato, dopo l'abbandono, in epoca successiva (tardo-antica/altomedievale) con una riduzione degli ambienti interni e l'impostazione di focolari con presenza di frutti carbonizzati, che suggeriscono la pratica di particolari attività produttive.

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