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Fortezze alpine: cronologia, spazi, funzioni, reti, interpretazioni

Il soprintendente Franco Marzatico al convegno internazionale di Monaco di Baviera

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Nelle foto: Monte S.Martino Lomaso.
 
È dedicato agli insediamenti di altura e alle fortificazioni erette nelle Alpi tra il V e il X secolo il convegno «Alpine Festungen, 400–1000 d.C. Chronologie, Räume und Funktionen, Netzwerke, Interpretationen / Fortezze alpine, 400-1000 d.C. Cronologia, spazi e funzioni, reti, interpretazioni» in programma a Monaco di Baviera il 13 e 14 settembre presso la sede della Bayerische Akademie der Wissenschaften, l'Accademia bavarese delle scienze.
All’importante appuntamento internazionale, che trae origine dal progetto di ricerca intrapreso sul monte di San Martino nel Lomaso tra il 2005 e il 2015, prenderà parte anche Franco Marzatico, soprintendente per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento che aprirà i lavori assieme a Thomas Höllmann presidente dell’Accademia.
 
L’intervento di apertura è affidato ad un altro archeologo trentino, Enrico Cavada, che assieme al collega tedesco Marcus Zagermann presenterà il progetto di ricerca italo-tedesco dedicato all’indagine del sito trentino e svolto in collaborazione, anche finanziaria, con l’Accademia Bavarese e con il Comune di Comano Terme.
 
Tra il V e il VI secolo la comparsa nel territorio alpino di abitati fortificati su alture e luoghi in posizione elevata è un fatto ben documentato dall’archeologia.
A determinarlo sono state necessità d’ordine strategico-militare e di sicurezza della popolazione di fronte a condizioni di guerra e d’invasione con le Alpi chiamate ad assumere un ruolo di frontiera e di sbarramento nell’ultimo tentativo di proteggere l’Italia dalle incursioni che dilagano dall’Europa settentrionale e orientale.
 
L’incontro di Monaco mira a realizzare una tavola rotonda tra specialisti di diverse regioni alpine, dalla Val d’Aosta alla Slovenia, dalla Croazia balcanica alla Baviera.
Lo scopo è quello di collegare le esperienze di ricerca in corso su un tema chiave della transizione tra antichità e medioevo e indicare nuovi indirizzi per la sua conoscenza.
 

 
Tra le fortezze alpine più significative e di più recente scoperta, è il monte di San Martino.
Un luogo isolato del Lomaso sulla montagna che separa le Giudicarie dal lago di Garda, ad un’altitudine di quasi 1.000 metri, difeso lungo i fianchi da verticali pareti di roccia che si alzano prive di vegetazione dal fondovalle rendendolo dominante e inavvicinabile.
È uno dei maggiori esempi conservati di una fortezza tardoantica, fondata per ragioni strategiche negli anni in cui gli Unni di Attila stava devastando le valli a Nord delle Alpi e i Goti si stanziavano nei Balcani prima di passare in Italia sotto l’egida di Costantinopoli.
 
Ordinata dalle autorità di governo romane, costruita secondo precisi accorgimenti militari con ingenti risorse e investimenti, era dotata di sbarramenti, mura di cinta, porte controllate da torri, utili apprestamenti e edifici interni.
Straordinario il livello delle strutture abbandonate, estese su un’area di oltre 15.000 mq e frequentate per circa trecento anni da Romani, Goti, Longobardi e Franchi prima di essere completamente dimenticate dalla storia, venute meno le ragioni di un loro mantenimento.
 
Sul finire degli anni Novanta questo luogo è stato identificato e dal 2005 al 2015 è stato indagato con un piano di ricerca partecipata a cui hanno contribuito oltre 180 ricercatori tra studenti universitari, specializzandi e archeologi professionisti provenienti da 10 diversi Paesi europei (oltre ad Italia, Slovenia, Francia, Spagna, Germania, Austria, Slovacchia, Grecia, Svizzera e Polonia).
 
Notevole anche l’impegno per conservare sul posto quanto è stato riportato in luce, con interventi sui ruderi e di ripristino ambientali che rendono questo luogo oggi mèta frequentata e ammirata da molti.
A coordinare gli scavi è stato l’Ufficio beni archeologici della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento di concerto finanziario con il Comune di Comano Terme e la Commissione archeologica dell’Accademia delle Scienze della Baviera.

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