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Ricostruire il passato con l'archeologia

Venerdì 3 maggio a Trento la conferenza dell’archeologia sperimentale

I metodi attraverso i quali si cerca di ricostruire il passato sono molteplici e l’archeologia sperimentale è uno di questi.
Le sperimentazioni possono riguardare la replica di oggetti, di comportamenti, di processi e sistemi e ciò consente di ampliare la gamma di interpretazioni dei resti archeologici.
L’archeologia sperimentale è sempre più utilizzata, ad esempio, per creare musei all’aperto, nei quali si propongono villaggi ed esperienze di epoche diverse.
Studi e linee di ricerca utilizzate nell’ambito della archeologia sperimentale sono al centro, da questa mattina, di Eac11 (Experimental Archaeological Conference), undicesima edizione del convegno promosso dall’associazione europea Exarc per mettere in relazione professionisti che operano nel campo dell’archeologia sperimentale e dei musei archeologici.
Questa volta la conferenza è stata organizzata in collaborazione con Stefano Grimaldi, Annalisa Costa, Annaluisa Pedrotti, Diego Angelucci, Emanuele Vaccaro, Elisa Possenti e Fabio Cavulli del Centro di Alti Studi Umanistici – Laboratorio «Bagolini» di Archeologia preistorica, Archeometria e Fotografia del Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento.
I lavori, in lingua inglese e riservati alle persone iscritte (180 da 26 Paesi), hanno preso il via oggi a Palazzo Paolo Prodi con Javier Baena (Universidad Autónoma di Madrid, Spagna), esperto di manufatti in pietrapreistorici.
 
Domani, venerdì 3 maggio, la giornata si aprirà con Dale Croes (Washington State University di Pullman, USA) accompagnato da Ed Carrere, nativo Suquamish (Indianola, Washington, USA) realizzatore di cesti e canoe.
Nell’atrio di Palazzo Prodi, accanto a una trentina di poster scientifici, musei e associazioni di tutta Europa saranno presenti con materiale informativo e riproduzioni di manufatti archeologici.
A fine convegno, sabato 4 maggio, saranno proposte escursioni all’antica Tridentum; al Museo archeologico dell’Alto Adige e Archeoparc Val Senales; al Museo delle palafitte di Fiavé (Trentino) e al Bostel di Rotzo (Vicenza), primo sito archeologico in Europa nel quale fare un’esperienza immersiva virtuale aumentata.
Da anni il Laboratorio «Bagolini» di Archeologia preistorica, Archeometria e Fotografia del Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento promuove sia la divulgazione sia le attività di ricerca nell’ambito dell’archeologia sperimentale come lo studio di contesti abitativi neolitici, dell’arco preistorico, delle armi da getto preistoriche e dell’uso del fuoco.
All’Università di Trento viene anche proposto un laboratorio di archeologia sperimentale nel corso di laurea magistrale in Quaternario, preistoria e archeologia.

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