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Grant Lee Phillips ispirato dalla natura trentina

Nel concerto per I Suoni delle Dolomiti a Malga Canvere in Val di Fiemme il cantautore americano ha proposto diversi brani del suo ultimo lavoro «Widdershins»

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I capelli brizzolati tradiscono l'età di Grant Lee Phillips ma la bravura, l'energia e il carisma sono rimasti gli stessi che hanno fatto gridare al miracolo a inizi anni Novanta quando col nome di Grant Lee Buffalo si era imposto sulla scena internazionale come il volto nuovo della canzone americana.
E oggi non ha certo smentito quelle speranze o deluso i moltissimi presenti - oltre 1200 - con un concerto di un'ora e mezza sui verdi prati di Malga Canvere in Val di Fiemme per I Suoni delle Dolomiti.
All'orizzonte le cime svettanti delle Pale di San Martino, tutt'attorno prati, larici, pini e abeti, uno scenario decisamente insolito per il cantautore americano, ma non lontano dal suo immaginario.
«Se chiudo gli occhi vorrei essere in posti così», ha spiegato prima di aggiungere che molte sue canzoni sono state ispirate dalla natura.
 
E in mezzo al verde Phillips è sembrato decisamente ispirato pescando a memoria nella sua sterminata produzione brani che ha regalato a tutti, sostenuti dalla sua voce inconfondibile e da una chitarra che ha riempito di suono l'intero anfiteatro naturale sin dalla ballata d'apertura «Mona Lisa» che ha dettato con «Walk in Circles» i temi e i ritmi dell'intero concerto: introspezione, ritmi circolari, crescendo arrembanti che si spengono in accordi di grande malinconia e dolcezza.
Molti i brani dall'ultimo lavoro «Widdershins» che ha proposto: come «Unruly Mobs» o «The Wilderness» a cui si sono aggiunti veri e propri classici che hanno segnato i primi anni Novanta come «Mighty Joe Moon», salutato da un'autentica ovazione, o «Crooked Rain» e ancora «Honey don't think», «Happiness» e «Jupiter and Teardrops».
 
In questo continuo viaggio tra presente e passato nulla ha avuto il gusto del già sentito perché Phillips ha reinterpretato in modo originale anche le melodie più note da «Smoke and Sparks» a «Fuzzy» e anche nel lungo bis non si è risparmiato in un crescendo di entusiasmo per l'atmosfera del concerto.
Tra tanti applausi e richieste ecco anche i saluti finali con «Mobilize», «Lone Star Songs» e altre sonorità sospese per una musica difficile da definire così contaminata e aperta a cantautorato, rock e blues.

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