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Film Festival della Lessinia: ultime pellicole in concorso

8ª giornata di proiezioni al Teatro Vittoria di Bosco Chiesanuova e nella sala virtuale

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Con la visione delle ultime opere in concorso al Film Festival della Lessinia, cresce l’attesa di conoscere i vincitori della ventiseiesima edizione.
Il programma di venerdì 28 agosto, ottava giornata della rassegna cinematografica di Bosco Chiesanuova (Verona), è un viaggio che farà tappa tra la Grecia e le isole Azzorre, l’Africa e l’Italia.
Alle 18 per la sezione Concorso è prevista la visione di Questo non è un funerale, è una resurrezione (Italia, Lesotho, Sudafrica 2020): è il primo documentario di fiction di Lemohang Jeremiah Mosese, regista autodidatta e visual artist originario del Lesotho residente a Berlino; il film è stato stato selezionato e finanziato dalla Biennale College Cinema.
Nella penombra di un bar, un uomo inizia a raccontare di spiriti nella terra e di Nasaretha, villaggio tra le montagne del Lesotho. Lì, in solitudine, vive Mantoa; in una casa fatta di terra bruna attende il ritorno del figlio, partito per lavorare in una miniera di carbone.
 
Alla notizia della sua morte, decide di raggiungere gli antenati al cimitero di famiglia: la ricerca di una fine silenziosa si scontrerà col progetto di un politico locale deciso a sommergere la valle per costruire una diga.L’esordio alla fiction di Mosese costruisce la narrazione sul volto e sull’interpretazione dell’attrice Mary Kuksie Twala.
Evocata dal suono della tradizionale lesiba, la statura mitologica della lotta di Mantoa viene accostata a uno sguardo documentaristico con cui il regista figura le tradizioni e l’identità lesothiana, dipingendola di colori sgargianti.
Tavolozza che mescola turchese, porpora e ocra nella scenografia e nei costumi, testimonianza di una vitalità che arde e attraversa passato e presente prima di annegare, sommersa dalle acque.
Alle 21 nella sezione Montagne italiane sarà il regista Davide Maldi (presente al Festival) a raccontare il suo film, L’apprendistato (Italia 2019), presentato anche al Locarno Film Festival.
 
La storia su cui si è soffermato è quella del quattordicenne Luca le cui mani sono già segnate dalla vita di montagna fatta di natura, aria aperta, cura per le bestie, mungitura e passione per la caccia.
Quando la famiglia lo convince a iscriversi a una rinomata scuola alberghiera, nell’istituto le giornate trascorrono regolate da una ferrea disciplina.
Luca, timido e intelligente, anche se non troppo propenso allo studio, fatica a trovare la sua misura in un cosmo diametralmente opposto a quello della montagna.
Il regista, pedinando con empatia il suo straordinario giovane protagonista, ricerca nel reale un possibile romanzo di formazione moderno, mettendo a nudo le maglie di una società in cui gli antichi riti di passaggio non sono scomparsi, solo mutati.
 

 
FFDLgreen
Alle 16, nella sezione FFDLgreen, sul grande schermo del Teatro le immagini di Fossili (Grecia 2019) di Panos Arvanitakis, fotografo e filmmaker freelance originario di Salonicco; ha scritto e diretto corti e documentari fondando una sua casa di produzione, con cui realizza progetti cinematografici e fotografici sperimentali.
Al centro della sua attenzione l’Eordea: terra che, milioni di anni fa, ospitava una costellazione di laghi, incoronati da una fitta vegetazione.
Oggi la vita preistorica è mutata in carbone, estratto dalle imponenti scavatrici della Greek Public Power Corporation. Una vasta area trasformata in un grigio deserto, velato da una scura nebbia.

Il regista sospende la narrazione per ascoltare la voce di macchinari, centrali e miniere che non cessano mai di frantumare la roccia, disegnando nuove morfologie, aliene a quelle terrestri. A seguire Rising of the setting sun (Italia 2019) di Julie Hössle che accompagna gli spettatori sull’isola di Faial, nell’arcipelago delle Azzorre, sovente scossa dal tuono del vulcano, gigante che nei secoli ha disegnato le coste rocciose.
La vita in un luogo isolato, in mezzo all’Atlantico, testimonia il fragile equilibrio di un ecosistema imponente, dominato dal picco di Cabeço Gordo.
Per l’autrice l’isola portoghese è terra del ricordo, del ritorno all’infanzia e a una dimensione forse perduta, evocata dalle parole dei suoi abitanti.
I loro volti sono i pochi testimoni di una mutazione che pare inesorabile.
L’uomo è ancora in tempo per cambiare le cose?

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