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«Lettere al direttore – Paolo Farinati e Carlo Tessadri

Perché non proporre alla Russia di entrare nell’Unione Europea?»

Stiamo vivendo tragiche lunghe settimane di guerra a non molti chilometri da noi, giorni che non ci saremmo mai augurati e nemmeno avremmo mai pensato di vivere nel cuore della nostra Europa.
Per la ferma criminale volontà di un uomo, che per decenni ha ingannato il mondo intero e pure la sua gente. Una delle più grandi potenze militari sta invadendo un popolo fratello nella storia e nel presente, sta uccidendo bambini e adulti senza alcuna pietà, sta distruggendo le città e i villaggi costruiti sin qui con enormi sacrifici, sta cancellando con violenza e molta ipocrisia la libera scelta operata oltre 31 anni fa dal popolo ucraino per la propria indipendenza e la propria via democratica.
Siamo innanzi ad un crimine di guerra, ad un precedente molto pericoloso per la costruzione e il mantenimento della pace su questa nostra amata Terra. Se Vladimir Putin riuscirà nel suo terribile intento di annettere l’Ucraina alla Russia, creerà le condizioni affinché altre superpotenze possano invadere altri piccoli Stati oggi liberi e indipendenti.
 
Chi non ci dice che un domani non possa toccare all’Estonia, alla Lituania, alla Lettonia, alla Georgia, e nella più lontana Asia a Taiwan per opera della Cina?
Vladimir Putin ha coltivato da molti anni e sogna tuttora di realizzare un obiettivo anacronistico quanto irresponsabile: ricostruire la Grande Madre Russia zarista(!). Tornando indietro di ben oltre un secolo. Un secolo nel quale la Russia, o meglio l’URSS ci ha dato in più occasioni prova violenta di non voler mollare la sua area d’influenza: nel 1956 con l’invasione dell’Ungheria, nel 1968 con l’esercito sovietico a Praga, dal 1979 al 1989 con la guerra in Afghanistan, dal 1994 al 1996 e poi dal 2000 al 2009 in Cecenia, nel 2008 in Georgia. Solo per fare alcuni tragici esempi.
Dopo il progressivo disfacimento dell’Unione Sovietica e la caduta del Muro di Berlino nel 1989, si sono susseguiti eventi che sicuramente noi europei occidentali non abbiamo ancora capito del tutto.
 
La guerra provocata da Putin contro l’Ucraina è l’ulteriore anacronistico vigliacco capitolo di un libro che ci narra da troppo tempo di più guerre. È un atto fratricida. La storia ci narra che la Russia è nata sul territorio ucraino, molti grandi personaggi russi erano ucraini, sono moltissime le famiglie create nel tempo da padre russo e madre ucraina e viceversa. Ma la storia ci scrive molto di più, basta saperla leggere con attenzione e con i giusti sentimenti. La cultura europea ha attinto continuamente e profondamente da quella russa, dai grandi scrittori russi quali Pushkin, Tolstoj, Dostoevskij, Ceckov e molti altri. La religione cattolica e quella ortodossa sono unite da molti secoli nel cristianesimo. Proprio a Kiev mille anni fa nacque la Russia cristiana.
Questo per affermare che la grande Madre Russia è Europa. Quell’Europa che ha conosciuto certamente divisioni e conflitti, ma che dallo Stretto di Gibilterra fino quantomeno alla catena degli Urali ha dato vita nel tempo alla sua grande cultura, radicandola su un fertile terreno di valori, di fede e di credenze comuni.
 
Come ben ci ricorda Paolo Rumiz, la parola terra si scrive e si pronuncia zemlja da Trieste al lontanissimo Stretto di Bering, ovvero all’estremità orientale della Russia asiatica. Lo stesso Rumiz ci ha narrato con chiarezza e trasporto delle infinite steppe russe, dell’umanità e della forza delle donne che in migliaia di villaggi ancora oggi trovano vita, nutrimento e soddisfazione dalla terra.
Il prof. Guido Vettorazzo, recentemente scomparso, narrandoci della drammatica ritirata dal fiume Don degli alpini italiani nella seconda guerra mondiale, ci ha testimoniato quanti di quei giovani, italiani e pure tedeschi, si salvarono trovando conforto, una minestra, un giaciglio, una coperta, un paio di scarpe nelle povere case di quei villaggi abitati soprattutto da quelle donne indomite e coraggiose.
 
«Il rischio, in questi drammatici giorni, è quello di accorgersi troppo tardi che tutti, europei occidentali e russi, siamo figli della stessa madre e che la Russia era, è e sarà Europa a tutti gli effetti» – ha scritto pochi giorni fa ancora Paolo Rumiz. Il quale aggiunge: «Se avessimo dei leader capaci di intendere questa fratellanza e se l’Unione Europea avesse un soprassalto identitario all’altezza dei padri fondatori, capiremmo che è proprio questa l’ultima occasione per incontrare la parte migliore di uno smisurato Paese che ha sofferto come pochi e oggi rischia di ricadere nel gelo stalinista, infliggendo sofferenza ai fratelli slavi e al mondo intero. Che l’Europa sia consapevole delle sue origini, e si comporti come tale».
Noi aggiungiamo, in maniera fortemente visionaria ma forse risolutiva dell’attuale situazione, porgendo ufficialmente alla Russia l’invito ad entrata nell’Unione Europea(!).
Ne avremo certamente un’Europa culturalmente e economicamente più forte, un'Europa più propositiva e per questo più ascoltata e più rispettata.

Paolo Farinati e Carlo Tessadri

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