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Seppi: l’uomo che dipinge i ghiacciai, potenza della natura

Boccanera Gallery inaugura nei suoi ampi spazi industriali a Trento la prima mostra personale di Federico Seppi

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Federico Seppi, Ghiacciaio Due Forni, 2020, tavola di pioppo, inchiostro e foglia argento, 125 x 180 cm.

Federico Seppi, Icebreaker - A cura di Giovanna Nicoletti.
Dal 5 marzo al 15 maggio 2021.
Boccanera Gallery Trento - Via Alto Adige 176, Trento

La mostra intitolata Icebreaker, curata da Giovanna Nicoletti e progettata appositamente per le dimensioni dello spazio espositivo, usa come filo conduttore il tema del ghiacciaio. Il ghiacciaio è esso stesso metafora dell’esistenza e della sua metamorfosi.
È un elemento di stupore per la sua grandezza, la sua luce, il suo colore, ma nello stesso tempo mostra oggi la sua fragilità, vittima di una crisi climatica volta alla sua estinzione.
Il tema dell’ambiente e del clima è, infatti, uno degli obiettivi di sviluppo sostenibile dettati dall’Agenda 2030 definiti dall’ONU come strategia «per un futuro migliore e più sostenibile per tutti».
 
Il ghiacciaio rappresenta la potenza della natura, di quella natura capace di trasformare gli elementi, dalla roccia alla vegetazione.
È allo stesso tempo luogo di avventura e di scoperta conservando e custodendo dentro di sé la memoria degli eventi e degli esseri che lo hanno attraversato.
Nello spazio espositivo, i ghiacciai si rivelano nelle tavole di grandi dimensioni, realizzate per la mostra, raccontando di simulacri fisici di una natura pronta a mostrarsi per subito scomparire assorbita dalla luce davanti ai nostri occhi.
 
Sono tavole sulle quali la foglia d’argento, una volta graffiata, incisa e levata dall’artista, mostra strato dopo strato la spigolosità della roccia sottostante.
Le immagini dei ghiacciai Stelvio, Due Forni, Marmolada e Adamello occupano le pareti come muri astratti, alludendo ad effetti atmosferici estranianti.
Le sculture dedicate al movimento del ghiaccio spezzato, alla goccia che cade, portano con sè la pelle degli elementi della montagna.
Il legno nelle sue fibre traccia la mappa della terra, una trama sottile che sembra erodere la superficie dando origine ad un movimento di onde concentriche (Minimi segni), un movimento continuo capace di trasformare la materia da solida a liquida e viceversa (Frozen river).
 
Sulle carte, raccolte nel prezioso libro d’artista Hertz, Federico Seppi descrive la trasformazione degli elementi attraverso il movimento per vibrazione delle polveri quasi a registrare allo stesso tempo il respiro dell’universo e il momento del suo apparire.
Le opere sono circa una ventina.
La mostra è corredata da un catalogo con testi di Chiara Casarin e Giovanna Nicoletti in italiano e inglese.
 

Federico Seppi, Anchor Ice, 2020, abete rosso della Val di Fiemme e foglia argento, 128,5 x 178,5 cm.
 
 Federico Seppi nasce a Trento nel 1990  
Nel 2014 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Venezia al corso di Pittura. Si diploma a pieni voti con lode in Scultura con Mario Airò discutendo una tesi dal titolo Materia viva, approfondendo la poetica dei materiali nella rappresentazione del binomio Arte ed Ecologia.
Tra il 2015 e il 2016 segue a Cardiff, alla Metropolitan University, il corso Sculpture and Installation.
Nel 2015 partecipa alla mostra collettiva Natura, Arte e Ecologia al MART Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, Galleria Civica.
Nel 2019 partecipa alla mostra collettiva Materia Prima a Palazzo Aliprandini a Livo (Val di Non). Lo stesso anno il progetto ‘E(U)nglish Lawn’ è selezionato per la residenza London is Open e presentato presso la Estorick collection of Modern Art di Londra.
Federico Seppi con le sue opere ridefinisce l’universo naturale attraverso una costante riappropriazione fisica degli elementi originari: attribuendo a ciascun elemento una valenza simbolica ed un significato spirituale.
I suoi lavori nascono dal dialogo tra spiritualità e scienza, dalle relazioni tra oriente e occidente, dalla trasformazione tra natura e artificio.

Federico Seppi, Flowing, 2020, legno di recupero e argentatura a guazzo, 180,5 x 40 cm.

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