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Arte Sella: incontro con Ian Ritchie e Lectio Magistralis

Protagonista l’architetto inglese Ian Ritchie, una delle personalità più acute e influenti del panorama architettonico internazionale

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Il progetto Arte Sella Architettura si arricchisce nel 2019 di un’altra importante tappa, dopo la presentazione avvenuta in primavera dell’opera di Eduardo Souto de Moura.
Protagonista, con un lavoro dedicato alla leggerezza ed alla rinascita, l’architetto inglese Ian Ritchie, una delle personalità più acute e influenti del panorama architettonico internazionale.
Da sempre interessato alla relazione tra innovazione tecnologica e spazi abitativi, fondò RFR con Peter Rice e Martin Francis.
In quel periodo giovanile - nel corso del quale venne inventato il vetro appeso in singoli punti anziché incorniciato - la sperimentazione in Architettura riguardò soprattutto acciaio, vetro e materiali innovativi.
Seguì poi il periodo dei low processing materials (acciaio corten, zinco titanio, ecc) con la realizzazione di veri e propri edifici-scultura diventati iconici, tra i quali Terrasson in Francia, la Crystal Palace Concert Platform o il Royal Shakespeare Courtyard Theatre a Stratford-upon-Avon.
 
Recentissimo è invece il suo amore per il legno, materiale vivo e di natura biologica rispetto a quelli high tech e di natura minerale usati sino a prima, sfociato nella realizzazione della Royal Academy Concert Hall di Londra, tempio della musica e della cultura.
Da qui l’incontro con Arte Sella e la sua magia di natura e filosofia che si è concretizzato nell’opera Levitas - la terza montagna, come immaginato anche con Emanuele Montibeller, direttore artistico di Arte Sella.
Ian Ritchie ha visitato Arte Sella prima della tempesta Vaia ed è voluto tornare a Villa Strobele, il cui giardino ospita dal 2017 opere di architetti di fama internazionale, quali Kengo Kuma e Michele de Lucchi, anche dopo l’evento naturale che ha mutato la geografia dei luoghi.
L’opera, donata da Ritchie ad Arte Sella, è una sorta di slancio geometrico che da terra si libera verso il cielo, come un’onda, un soffio di vento, una nuova montagna.
Alta più di sette metri, è una struttura a «doppia sella» definita da due archi a tre cerniere su cui si imposta una complessa superficie rigata costituita da strisce di quercia rossa italiana.
 
La definizione della geometria, la prototipazione e il calcolo sono stati possibili grazie anche alla collaborazione con il Politecnico di Milano.
Levitas - La terza montagna è un vero prototipo mai visto prima, la cui complessità è evidente in termini geometrici e costruttivi.
Il suo senso di leggerezza è però legato alla sua forza e geometria che indicano come l’uomo possa ingegnarsi per ricomporre la natura e reagire, rialzarsi e celebrare la natura e la sua materia anche dopo una calamità naturale come quella transitata negli splendidi boschi della valle.
In tutto ciò Levitas - La terza montagna è un sim¬¬bolo di resilienza, una sorta di «grande rete» che ci vede tutti partecipi, uniti per celebrare insieme Arte e Natura.

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